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Documento di Economia e Finanze 2022: Italia punta a limitare i danni

Oggi il Capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia Fabrizio Balassone è stato audito dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Nel suo discorso ha sottolineato come il Governo punti a contenere gli effetti negativi del rincaro delle materie prime, in particolare di quelle energetiche. Inoltre conferma gli obiettivi di disavanzo indicati lo scorso autunno, prevedendo l’orientamento al graduale consolidamento della finanza pubblica: “nel 2025 sarebbero conseguiti un avanzo primario e un indebitamento netto inferiore al 3 per cento del PIL“. Il Governo infatti, nonostante le prospettive economiche siano caratterizzate da estrema incertezza e le previsioni di crescita riviste al ribasso, mantiene l’obiettivo del ritorno del rapporto su livelli pre-pandemici entro il 2030.

Il Governo Draghi punto tutto sul Pnrr la cui piena realizzazione è fondamentale per creare quell’avanzo primario indispensabile quando si andrà ad attenuare il rimbalzo tecnico post pandemico della crescita del PIL e dell’onere medio del debito.

Come per la crescita economica anche per la finanza pubblica i rischi principali sono connessi con la guerra in Ucraina e con le tensioni sui mercati energetici e delle materie prime, che non colpiscono in maniera omogenea né le persone, né i settori produttivi. Al momento l’incertezza sull’evoluzione del conflitto è troppo ampia per una previsione affidabile su eventuali ulteriori necessità di intervento“. Bankitalia stimola il Parlamento verso misure a favore delle famiglie più bisognose e delle imprese più colpite dai rincari e dalle limitazioni imposte al commercio con la Russia. Balassone ammette che le conseguenze potranno essere molto diverse a seconda dei singoli paesi membri. La situazione attuale – così come in precedenza la pandemia – evidenzia la necessità di dotare l’Unione di un bilancio comune di dimensioni e flessibilità adeguate. In ogni caso, e in particolare in assenza di una convergenza di intenti su questo fronte, i paesi con spazi di bilancio più limitati dovranno tenere conto delle proprie condizioni di finanza pubblica nell’affrontare questa fase difficile.

Nell’audizione si è fatto il punto dell’interscambio commerciale della Russia, fortemente orientato verso i paesi europei, che assorbono circa il 40 per cento delle sue vendite all’estero. “Le importazioni provenienti dalla Russia provvedono a una quota significativa del fabbisogno complessivo di materie prime energetiche e di metalli per l’Italia e per la Germania (il 7 e l’8 per cento rispettivamente); per il solo gas naturale la quota supera il 45 per cento in Italia. Inoltre la Russia assorbe lo 0,6 per cento del valore aggiunto prodotto in Italia e lo 0,9 di quello prodotto in Germania, quote superiori a quelle medie dei paesi avanzati ed emergenti (0,3 e 0,4 per cento rispettivamente)“. Non è un caso quindi che vista l’esposizione italiana si stimi che nei primi tre mesi dell’anno il PIL possa essersi ridotto di poco oltre mezzo punto percentuale. D’altra parte a fronte di indici ancora buoni dei responsabili degli acquisiti e dei servizi (PMI), il clima di fiducia è crollato per le famiglie italiane. Ancora troppa alta la tassazione: la pressione fiscale è infatti aumentata di oltre mezzo punto al 43,5 per cento. Preoccupante l’indebitamento. Balassone spiega come “Complessivamente nell’ultimo biennio lo stock di garanzie pubbliche in rapporto al prodotto è aumentato di oltre 11 punti percentuali (quasi 200 miliardi, superando 280 miliardi alla fine del 2021). Sono cresciute soprattutto le garanzie standardizzate (di oltre cinque volte rispetto ai livelli pre-pandemia), che hanno raggiunto il 10 per cento del prodotto, principalmente per effetto della temporanea estensione dell’operatività del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese“. L’aumento delle garanzie pubbliche nel corso della pandemia ha riguardato anche gli altri principali paesi europei, ma gli aumenti sono più contenuti. Secondo i più recenti dati disponibili, riferiti alla fine del 2020, le garanzie sono aumentate di 5,7 punti percentuali del PIL in Spagna (raggiungendo il 10,7 per cento), di 5,5 in Francia e di 4,4 in Germania (collocandosi rispettivamente al 17,1 e al 17,5 per cento).

Il Governo programma infine di individuare le risorse per finanziare le cosiddette “politiche invariate” (ad esempio il rinnovo dei contratti pubblici o il rifinanziamento delle missioni internazionali) mediante la revisione della spesa corrente. Il Documento stima che gli oneri connessi con tali politiche ammontino a circa lo 0,2 per cento del PIL l’anno prossimo e allo 0,3 in ciascun anno del biennio successivo.

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