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ESCLUSIVA: Collegamenti tra terrorismo e immigrazione, Libia lancia maxi operazione di sicurezza

Si susseguono le notizie sull’arresto e l’uccisione di migranti in Libia. Un tema che non può non scuotere le coscienze e dividere l’opinione pubblica in Europa, tra chi abbraccia l’accoglienza ad ogni costo e chi, invece, pretende di alzare nuovi muri come soluzione ai flussi incontrollati di migranti e richiedenti asilo. Ma le notizie dalle agenzie umanitarie operanti in Libia si fanno sempre più allarmanti. “Siamo sempre più preoccupati per la situazione umanitaria di richiedenti asilo e rifugiati in Libia. A seguito di un’operazione di sicurezza su larga scala da parte delle autorità libiche la scorsa settimana, si sono verificati arresti e raid in molte parti di Tripoli, che hanno preso di mira le aree in cui vivono richiedenti asilo e migranti”. Ha dichiarato Ayman Gharaibeh, Direttore dell’Ufficio regionale dell’UNHCR per il Medio Oriente e il Nord Africa, commentando l’arresto di oltre 5.000 persone – stando ai dati di UNHCR – trasferite in diversi centri di detenzione in condizioni di sovraffollamento e insalubri. Quindici migranti sarebbero rimasti feriti, quando i raid – che hanno comportato anche la demolizione di molti edifici incompiuti e case di fortuna – hanno creato panico e paura diffusi tra richiedenti asilo e rifugiati nella capitale libica. “Molti, compresi i bambini non accompagnati e le giovani madri, che hanno perso i loro rifugi e sono ora senzatetto, si sono rivolti al personale dell’UNHCR e ai partner del Community Day Centre (CDC) per assistenza urgente”. A seguito delle incursioni da parte dell’agenzia anti-immigrazione illegale e delle forze speciali affiliate al Ministero dell’Interno libico, un richiedente asilo sudanese di 25 anni è morto martedì notte dopo essere stato trasferito nel centro di detenzione Al-Mabani. Il richiedente asilo è arrivato nel Paese nordafricano due anni fa dal Darfur. Prima di morire – racconta UNHCR – sarebbe stato trasferito in una clinica specialistica invano. Il corpo presentava segni di colpi di arma da fuoco e diversi lividi, che indicherebbero che il giovane sarebbe stato probabilmente malmenato.

