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Giamaica: fuga di cervelli, ma per i sindacati importare lavoratori stranieri è rischioso

Una ricerca del Planning Institute of Jamaica ha mostrato come a partire dal 2017 si sia avuta una diminuzione costante della popolazione, dopo che si era verificata una crescita di 10mila persone all’anno durata fino al 2010. Un effetto provocato da tale decrescita, che oggi preoccupa i vertici politici, è l’impoverimento del bacino della forza lavoro qualificata: una vera e propria fuga di cervelli divenuta quasi una piaga sociale per la Giamaica. Ne ha parlato Helene Davis Whyte, vice presidente della Confederazione dei sindacati giamaicani, commentando la proposta fatta da alcuni di attirare nel Paese un maggior numero di immigrati per compensare i vuoti creatisi nel mondo del lavoro. Secondo la Whyte, un tale progetto andrebbe elaborato con estrema prudenza: il rischio è infatti quello di provocare rancore verso gli immigrati da parte dei lavoratori giamaicani, mentre la soluzione sarebbe quella di aumentare le qualifiche di questi ultimi per dare loro maggiori chance professionali. Un esempio di tale rischio si è visto recentemente presso dei cantieri realizzati da cinesi, nei quali i giamaicani hanno mostrato irritazione per l’impiego di lavoratori stranieri. La Whyte sostiene che l’assenza della possibilità di imparare o aggiornare le proprie conoscenze lavorative sia un problema purtroppo radicato nel Paese: mancano studi specifici che individuino quali abilità siano richieste nel mercato del lavoro e quali corsi di formazione andrebbero quindi allestiti. Il politico ed economista Andre Haughton punta il dito contro i fattori che determinano l’emigrazione dei giamaicani più qualificati: tra di essi vi sono la criminalità e la percezione che fuori possono trovare opportunità più interessanti. Bisogna quindi aumentare il livello di produttività del Paese e di conseguenza il reddito e occorre sostenere la creazione di nuove imprese che generino ricchezza. I professionisti giamaicani si sentono più valorizzati all’estero, perché in Giamaica vengono criticati e il sistema antiquato non dà loro la libertà di usare modi nuovi per fare le cose. Anche secondo David Wan, presidente della Federazione dei datori di lavoro, bisognerebbe dare ai giamaicani la possibilità di migliorare le proprie competenze prima di importare forza lavoro, pur non sussistendo un rifiuto di principio verso quest’ultima soluzione. Tuttavia fa notare che vi sono state difficoltà nel trovare personale qualificato nel campo del cosiddetto BPO, l’outsourcing del processo commerciale, un settore in rapida crescita per il quale vi sono troppi giamaicani ancora da formare.

E vi è un grosso problema anche nel sistema scolastico stesso. Il ministro dell’Istruzione Fayval Williams ha comunicato che dal 14 febbraio al 1° aprile mediamente più di 30mila studenti non si sono presentati a scuola. Il governo ha dichiarato di essere pronto a raddoppiare gli sforzi per riprendere coloro che hanno lasciato, anzi gli stessi presidi e professori si recheranno casa per casa per capire i motivi dell’abbandono scolastico. La ministra ha invitato i cittadini a segnalare i casi di ragazzi che non vanno a scuola telefonando al 211, il numero nazionale per la protezione dell’infanzia. E infine ha citato le Sacre Scritture, paragonando chi si occupa di riportare i ragazzi a scuola al pastore che cerca la pecorella smarrita del Vangelo di Matteo.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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