Fretta e nervosismo dei leader europei, che sentono avvicinarsi una doppia sconfitta

Fretta e nervosismo dei leader europei, che sentono avvicinarsi una doppia sconfitta

23 Agosto 2025 0

La visita alla Casa Bianca organizzata in tutta fretta dai leader europei mostra il loro nervosismo. Senza una una ragione stringente non sarebbe stato nemmeno pensabile radunare per un tale viaggio in agosto così tanti premier e presidenti. E la ragione la suggerisce un titolo dello Wall Street Journal: “L’Europa sta perdendo”.

Dalla tragedia alla farsa

È ancora una testata americana a mettere a nudo la situazione imbarazzante in cui annaspa il Vecchio Continente. Titola così il Foreign Policy: “L’ipocrisia della ‘pace attraverso la forza’ dell’Europa”. Si domanda poi se tale visione strategica per terminare il conflitto in Ucraina non sia null’altro che una semplice visione. Il giornale tedesco Junge Welt fa notare invece come la tragedia della primavera del 2022 sembri ripetersi adesso nella farsa dell’estate 2025. Dopo due settimane dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale”, la delegazione ucraina ai negoziati Istanbul era quasi pronta a firmare.

Ma gli alleati occidentali – Londra in testa – convinsero Zelensky che doveva andare avanti nello scontro e l’intesa saltò. I membri della NATO erano convinti che col loro aiuto l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia, la quale sarebbe pure collassata internamente sotto i colpi delle sanzioni economiche. Ahimè, sta accadendo l’esatto contrario. Perciò oggi gli occidentali hanno fretta di chiudere la partita, prima che sia troppo tardi per loro.

Il fronte orientale

Nel disperato tentativo di affermarsi come potenza globale che si fa ascoltare, l’Europa (intesa come UE e NATO) sta perdendo su due fronti. Il primo è appunto quello orientale, dove sta cercando di formulare una soluzione diplomatica col supporto di truppe di peacekeeping da mandare sul campo. Sembra però un tentativo destinato a rimanere lettera morta, perché per ora Kiev non cede di un millimetro sulle richieste russe di smilitarizzazione e di cessione definitiva di Donbass e Crimea. Un tentativo peraltro falsato dalla convinzione che Putin accetterà di incontrare Zelensky come e quando vogliono gli alleati occidentali. Purtroppo per loro, oggi devono sbrigarsi ad “aiutare l’Ucraina a evitare la capitolazione. Lo scrive la BBC, che parla della trasferta a Washington come di uno sforzo di “mettere un braccio protettivo intorno al presidente Zelensky e di prevenire il ripetersi del litigio di febbraio nello Studio Ovale”.

La Russia invece non ha fretta

Ma è la Russia a non avere fretta. NBC News scrive che Mosca “ha gettato acqua fredda sugli sforzi occidentali” di far passare le garanzie militari di sicurezza per Kiev come una parte del futuro accordo di pace. Secondo il Cremlino questo approccio non porta a nulla. Gli ucraini comunque insistono per avere il vertice Putin-Zelensky. Sergii Leshchenko, uno dei consiglieri del contestatissimo capo dell’ufficio presidenziale Yermak, ha dichiarato alla NBC che non vogliono incontrare nessuno sia al di sotto del presidente russo, nemmeno il ministro degli Esteri Lavrov. Proprio quest’ultimo ha gelato le loro aspettative, dicendo che un eventuale summit richiederebbe una preparazione lunga e meticolosa. Inoltre sarebbe prima da verificare la legittimità di Zelensky, decaduto formalmente a maggio 2024 e ancora in carica solo grazie alla legge marziale da lui stesso fatta rinnovare periodicamente.

Il fronte americano

Il secondo fronte che vede soccombere gli europei è quello americano. Il tanto bistrattato e vituperato Donald Trump viene ora trattato come un re dagli esponenti continentali, recatisi da lui come “supplicanti”, scrive il britannico Guardian. Con le sue ultime decisioni Mr. President sta ribaltando mesi di strategie e lavori dei suoi alleati-mendicanti, che temono di sollecitarlo troppo e di spingerlo sempre più lontano. Già adesso il pensiero comune è che gli USA diminuiranno sensibilmente la partecipazione alla sicurezza europea, mentre faranno il minimo indispensabile per quella ucraina. O forse nemmeno quello, ed è ciò di cui gli europei hanno paura. Nel suo commento, il Guardian non risparmia l’ironia, paragonando il loro comportamento a quello dei piccioni che zampettano qua e là muovendo la testolina in modo strano per attirarsi le briciole dell’uomo che li sfama a intervalli irregolari, proprio come Trump elargisce i suoi favori in modo imprevedibile.

Come piccioni affamati

Il giornale britannico stempera il paragone dando ovviamente la colpa al narcisismo del presidente americano e alla sua spudoratezza nell’uso del potere. Evidenzia però come dal canto loro i leader europei non smettano di assecondarlo allo scopo di ottenerne la benevolenza. Cita quindi due esempi: a febbraio il primo ministro inglese lo aveva invitato ad essere ospite di Sua Maestà Carlo III, mentre a febbraio il presidente finlandese aveva cercato di impressionarlo mostrandogli le sue doti sul campo da golf. Insomma, per il Guardian i politici europei compiono “manovre diplomatiche più razionali” delle bizzarrie dei piccioni, ma il loro atteggiamento, i gesti e le pose quando sono davanti a Trump denotano un “elemento di superstizione” che li accomuna ai volatili affamati.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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