Europa: senso di allarme costante e di minaccia vaga e onnipresente. Il logorio sociale come prezzo del sostegno infinito all’Ucraina
La guerra ibrida logora i nervi dei cittadini e a lungo andare anche le loro tasche. Gli europei si sono accorti che sostenere Kiev incondizionatamente significa esporsi a un’ondata continua di paura mediatica. Droni, sottomarini, avvistamenti di ogni tipo diventano ansiogeni titoli di giornale. Purtroppo le autorità lasciano solo intendere che siano stati i russi a stuzzicare le nostre difese e a testare la nostra reazione, ma senza accusarli apertamente. In questo modo però sgretolano la fiducia dei cittadini. E ne polarizzano molti altri contro i russi, contro i governi europei, contro tutti. Un risultato poco edificante, che ha un costo sociale e pure finanziario: tenere in allerta le difese contro minacce imprevedibili infatti non è qualcosa di gratuito.
La “nuova normalità” secondo la premier danese
Lo scossone psicologico è stato percepito soprattutto in Danimarca. Copenhagen è uno maggiori sostenitori di Kiev, avendo già donato parecchi caccia F-16 alle Forze Armate ucraine e aiutandole proprio nella fabbricazione di droni. La premier Mette Frederiksen ha detto ai suoi cittadini che l’Europa dovrà abituarsi alla “nuova realtà di attacchi ibridi più violenti e frequenti”. Insomma, l’ennesima nuova normalità a cui i vertici europei vogliono che i cittadini si adeguino. La Frederiksen non ha specificato chi ha mandato i droni.
Insomma, ha posto il solito prerequisito civile del fidarsi degli esperti e non fare troppe domande, pena l’essere etichettati come pro-, no- o -isti. Tanto sarà certamente stata la Russia: lo possono dire anche senza prove, poiché come lei stessa ha dichiarato è Mosca la grande minaccia esistenziale per quell’Europa che fa riferimento a Bruxelles. Nel frattempo né i danesi né gli altri allarmati e allarmisti hanno portato prove convincenti che i droni fossero veramente russi e come avessero fatto a violare lo spazio aereo degli Stati NATO.
Aumentano la tensione e mantengono la confusione
Così, passati giorni dagli avvistamenti di oggetti volanti “sicuramente” russi, le autorità danesi e anche italiane e di altri Paesi europei non hanno saputo o voluto proclamare con determinatezza che fosse la colpevole fosse Mosca. Senza chiarezza, però, non si va lontano. Senza dare un nome preciso al pericolo, non lo si può fermare. I politici europei si tengono vaghi e spaventano i cittadini su possibili nuovi “attacchi” di droni o di sottomarini: con queste minacce fantomatiche e onnipresenti dal cielo, dal mare o da chissà dove i vertici europei stanno solo alimentando la tensione sociale e consumando la pazienza della gente.
In questo modo agevolano il raggiungimento di quello che loro stessi dicono essere uno degli obiettivi del Cremlino: minare la fiducia degli europei nelle loro istituzioni. Si finisce infatti per vedere nemici ovunque o per identificarli erroneamente. In Gran Bretagna, ad esempio, cioè proprio uno dei principali alleati militari dell’Ucraina, hanno accusato un gruppo di giovani di essere stati reclutati dai russi per appiccare il fuoco a un deposito di materiali destinati a Kiev. Ma l’hackeraggio dei sistemi aeroportuali e di altre infrastrutture sarebbe da imputare a criminali comuni, non ad agenti al soldo del Cremlino.
Un gioco pericoloso
Dando continuamente adito alla paure di un’invasione russa dell’Europa, anche quando è palesemente qualcosa di inconcepibile, possono inavvertitamente saltare i nervi. Oppure dopo mesi e mesi di accuse mediatiche alla Russia per qualunque inconveniente vero o presunto, si può essere costretti a fare qualcosa di concreto proprio sotto la pressione dei cittadini stessi, stufi di stare all’erta e di sentirsi dire di essere pronti a difendersi senza però vedere il nemico. E allora qualcuno potrebbe decidere di abbattere un aereo russo che era troppo vicino allo spazio aereo nazionale o che aveva leggermente sconfinato. In altre parole, i leader europei stanno riempiendo la stanza di gas e benzina: ed ecco che un semplice fiammifero può scatenare l’inferno.
La beffa sarebbe aggravata dal fatto che, come è risaputo, Putin non è incline a correre rischi immotivati o ad agire d’impulso. È un calcolatore: non manderebbe una manciata di droni in giro per l’Europa per il solo gusto di infastidire e provocare. Ammesso che ne sia in grado! visto che i media autorevoli ci hanno informato che i russi combattono con le pale e rubano i chip delle lavatrici per far funzionare la loro decrepita tecnologia.
Costi psicologici e finanziari della guerra ibrida
Questa guerra ibrida mette così i politici europei di fronte al dilemma di lasciare i cittadini tranquilli ma impreparati nel caso in cui le ostilità passino dai droni occasionali a un attacco vero e proprio oppure di tenerli attenti e pronti ma al tempo stesso divisi e resi paranoici dall’ansia. Nel frattempo, far alzare i caccia in volo a intercettare velivoli ostili e rafforzare le difese intorno alle infrastrutture ha un costo che alla lunga è pesa sulle casse statali in affanno dei Paesi europei. Nel lungo periodo è impensabile far sprecare munizioni a sistemi d’arma da milioni di euro per abbattere droni che ne valgono qualche migliaio.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

