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India, un 2021 di presidenza BRICS guardando al futuro della cooperazione

Dopo aver tenuto il XIII summit dei membri del BRICS, l’India si avvia alla fine del suo turno di presidenza, che passerà alla Cina il prossimo anno. Il suo mandato ha coinciso con l’anniversario dei 15 anni di vita del gruppo, iniziati nel 2006 col primo incontro dei rispettivi ministri degli Esteri a New York a latere dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Durante la presidenza indiana, l’evento più significativo è stato appunto il 9 settembre scorso con il vertice dei cinque Paesi – svoltosi in formato virtuale – al termine del quale è stata adottata la “Dichiarazione di Nuova Delhi” contenente le conclusioni comuni che sono state raggiunte e gli obiettivi fissati per il futuro della cooperazione. E proprio dalla capitale il primo ministro indiano Narendra Modi, in carica dal 2014, ha “ospitato” i leader di Brasile, Russia, Cina e Sudafrica in un incontro telematico sul tema proposto dall’India: si è così parlato dei tre lustri di Cooperazione intra-BRICS per la continuità, il consolidamento e il consenso. L’intenzione dell’India è stata proprio quella di cercare di rafforzare i principi basilari della collaborazione fra i Paesi BRICS che si fondano su tre pilastri. Relativamente al primo pilastro, quello politico e di sicurezza, l’India ha appoggiato la lotta al terrorismo e la riforma del sistema multilaterale, mentre nel secondo (economico e finanziario), ha sostenuto l’implementazione della strategia economica di partenariato nel quinquennio 2020-2025 e ha dato particolare attenzione ai temi dell’agricoltura, della resilienza ai disastri, dell’innovazione e della medicina digitale e tradizionale, e infine nel terzo (cultura e rapporti fra le persone) ha sviluppato fra l’altro i contatti e gli scambi fra i rispettivi parlamentari e i giovani scienzati. Nel suo discorsi ai colleghi, Modi ha sottolineato come il BRICS abbia ottenuto finora molti successi, diventando una “voce influente per le economie emergenti del mondo” e prendendo per la prima volta una posizione collettiva nei confronti del rafforzamento e della riforma dei sistemi multilaterali; tuttavia il premier indiano ha espresso la necessità che il gruppo diventi più produttivo nei prossimi 15 anni. Fortunatamente per il suo Paese, il Bollettino economico dei BRICS (emesso dalla Reserve Bank of India) ha pronosticato un recupero post-pandemico migliore per Nuova Delhi rispetto agli altri Stati del gruppo. L’unica a non aver sofferto una contrazione pesante era stata la Cina, ma l’India ha comunque mostrato una politica fiscale che sembra poterle permettere una ripresa più alta rispetto ad esempio alle più colpite Sudafrica e Russia.

E proprio dai migliorati rapporti con quest’ultima è stato caratterizzato l’anno di presidenza indiano, con la visita ufficiale del presidente russo Vladimir Putin il 6 dicembre in occasione del 21esimo summit annuale dei due Paesi. Il viaggio è durato un giorno solo, ma è stato significativo, perché sembra poter riavvicinare a livello politico Mosca e Nuova Delhi, i cui rapporti al vertice si erano raffreddati a causa del consolidamento dell’asse russo-cinese specialmente in chiave anti-occidentale. Il summit annuale del 2020 era stato cancellato a causa del COVID, ma la pandemia era sembrata una scusa perché molti altri incontri si erano comunque tenuti anche se in formato on-line. Pur essendoci tradizionalmente degli ottimi rapporti a livello formale e una forte cooperazione economica in ambito militare, i rapporti fra India e Russia presentano delle contraddizioni, la più eclatante delle quali è la minaccia che Pechino costituisce per Nuova Delhi e che ha spinto quest’ultima a sviluppare un partenariato strategico più forte con Washington e altri Stati di aderenze atlantiche come Australia e Giappone, i quali condividono la medesima percezione negativa della potenza cinese. Il vertice è stato sostanzialmente un successo, perchè India e Russia hanno siglato ben 28 MoUs (memorandum d’intesa) che coprono diverse aree di cooperazione, tra cui la sicurezza energetica e la difesa. La Russia si conferma così per l’India il principale fornitore di materiale bellico. 

Il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar ha descritto “l’innegabile realtà della resilienza eccezionale” dei legami fra India e Russia, ma ha anche sottolineato il pericolo di “dare per scontata” la solidità di una relazione così duratura, che va comunque coltivata al fine di confermare la volontà politica delle parti di portare il “partenariato strategico speciale e privilegiato” fra i due Paesi a livelli ancora maggiori. Oggi le aree geografiche in cui esso si può esplicare sono l’Oceano Indiano, l’Artico e l’Estremo oriente russo, perché in nessuna di queste esiste una minaccia strategica di una o dell’altra parte, bensì sussistono alternative e opportunità. Nelle acque intorno alla penisola indiana la Federazione Russa è l’unica potenza ad avere una presenza permanente, e pur non essendo considerata come un attore operativo nella zona le è stato recentemente concesso lo status di “partner di dialogo” nella IORA (Associazione rivierasca dell’Oceano Indiano per la cooperazione regionale), poiché effettua operazioni anti-pirateria al largo della Somalia e rappresenta un socio importante per Mozambico e Madagascar, due Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano. Ciò che quest’ultimo rappresenta per l’India, lo è la regione artica per la Russia, che ne detiene almeno la metà delle sostanze in termini di linea costiera, popolazione e risorse minerarie. E anche l’India ha sul tetto del mondo degli interessi scientifici, commerciali ed energetici: ha infatti inviato in Russia due volte negli ultimi tre anni il suo Ministro del Petrolio e del Gas naturale per accompagnare gli investimenti nel settore e l’inizio dell’importazione del gas naturale liquefatto. Infine, per quanto riguarda le regioni più orientali della Russia che si affacciano sull’Oceano Pacifico, l’India ha annunciato investimenti sia in qualità di finanziamenti a determinati progetti sia come partnership tra compagnie indiane e russe (ad esempio per la costruzione di navi commerciali); inoltre è stata annunciata la proposta di nuovo corridoio marittimo fra i due Paesi che unisca Chennai con Vladivostok.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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