Ufficio del Procuratore: informazioni non corrette nei rapporti di UNHCR

L’Ufficio del Procuratore generale ha chiarito le circostanze dell’uccisione di un immigrato nel rifugio Ghout al-Shaal, rivelando che l’autore del reato è stato identificato. Il procuratore ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti e posto in custodia cautelare tre indagati. Dovranno rispondere di privazione della libertà, tortura e abuso dei poteri d’ufficio. La Procura di Tripoli ha ricevuto lo scorso 8 ottobre una notifica della morte di un immigrato nel rifugio Ghout al-Shaal, sottolineando che il Pubblico Ministero ha ordinato indagini urgenti sulle circostanze insolite della morte. Ha dichiarato che, in attuazione delle sue istruzioni, la Procura Primaria di Tripoli Nord ha interrogato gli immigrati per avere chiarimenti in merito. I testimoni hanno confermato che uno degli uomini della sicurezza ha iniziato una colluttazione con un migrante nel rifugio, a causa della violenza e del pestaggio di uno dei suoi figli prima che i migranti fossero costretti a lasciare il centro di accoglienza. L’Ufficio del Procuratore Generale ha precisato che sono pervenute false informazioni nella dichiarazione rilasciata da UNHCR, che lo scorso 10 agosto aveva rilasciato un’altra nota stampa accusando le agenzie di sicurezza dell’uccisione di sei migranti durante l’arresto arbitrario di un gran numero di migranti e richiedenti asilo. A tal proposito, il Pubblico Ministero ha invitato le organizzazioni libiche ed internazionali interessate agli affari di migranti e rifugiati, ad indagare sull’accuratezza dei dati relativi alla violazione dei loro diritti in Libia e a fare riferimento alle autorità interessate per ottenere informazioni e numeri delle vittime. Il Procuratore ha ribadito che queste organizzazioni come UNHCR dovrebbero notificare all’amministrazione ogni operazione finanziaria intrapresa allo scopo di sostenere i migranti, tenendo sempre conto degli sforzi delle istituzioni statali libiche nel contrasto all’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani. Il Pubblico Ministero ha emesso un’ordinanza per avviare procedure istruttorie contro gli accusati di organizzazioni coinvolti in operazioni di immigrazione illegale, traffico di armi ed esseri umani, spaccio di stupefacenti e sostanze psicotrope nella città di Tripoli, via terra, mare e aria. La Procura ha indicato che, in esecuzione di tale ordinanza, le autorità hanno avviato le indagini il 1° ottobre, che hanno portato all’arresto di alcuni imputati di nazionalità libica, responsabili di atti criminali, compresa la detenzione di un certo numero di immigrati in circostanze disumane e crudeli. Secondo i rapporti delle agenzie di sicurezza libiche, un gran numero di immigrati è stato ospitato in case residenziali in costruzione e strutture di stoccaggio. Questi migranti, privi di documenti, lavoravano in Libia in cambio di ospitalità in rifugi di fortuna. La Procura ha sottolineato di aver ordinato alle autorità competenti di procedere all’identificazione e verifica degli immigrati, trasferendoli in centri di accoglienza che soddisfino gli standard internazionali minimi. Gli immigrati entrati in Libia senza documenti, passaporti, libretti di vaccinazione, potrebbero rappresentare un rischio per le comunità locali o essere strumentalizzati da gruppi della criminalità organizzata.

Jihadisti tra i migranti, una minaccia concreta

Le agenzie di sicurezza libiche, compresa la Guardia Costiera, sono spesso finite agli onori delle cronache per la mancanza di etica, maltrattamenti nei centri di detenzione e violenza a danni di migranti e richiedenti asilo che attraversano il Sahara e raggiungono le coste africane alla ricerca di una vita migliore in Europa. In questi anni, ben poco è stato fatto per risolvere il problema all’origine. I governi europei ed in particolare l’Italia, si sono concentrati sul bloccare i flussi migratori sulle coste libiche, nonostante i rapporti sempre più credibili di complicità tra gli ufficiali libici e i trafficanti, e ancor peggio, tra le ONG e gli scafisti. Ma è la prima volta che assistiamo ad operazioni di sicurezza così massicce e costanti. Cosa sta accadendo? Un ufficiale delle forze anti- terrorismo libiche ha dichiarato ai nostri microfoni, parlando in condizioni di anonimato, che le agenzie di sicurezza libiche stanno conducendo verifiche su larga scala dopo aver individuato richiedenti asilo e migranti intenzionati a viaggiare via mare verso le nostre coste con chiari collegamenti con cellule terroristiche. “Non c’è un corpo specifico – ha detto il comandante parlando delle agenzie coinvolte in queste operazioni – l’agenzia anti-immigrazione, la Law Enforcement e la Stability Support Force starebbero conducendo decine di controlli. Hanno perquisito quartieri noti per ospitare un grande numero di migranti per identificarli e schedarli. Mentre la 444ma Brigata Combattente ha condotto diversi raid nei covi dei trafficanti demolendo strutture e rifugi usate da queste gangs per nascondere i migranti in attesa del viaggio, o prima di essere venduti ad organizzazioni criminali dedite al contrabbando di esseri umani e traffico d’organi tra Africa ed Europa”. Tra i vari gruppi armati e agenzie di sicurezza è percepibile una certa competizione, ma l’intensificarsi di queste operazioni, nasconderebbe un motivo agghiacciante. “Di recente, abbiamo monitorato alcuni migranti che seguono organizzazioni estremiste, come Daesh e Al Shabab, che starebbero cercando di attraversare il mare verso le coste italiane.” Ha aggiunto l’ufficiale, rivelando che mercoledì 13 ottobre, un cittadino egiziano ricollegabile ad una cellula terroristica sarebbe stato arrestato alla periferia di Tripoli. E non si tratterebbe di un caso sporadico.

