Macron e il cambio di postura nel conflitto russo ucraino con obiettivo la centralità della Francia

Macron e il cambio di postura nel conflitto russo ucraino con obiettivo la centralità della Francia

23 Agosto 2025 0

Sulla guerra in Ucraina la linea del presidente francese Emmanuel Macron oscilla più del clima instabile di questa fine estate fatta di tempeste improvvise, calma assolata e poi nuovamente nubifragi. Ad oggi siamo lontani anni luce dalla figura del presidente-mediatore del 2022, quello della porta aperta alla diplomazia con la Russia. Dopo il vertice Trump-Putin in Alaska e l’incontro a Washington con Volodymyr Zelensky, il capo dell’Eliseo si è lasciato andare a considerazioni che continuano a spiazzare analisti ed addetti in campo: in un’intervista esclusiva su tf1 ha definito Vladimir Putin

un predatore ed un orco alle nostre porte

e ha invitato gli europei a «non essere ingenui» su una Russia «potenza destabilizzatrice di lungo periodo».

Una postura frutto di obiettivi

FOTO - Francia - 29 aprile 2017: La rivista francese L'Express pubblica un articolo e delle foto del candidato presidenziale Emmanuel Macron, passato al secondo turno delle elezioni francesi del 2017. — Foto di razvanphoto
FOTO – Francia – 29 aprile 2017: La rivista francese L’Express pubblica un articolo e delle foto del candidato presidenziale Emmanuel Macron, passato al secondo turno delle elezioni francesi del 2017. — Foto di razvanphoto

Quello di Macron è un cambio di lessico e di postura politica che non nasce certo dall’improvvisazione ma risponde a obiettivi politici precisi. E questi obbiettivi corrispondono a deterrenza, coesione europea e centralità della Francia, all’interno di un negoziato che potrebbe riscrivere l’architettura di sicurezza del continente. Forse più di chiunque altro il presidente francese ha la percezione chiara che quanto verrà deciso in questi giorni a proposito dell’Ucraina non concerne esclusivamente l’Ucraina ma la sicurezza dell’Europa e della Francia. Ancora una volta la Francia, unico paese dell’UE a essere dotato dell’atomica, sente la responsabilità di una decisione presa lontano e contro l’Europa.

Molti ricorderanno che all’inizio della guerra, Macron provò a mantenere aperto il canale con il Cremlino e arrivò addirittura a dire che la Russia non andava “umiliata” per lasciare spazio, un domani, alla diplomazia. Quella scelta gli valse critiche aspre da Kiev e da parte dell’Europa. Oggi, quel dogma è stato capovolto: come ricorda il quotidiano Le Monde, nel 2024 Macron ha rispolverato la dottrina di mitterandiana memoria  dell’ambiguità strategica («nulla è escluso») evocando perfino l’ipotesi, allora tabù, di una presenza militare occidentale, poi affrettandosi a sminuirla e parlando esclusivamente di peacekeeping.

L’unico vero obiettivo di quell’iniziativa diplomatica era segnalare a Mosca che l’Occidente non avrebbe auto-limitato a priori il proprio spettro d’azione.

Non retorica fine a se stessa

La stretta di mano in Alaska, oltre a reintegrare il presidente Putin agli occhi della diplomazia occidentale, non ha prodotto concessioni sostanziali da parte russa; al contrario, Sergej Lavrov ha alzato l’asticella, rivendicando un diritto di veto di Mosca su eventuali garanzie di sicurezza post-conflitto. Macron, già alla veglia dell’incontro, aveva insistito sull’idea di “garanzie di sicurezza robuste” per Kiev mentre si lavora a pacchetti di opzioni militari coordinate. Il messaggio è chiaro: anche se i colloqui ripartissero, Macron non si fida del presidente russo e vuole che l’Europa blindi il “dopo” per dissuadere nuove aggressioni.

