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Il referendum sulla Costituzione in Tunisia fa emergere pericolose ingerenze straniere, bene l’Italia

Il referendum sulla nuova Costituzione tunisina dello scorso 25 luglio continua a suscitare scalpore dentro e fuori il Paese nordafricano. L’Alta Autorità Indipendente per le Elezioni (ISIE) ha aumentato nei giorni scorsi l’affluenza inizialmente annunciata dal 27,4% attestandola al 30,5%, dando così più peso a quel 94,6% che ha approvato il progetto presidenziale. Su un elettorato di 9 milioni di elettori, solo il 30,5% è andato alle urne. Il 94,6% degli elettori ha votato a favore e il 5,4% contrario, ovvero 2.607.484 favorevoli e 148.723 contrari al progetto presidenzialista di Saïed. Ma non è tutto. I risultati preliminari ufficiali sono oggetto di dubbi a causa di numerose anomalie come riporta “Jeune Afrique”. La testata francofona riferisce che per alcune circoscrizioni il numero degli elettori è stato superiore agli iscritti. “Non c’è corrispondenza per 25 seggi elettorali su 33”, riassume l’Ong anticorruzione ‘I Watch’. Ma un appello al processo referendario è ormai considerato impossibile. Una situazione che rischia di danneggiare ulteriormente l’immagine della Tunisia a livello internazionale con un’intera stampa schierata contro il presidente Kais Saïed. Nessun Paese arabo ha presentato le sue congratulazioni al presidente tunisino, ma soprattutto, 48 ore dopo le elezioni, il portavoce della Casa Bianca, Ned Price, come l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, nonché il Regno Unito, hanno affermato il proprio sostegno al popolo tunisino, esortando le autorità locali ad adottare un approccio inclusivo per preservare le conquiste democratiche della giovane Repubblica. Questa posizione è stata ripresa il 27 luglio davanti al Senato americano da Joey R. Hood, il nuovo ambasciatore americano in Tunisia, il quale ha osservato che “le azioni del presidente Kaïs Saïed sollevano interrogativi” e ha precisato che “le relazioni bilaterali tra America e Tunisia sono più forti quando c’è un impegno condiviso per la democrazia, i valori, i diritti umani e le libertà fondamentali”

Proviamo dunque a comprendere le ragioni di questo astensionismo. Quasi 7 milioni di elettori hanno boicottato le urne. In molti motivano l’alto tasso di astensionismo con l’assenza di adesione della maggioranza dei tunisini a un controverso progetto costituzionale, in particolare in assenza di garanzie sul mantenimento del carattere civile dello Stato. Tra i 18 e i 25 anni, l’astensione ha raggiunto quasi il 60%. “Se avessero semplicemente votato ‘no’, non avrebbero avuto alcun impatto”, ha affermato un membro dell’Associazione tunisina per l’integrità e la democrazia elettorale (Atide) che ha notato varie irregolarità durante lo scrutinio, oltre al mancato rispetto del silenzio elettorale e casi di influenza. Hassen Zargouni, capo dell’ufficio sondaggi e mediametria, Sigma Conseil, ha motivato l’astensione con il boicottaggio ma anche con ragioni economiche, l’impedimento di alcuni elettori, e la piena stagione estiva. Molti osservatori ritengono invece che il dato sull’astensione indichi la piena fiducia della popolazione nel presidente. Non sono andati alle urne perché certi che la nuova Costituzione consentirà di riportare il proprio Paese sul solco della legittimità e credibilità internazionale. “I tunisini non hanno votato a favore, ne hanno votato contro. Si sono semplicemente fidati del loro presidente”. Afferma ai nostri microfoni un attivista nella capitale. Un dato, invece, vede invece tutti d’accordo: la Presidenza non farà un passo indietro ed ha già dimostrato di non curarsi troppo dell’astensione, descrivendo i risultati del referendum come un enorme successo. Kaïs Saïed dunque potrà così realizzare la sua road map non appena i risultati finali saranno pubblicati il ​​28 agosto 2022 in Gazzetta ufficiale. Nonostante il trionfalismo dei suoi sostenitori e la breve passeggiata di mezzanotte nella centralissima Avenue Bourguiba, il presidente, con il volto segnato dalla tensione della giornata, sa di aver a malapena ha raggiunto i 2,7 milioni di voti che gli hanno affidato la guida del Paese nel 2019. 

Ma quello che emerge con ancora più prepotenza è una palese interferenza straniera negli affari interni della Tunisia. La Lega tunisina per i diritti umani (LTDH) ha invitato il Presidente della Repubblica a rifiutare le credenziali dell’ambasciatore americano designato, Joey Hood, a seguito delle sue dichiarazioni “pregiudicanti la sovranità nazionale e contrarie all’uso diplomatico”.  Parlando al Senato americano, il diplomatico ha affermato la sua intenzione di mettere il Paese sulla strada della stabilità, invitando l’amministrazione statunitense a utilizzare “tutti i mezzi di pressione per ripristinare il processo democratico della Tunisia”. Joey Hood ha espresso la sua determinazione a garantire che le prossime elezioni legislative siano trasparenti e inclusive. Ha chiesto la cooperazione con l’esercito tunisino per rafforzare i diritti umani nel paese. Un discorso ritenuto contrario alle pratiche diplomatiche e alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 che tende a dividere i tunisini, denuncia l’associazione tunisina.

Il successo della diplomazia italiana

La diplomazia italiana ha adottato l’approccio giusto in Tunisia, tenendosi equidistante da tutte le parti coinvolte nel conflitto politico dopo la vicinanza alla Fratellanza Musulmana degli anni passati. L’Ambasciatore d’Italia in Tunisia, Lorenzo Fanara, si è distinto per un’attività sostenuta ed efficace, cercando in ogni occasione che si presenta, di perfezionare e promuovere il partenariato tra i due Paesi vicini. Per fare ciò si è affidato al tessuto molto efficiente delle associazioni per la cooperazione internazionale oltre che agli italiani residenti in Tunisia da decenni. Il nostro ambasciatore si è imposto come uno dei migliori ambasciatori di stanza a Tunisi. Onnipresente sui media, nei cantieri dei progetti che ha contribuito a lanciare, ai ricevimenti ed inaugurazioni, senza dimenticare i grandi progetti, in aggiunta allo scambio di aiuti tra i nostri Paesi durante la pandemia Covid-19. L’evoluzione del livello di cooperazione tra Italia e Tunisia dunque non è stata frutto del caso, né della provvidenza. È il risultato inevitabile di una diplomazia aggressiva e lungimirante, con ambasciatori di entrambi i paesi che si spostano, cercano, propongono e riescono. La collaborazione tra istituzioni diverse, compresa quella con l’ICE e l’Istituto Italiano di Cultura, ha permesso all’Italia di affermarsi come primo partner commerciale della Tunisia nel primo semestre del 2022.

https://twitter.com/ITATunisia/status/1553048121587994628

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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