Helsinki ha problemi finanziari da risolvere, ma per il ministro la UE ha fallito nel supporto all’Ucraina
Dopo settimane di intense negoziazioni al Consiglio Europeo si è giunti alla conclusione di sostenere l’Ucraina ricorrendo a prestiti dei mercati di capitali. La Finlandia non è rimasta soddisfatta di tale esito, ma ha già le sue grane finanziarie da risolvere.
Niente beni russi per Kiev
Come affermato dalla stessa von der Leyen, l’accordo sul finanziamento dello Stato ucraino per il prossimo biennio è arrivato solo dopo aver escluso l’ipotesi dell’utilizzo dei beni russi congelati. Essi ammontano oggi a circa 210 miliardi di euro e la cui gran parte di essi viene custodita dall’istituto Euroclear in Belgio. Proprio quest’ultimo non ha rinunciato a pretendere coperture solidissime in caso di ritorsioni di Mosca, nonostante le rassicurazioni verbali dei vertici della Commissione e le insistenze di alcuni governi europei. A Kiev la UE darà quindi 90 miliardi provenienti dal debito comune e garantiti coi bilanci dei Paesi membri.
Il grosso fallimento secondo la Purra
Per il ministro delle Finanze finlandese Riikka Purra questa soluzione “rappresenta indubbiamente un grosso fallimento”. È rimasta estremamente seccata dal fatto che i membri della UE non siano stati capaci di raggiungere il consenso sull’uso dei patrimoni russi. Sono profondamente delusa, specialmente dagli ostacoli posti dal Belgio sulla questione, ha aggiunto, precisando che la priorità maggiore di Helsinki era di assicurarsi che i beni russi venissero impiegati per soddisfare le esigenze di Kiev. Oggi la quota della Finlandia in questa poderosa tornata di assistenza economica all’Ucraina si aggira sugli 1,5 – 1,6 miliardi di euro.
Il bilancio di Helsinki
Anche senza impegolarsi con la confisca dei beni russi o con gli ennesimi miliardi da elargire a Zelensky, la Finlandia ha già i suoi problemi finanziari da sistemare. La stessa Purra qualche giorno fa ha dichiarato che potrebbe essere necessario aggiustare ancora il bilancio statale prima della fine del mandato dell’attuale governo nel 2027. Il ritocco dovrebbe aggirarsi sugli 1,4 miliardi di euro, da ricavare diminuendo la spesa pubblica e aumentando le tasse. Ma non dobbiamo impattare sul potere di spesa dei cittadini né sulla crescita economica del Paese, assicura il ministro. La sua proposta è di fare tagli all’Agenzia nazionale dell’Istruzione, bloccare l’accoglienza di nuovi rifugiati, negare i rimborsi ai comuni e ai servizi per l’integrazione dei migranti.
Indicazioni dalla Commissione
I tre governi precedenti si erano rifiutati di abbattere la scure contro queste ed altre voci di spesa: ecco che il problema non si può più ignorare, dice la Purra, che dà la colpa anche ai problemi legati alle esportazioni verso la Germania, ai dazi USA e alla guerra in Ucraina. Anche la Commissione Europea asserisce che Helsinki deve ridurre il disavanzo di bilancio portandolo sotto il 3% entro il 2028. Bruxelles ha dato indicazioni su come deve fare rimanendo entro i parametri UE. Ma la Banca di Finlandia ha espresso previsioni peggiori, stimando per il prossimo anno una crescita economica di appena lo 0,8%.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.