Quella di Macron dunque non è retorica fine a se stessa. È la traduzione politica di alcune valutazioni che vuole fissare nell’opinione pubblica europea. In primis, il fatto che la minaccia è strutturale non certo congiunturale. Anche un cessate il fuoco non cambierebbe, agli occhi del presidente francese, lo status sul lungo termine della Russia: uno stato percepito come minaccioso con un’agenda aggressiva in Europa. Del resto, mentre gli Europei “parlano”, la Russia continua la sua offensiva sul terreno inglobando altre tre città chiave del Donbass.

In seguito, rifacendosi all’ambiguità strategica, agitare lo spauracchio della deterrenza – anche cercando di convincere gli alleati a rifugiarsi sotto l’ombrello atomico francese – e persino l’invio di truppe al suolo. Lungi dal concretizzare simili promesse, esse servono a inviare un messaggio chiaro al Cremlino: la posizione dell’Europa e della Francia non è così statica e può evolversi rapidamente in risposta alla minaccia russa.

Il ruolo dell’Europa e dei ‘volenterosi’

FOTO - Stati Uniti - Un momento dell'incontro tra il presidente Americano Trump e il gruppo dei Volenterosi
FOTO – Stati Uniti – Un momento dell’incontro tra il presidente Americano Trump e il gruppo dei Volenterosi

Un’ultima valutazione è quella che nasce dal meeting Trump-Putin in Alaska: Macron teme un accordo sottobanco tra Washington e Mosca senza Kiev e senza gli europei. La sua idea è dunque quella di edificare  una cornice di garanzie, attraverso la “coalizione dei volenterosi”, che mantenga in qualche modo l’Europa al tavolo decisionale. Ecco spiegato il ravvicinamento sia alla Germania, per attivare il “motore franco-tedesco”, sia al Regno Unito, per unire le forze dei due soli paesi europei dotati di atomica.

Questo significa tracciare le basi di una difesa comune che abbia come tre punti saldi la Francia, la Germania ed il Regno Unito. E l’Italia? L’Italia non c’è per ora in questo paradigma in quanto la posizione del presidente del consiglio Giorgia Meloni è considerata da Macron troppo “schiacciata” sulla posizione di Donald Trump. L’Italia in questo momento, agli occhi della diplomazia francese, serve più ad aprire canali di comunicazione “privilegiati” col presidente Trump e molto meno per edificare un’architettura della difesa europea anche se sarà impossibile operare senza di lei. Macron, da questo punto di vista, spera in un effetto “strascico”: se le tre grandi potenze europee decidono di andare avanti, l’Italia giocoforza dovrà seguire.

Sul piano operativo, Parigi spinge per garanzie concrete: sostegno prolungato alle capacità ucraine e coordinamento stretto con gli Stati Uniti, come scrive Politico, pur sapendo che Washington non invierà truppe al suolo. L’idea è far percepire a Mosca che un nuovo assalto troverebbe un’Ucraina più pronta. Se un’intesa rapida è poco probabile, come ricorda il Wall Street Journal, di fronte al massimalismo russo il calcolo di Macron è che più solide sono le garanzie, meno spazio può avere il veto russo.

Le contraddizioni interne

C’è poi un’altra considerazione da fare che spiega in parte l’evoluzione della posizione di Macron: il presidente è politicamente indebolito in patria, con un primo ministro azzoppato che naviga a vista per evitare la mozione di sfiducia incrociata di estrema destra ed estrema sinistra, con la grana del bilancio 2026 da approvare ed un autunno caldo da affrontare con i sindacati. Dai molteplici anni di presidenza Macron ha imparato questo: le crisi geopolitiche lo rafforzano e rendono meno evidenti le sue contraddizioni interne, ecco il motivo del suo iperattivismo su scala internazionale. Su scala globale il presidente francese punta a incarnare una sorta di risveglio europeo: se l’UE vuole contare, deve contribuire a plasmare la pace. E soprattutto il dopoguerra.

Marco Cesario
Marco Cesario

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