Foto – Dalla pagina Facebook del sicurezza interna libico

Giovedì, il servizio di sicurezza interna libico ha annunciato l’arresto di un altro membro dell’Isis, accusato di aver portato membri dell’organizzazione terroristica e di aver facilitato il loro movimento attraverso il confine tra Libia e Tunisia. Si tratta di Omar Ezzeldine, cittadino tunisino, che avrebbe partecipato alla realizzazione di un attentato a sud di Sirte in cui persero la vita diverse persone, circa sei anni fa. Ezzeldine ha confessato in un video degli interrogatori pubblicato dal servizio di sicurezza interna libico, di essere originario di Tataouine. Lui e i suoi due fratelli hanno giurato fedeltà al sedicente Stato Islamico in Tunisia. Uno dei due fratelli, Belkacem è morto in un attacco aereo che prese di mira l’organizzazione a Sabratha nel 2017. Il secondo, Salah, è stato eliminato dall’esercito tunisino durante gli scontri a Ben Guerdane, ultima città tunisina prima del confine con la Libia, il 7 marzo 2016. Il sospettato afferma nel video di essere stato incaricato dall’ISIS di contrabbandare persone dalla Tunisia alla Libia e viceversa, attraverso una rotta che collega Bir Bachoul e Bir Shaliq.

444ma Brigata Combattente: catturato il killer di 16 migranti egiziani

In questo intricato contesto, la 444ma Brigata Combattente sotto il comando di Mahmoud Hamza, affiliata alla regione militare di Tripoli del Generale Abdulbasit Marwan, ha pubblicato il video di una operazione condotta da militari in abiti civili a Bani Walid, che ha portato all’arresto di H.A., ricercato dal Procuratore Generale per l’uccisione di 16 immigrati egiziani nel 2016. Il gruppo ha dichiarato che tutte le misure legali saranno prese nei suoi confronti e sarà riferito al Pubblico Ministero. In molti, in Bani Walid, credono ancora oggi che “i sedici migranti, egiziani e siriani, erano entrati in Libia, avevano ucciso il loro driver, con l’intento di unirsi allo Stato Islamico a Sirte. Il giovane di Bani Walid li ha catturati ed uccisi”. La notizia aveva creato molto scalpore non solo in Libia, ma anche sui media arabi, in particolare quelli egiziani, diventando rapidamente una questione di dibattito nell’opinione pubblica, tra chi difendeva il killer e chi invece riteneva innocenti i sedici migranti, uccisi senza un giusto processo.

Video – La catturadi H.A. ricercato dal Procuratore Generale per l’uccisione di 16 immigrati egiziani nel 2016

Dalla detenzione arbitraria alla tortura, dal reclutamento di bambini soldato alle uccisioni di massa

La Missione d’inchiesta indipendente sulla Libia nominata dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha elencato numerose gravi violazioni dei diritti che hanno avuto un impatto sulla popolazione del paese e che hanno fornito loro “ragionevoli motivi” per le accuse di crimini di guerra. Gli investigatori indipendenti nominati dalle Nazioni Unite hanno evidenziato la violenza contro migranti, rifugiati e altre minoranze vulnerabili, comprese le persone LGBTQi. “Le violazioni contro i migranti sono commesse su larga scala da attori statali e non statali con un alto livello di organizzazione e con l’incoraggiamento dello Stato. Tutto questo è indicativo di crimini contro l’umanità”, ha affermato Chaloka Beyani, membro della Missione. “La detenzione arbitraria nelle prigioni segrete e le condizioni di detenzione insopportabili sono ampiamente utilizzate dallo Stato o dalle milizie contro chiunque sia percepito come una minaccia ai loro interessi o opinioni”. Ha confermato un altro membro della Missione, Tracy Robinson, evidenziando che la violenza nelle carceri libiche è commessa su una tale scala e con un tale livello di organizzazione che può anche costituire crimini contro l’umanità.  

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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