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I rapporti interni ed esterni della Russia: un gigante alla ricerca di una propria identità storica

A poche settimane dai colloqui Occidente – Russia varie analisi cercano di decretare chi possa dirsi “vincitore” dei confronti. Tuttavia, le relazioni tra grandi potenze (presenti, passate e presunte tali) non si misurano soltanto attraverso la lente dei dialoghi di palazzo. Approfondire gli aspetti culturali di un popolo è fondamentale per cogliere al meglio le dipendenze e gli ostacoli che concorrono nella definizione dei rapporti tra nazioni. A tal proposito, il gigante russo presenta diverse componenti storiche e letterarie da non sottovalutare. “Il rapporto della Russia con il mondo esterno è complesso e dipende dalla sua realtà in quanto attore internazionale e dalle sue ambizioni. È il risultato di dinamiche interne ed esterne, di politiche elaborate dallo Stato e di azioni intraprese da attori non statali. Ma la Russia non ha definito in modo stabile la propria identità. Non c’è stato un vero congedo dal passato, ottenuto con una rielaborazione della memoria collettiva e una riflessione sulla società”. Nadia Caprioglio, Professoressa associata di Slavistica all’Università degli Studi di Torino e Visiting Professor presso il Dipartimento di Studi Umanistici del “Politecnico Statale Pietro il Grande” di San Pietroburgo, grazie alla sua esperienza e al suo contatto con il mondo russo delinea un quadro chiaro e preciso pur nella grande complessità. 

Infografica – La biografia dell’intervistata Nadia Caprioglio

“È interessante osservare la relazione che c’è tra cambiamento politico e trasformazioni non meno profonde della sfera culturale. Basti pensare che la perestrojka era cominciata proprio come una rivoluzione culturale: quando, nel 1985, Gorbačëv fu eletto Segretario generale, il Partito e il sistema sovietico sembravano intangibili; sette anni dopo l’Unione Sovietica, uno dei più grandi attori geopolitici, si era disintegrata in tempi di relativa pace nel mondo”.

– Nel dialogo “Viaggio nella storia dell’URSS” Lei parla di trasformazioni importanti della Russia dopo il 1991. Qual è stato il cambiamento più forte e determinante?

“Il cambiamento culturale più forte che, a mio parere, si verifica con il crollo dell’URSS riguarda la mancata influenza interna da parte dello Stato per un decennio circa (forse per mancanza di tempo, non sappiamo). Sono state permesse libertà senza precedenti in campo culturale e di pensiero. Grazie a questi processi sono nate discussioni contraddittorie, soprattutto dalle posizioni liberali e nazionaliste. Entrambe critiche al regime sovietico ma secondo prospettive differenti: i primi fanno riferimento al passato sovietico come un’epoca arcaica e violenta, un freno all’ingresso della cultura russa nella storia della civilizzazione occidentale (tema che troviamo in più momenti storici, dall’800 e ancora oggi); la seconda puntava il dito contro metodi di organizzazione troppo aggressivi e cambiamenti troppo radicali come l’apertura all’occidente, con la paura di una colonizzazione culturale e politica ai danni della Russia”.

E la letteratura gioca un ruolo fondamentale nella comprensione dei diversi processi interni: “Nei romanzi post-sovietici nella tradizione letteraria si inserisce il concetto molto importante di “trauma storico” attraverso due filoni: il trauma della storia russa e sovietica e il trauma che deriva dal venir meno di un ordine sociale e simbolico che l’URSS aveva creato. Spesso si tratta di affreschi centrati su un evento catastrofico o sulle sue conseguenze (tra il 2004 e il 2006 viene pubblicata una serie di testi apocalittici, come quelli di Ol’ga Slavnikova, o di Julija Latynina), ma non si riesamina l’eredità culturale per procedere oltre. Piuttosto, si continua a cancellare e riscrivere, e non si tratta di una vera e propria novità. Vladimir Paperny spiega l’evoluzione della storia russa con un movimento simile a un pendolo, che oscilla ritmicamente dalla “Cultura 1”, cosmopolita, sperimentale e centrifuga, alla “Cultura 2”, imperiale, monumentale, nazionalistica e centralizzante. Dopo la “Cultura 1”, seguita alla caduta dell’Unione Sovietica, sembra ritornare la “Cultura 2” a segnare l’inizio di un nuovo periodo di “gelo”, anche nella letteratura.

Questo congelamento si sta verificando anche nei rapporti con l’UE e con il resto del mondo?

Il rapporto della Russia con il resto del mondo è molto legato al modo in cui è vista all’esterno, oltre che alla sua geografia, alla sua storia, segnata dalla violenza e dal potere, al suo rapporto con Europa e Eurasia. Il rapporto Russia – esterno non si può comprendere se non si tiene conto di queste specificità. Attualmente possiamo dire vi siano dei tratti che caratterizzano l’epoca putiniana: centralizzazione del potere, economia basata sulle risorse energetiche e isolazionismo. 

Il protagonista di “Memorie di un pazzo” di Gogol’, Popriščin, impazzisce sulla politica estera. E oggi abbiamo situazioni che portano a instabilità: l’annessione della Crimea, l’intervento nel Donbass, le iniziative in Medio Oriente (in particolare in Siria), l’affare Skripal, la vicenda Naval’nyj, le accuse di manipolazione delle informazioni, le ingerenze o i tentativi di ingerenza nei processi elettorali di molti paesi. Tutto questo ha reso la Russia un paese considerato inaffidabile, pericoloso per la sicurezza. 

Per quanto riguarda l’Europa, Dostoevskij la considerava un’idra a tre teste: germanica (testa del potere militare), francese (testa napoleonica, cesarista), papista (testa gerarchica, pauperistica). Russia post-sovietica ed Europa non sono mai state così lontane. Una situazione che comporta, da un lato, un allontanamento minaccioso dall’Occidente (si pensi alle “linee rosse” che, se superate, porterebbero una potente reazione asimmetrica, del discorso sullo stato della Nazione di aprile di Putin) e, dall’altro, allineamenti con la Cina in funzione anti-occidentale. Oggi si parla più di “Russia-Eurasia”, sebbene nel rapporto sino – russo bisognerebbe capire chi ha più forza (e, forse, una risposta è data dalle differenze economiche, in quanto la Cina ha 10 volte il PIL della controparte). Russia e Occidentali sono oggi caduti in una spirale d’incomprensione e di diffidenza. Tuttavia, nonostante la Russia somigli sempre di più all’URSS, non penso che calerà un’altra cortina di ferro: saprà fare tesoro dell’esperienza sovietica”.

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Nato a Torino il 13 Settembre 1991. Dopo la Laurea in Giurisprudenza all'Università di Torino, consegue il Master in Cooperazione e Diritto Internazionale alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Consulente di progetto e studioso di tematiche europee, collabora con team d'innovazione sociale ed è il fondatore di un'associazione giovanile torinese che prova a immaginare il futuro della città.

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