Gli ucraini sono scesi in piazza: Zelensky pesantemente contestato
Gli ucraini sono scesi in piazza nei giorni scorsi per contestare pesantemente Zelensky e la sua nuova legge sulle agenzie anti-corruzione. Si tratta della prima ondata di proteste di grosse dimensioni dal 2022 a questa parte. I manifestanti hanno ottenuto un primo successo, costringendo il presidente a rivedere la norma in oggetto. Tuttavia non sembrano ancora intenzionati a ritirarsi del tutto.
Proteste di piazza in varie città
Non è appena si è sparsa la notizia dell’approvazione della nuova legge il 22 luglio, i cittadini sono scesi in strada non soltanto a Kiev, ma anche in altre città importanti del Paese come Leopoli, Dnipro e Odessa. Tutti i manifestanti si sono mostrati determinati a far ritirare la norma che pone sotto un procuratore generale direttamente nominato da Zelensky il NABU e il SAPO, le agenzie nazionali che si occupano della lotta alla corruzione. Le critiche sono piovute da tutta la società civile, secondo cui è in atto un attacco contro l’indipendenza dei due organi e dunque contro la loro dura e rischiosa opera di pulizia nell’apparato statale. Giungono lamentele anche dal fronte: gli ufficiali la considerano una mossa “demoralizzante”, che faciliterebbe ad alcuni soggetti le ruberie mentre altri ucraini muoiono sul campo.
Critiche interne ed esterne
Si è espresso negativamente l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, fino all’anno scorso uomo di punta del governo di Kiev. Afferma che quello dell’approvazione della legge è stato “un brutto giorno per l’Ucraina”. La Camera di Commercio Americana ha definito la mossa come “deludente”. L’organizzazione che si occupa di monitorare il livello di corruzione negli Stati del mondo, Transparency International, esorta Zelensky a mettere il veto per non essere responsabile dello smantellamento dell’infrastruttura nazionale anti-corruzione. Spiega poi che questa legge svaluta le riforme del recente passato e danneggia la fiducia di cui l’Ucraina gode presso i partner internazionale. Fiducia che di per sé è molto fragile, dal momento che il Paese è notoriamente caratterizzato dal malcostume delle mazzette. Proprio la lotta alla corruzione è un requisito sine qua non per garantire che il flusso di aiuti finanziari dall’Occidente non si fermi e che l’Ucraina possa aderire all’Unione Europea.
Critiche pure dalla UE
Osservazioni pungenti anche da parte di Bruxelles, che solitamente elogia Zelensky per i progressi nel campo della legalità e per il contrasto alle tangenti e ai favoritismi. Si tratta comunque di complimenti non disinteressati, perché la Commissione vorrebbe il prima possibile far diventare l’Ucraina il 28esimo Stato membro, cercando di convincersi e di convincerci che Kiev ha tutte le carte in regola o quasi. Le agenzie oggi minacciate sono state allestite in seguito alla rivoluzione del 2014 proprio su impulso europeo per vigilare sul rispetto della legalità e sull’adeguamento alle pratiche UE. Stavolta Bruxelles non può far finta di niente. La Commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos si dice preoccupata: la legge in questione è un grave passo indietro. Soggetti indipendenti come il NABU e il SAPO sono fondamentali per il percorso verso la UE.
In Ucraina parlano di nuovo Euromaidan
Le manifestazioni di questi giorni devono essere piuttosto gravi se il Kyiv Independent parla addirittura di “nuovo Euromaidan”. Vi sono alcune differenze con la rivoluzione del 2014 che fu la preparazione violenta a un vero colpo di Stato. Le odierne manifestazioni non sono violente né dirette a rovesciare il governo. Almeno per il momento. Le richieste della piazza del 2014 e del 2025 sono comunque sostanzialmente simili: basta corruzione e basta ignorare la sofferenza del popolo. Lo asserisce Dmytro Koziatynskyi, fotografo e ufficiale del battaglione di ispirazione neonazista Azov. Anche a livello simbolico il luogo di ritrovo dei manifestanti a Kiev è significativo. Si sono infatti riversati presso il Teatro Nazionale Ivan Franko, dedicato a uno dei più importanti letterati ucraini. La sua piazza si trova proprio davanti all’ufficio del presidente, rendendo a quest’ultimo impossibile non vedere la folla e non sentire le sue richieste.
Parziale retromarcia di Zelensky
In effetti Zelensky ha dovuto fare parzialmente marcia indietro. Forse ha intuito che la contestazione popolare è ormai vicina al punto di non ritorno. Oppure è stato costretto dalle pressioni degli alleati internazionali o di quelli interni, timorosi di perdere l’appoggio economico occidentale. Il presidente ha così presentato il disegno di legge n.13533, contenente emendamenti alla legge sotto accusa. Il NABU e il SAPO hanno accolto positivamente la notizia e si sono detti disposti a contribuire “alla discussione e alla preparazione della soluzione legislativa che eliminerà i rischi legali, soddisferà gli standard dello stato di diritto e fornirà maggior forza per garantire la giustizia di Ucraina”. D’accordo, ma quale discussione? quale preparazione? Il portavoce della Verkhovna Rada, il Parliamento monocamerale ucraino, ha infatti proposto di adottare la bozza di Zelensky immediatamente e nella sua interezza.
Il capo del NABU teme diffamazioni e resistenze politiche
In un’intervista con Reuters il direttore del NABU Semen Kryvonos ha detto di aspettarsi presto una campagna di denigrazione e di pressione politica contro entrambe le agenzie, che segue gli arresti effettuati la settimana scorsa su due collaboratori sospettati di collusione con la Russia (un’accusa buona per tutte le stagioni e le convenienze). Kryvonos è contento che Zelensky adesso proponga una versione riveduta della legge, ma avverte che “diversi esponenti del governo e di gruppi finanziari” faranno una resistenza attiva e subdola contro di essa e contro le agenzie anti-corruzione. Ma nonostante il clima intimidatorio gli organi continueranno nella loro battaglia per la legalità, dice.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

