Le garanzie di second’ordine degli alleati euroamericani: pochi disposti a rischiare la NATO per Kiev
I colloqui di Berlino della settimana scorsa si sono conclusi con le consuete dichiarazioni trionfali e ottimistiche. Vi è stata pure l’altrettanto consueta assenza di impegni concreti da parte degli alleati euroamericani. Stavolta Kiev si attendeva qualcosa di più proprio dagli europei, ma ha atteso invano. Certo, la pace ora sembra più vicina e con essa la ricostruzione del Paese, ma la distanza fra le richieste delle controparti è ancora troppo larga.
Garanzie vaghe e aleatorie
Si è discusso in particolare delle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina una volta terminate le ostilità. Per i rappresentanti americani, l’inviato di Washington per Russia e Medio Oriente Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner, le garanzie uscite da questo giro di negoziati sarebbero di livello “platino”. Purtroppo hanno fornito pochi dettagli in merito. L’unica cosa che appare certa al momento è che daranno a Kiev garanzie di second’ordine, vaghe e non vincolanti, del tutto dipendenti dall’esito finale del conflitto e da altri elementi ancora aleatori, come l’ipotetico dispiegamento dei soldati europei sul campo. Sì, l’Ucraina potrà mantenere un esercito di 800mila uomini – se sarà economicamente in grado di mantenerlo – e per restare forte e indipendente la darà una mano l’ormai celebre Coalizione dei Volenterosi. E magari un pochino anche gli USA, sebbene i funzionari statunitensi abbiano categoricamente escluso l’impiego sul terreno dei propri uomini.
Un simulacro di articolo 5
Così, l’Ucraina non entrerà nella NATO, ma riceverà da USA ed Europa garanzie di sicurezza che somiglieranno al famoso articolo 5 del Patto Atlantico. Vi mancherà però l’elemento fondamentale: se un Paese viene attaccato, è come se tutti gli altri Paesi membri fossero attaccati. Nel caso dell’Ucraina dicono che se fosse aggredita un’altra volta dalla Russia, l’Occidente potrebbe rispondere con azioni di forza oppure con assistenza di intelligence, con pressioni economiche o con la diplomazia. Insomma, niente a che vedere con lo status di cui gode un Paese che sia a pieno titolo parte dell’Alleanza. Inoltre, la promessa di garanzie simili all’articolo 5 si rivela ancor più debole considerando che gli USA si stanno disimpegnando dalla NATO stessa.
Dilemma insolubile
Per Kiev resta il dilemma: cedere territori per ottenere al più presto una tregua, senza sapere se avrà sufficienti garanzie di sicurezza, oppure continuare la battaglia e perdere altri uomini pur di arrivare a ottenere garanzie forti, ma così forti che Mosca certamente non accetterà. Nonostante tali insolubili contraddizioni, i colloqui di Berlino per qualcuno sono stati un progresso. Zelensky ha potuto tirare un sospiro di sollievo nel constatare l’appoggio europeo in questa fase tesissima di politica interna, fra scandali di corruzione e carenza di soldati e morale. E con Trump che da settimane accusava il suo governo di sabotare le trattative e gli alleati europei di essere in disfacimento.
Fine delle aspirazioni NATO
Recentemente Zelensky aveva accennato alla possibilità di rinunciare all’adesione all’Alleanza Atlantica pur di ottenere delle garanzie di sicurezza. Dopo il vertice di Berlino ha detto che sono stati gli USA e alcuni governi europei a mettere fine alle aspirazioni ucraine di diventare il 33esimo membro della NATO. Ora il massimo che può ottenere consiste in condizioni personalizzate vergate in trattati bilaterali o multilaterali coi Paesi del blocco occidentale. Zelensky insiste sul fatto che tali garanzie siano vincolanti sul piano legale, soprattutto nei confronti di Washington. D’altronde, dice, l’Ucraina le sue concessioni le ha già fatte. La teorica rinuncia all’obiettivo dell’adesione euroatlantica rappresenta di per sé un compromesso, perché Kiev aveva chiaramente espresso a tutto il mondo e da diversi anni il suo ardente desiderio di far parte dell’Alleanza.
E se lo dice la Costituzione…
Lo aveva persino scritto nella Costituzione il 7 febbraio 2019, quando la Verkhovna Rada approvò la modifica che segnava il corso del Paese verso l’integrazione nella UE e nella NATO. Tale decisione epocale non fu sottoposta a referendum o a un qualche genere di consultazione popolare, ma fu presa con un voto parlamentare. Eppure oggi Zelensky lancia anatemi contro amici e nemici che vorrebbero imporre al Paese l’abbandono dell’ambizione atlantica senza che il popolo ucraino possa dire la sua. Ma non dovrebbe fare il finto stupito: lui stesso ha dichiarato qualche giorno fa di aver chiesto a suo tempo a Biden se l’Ucraina sarebbe mai entrata nella NATO. Sleepy Joe gli disse chiaramente di no. Quando tornava regolarmente a ripetergli la medesima fatidica domanda, racconta Zelensky, il presidente americano ribadiva il suo no. Tutto ciò accadeva ancora prima del 24 febbraio 2022.
E dopo quella data, gli alleati europei hanno progressivamente sfumato la promessa di accettazione fino a trasformarla in un “percorso irreversibile” che sembra infinito e in un generico “futuro nella NATO” che non arriva mai. Conclude Zelensky la sua analisi degli alleati poco propensi ad accettarlo : Non comprendo quando mi dicono che in linea di principio non sono contrari, ma che non saremo mai nella NATO. Ciò significa che qualcuno è contrario. E dovremo parlare apertamente di chi è contrario.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

