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Crisi Ucraina, le paludi del Pripyat da sempre al centro della storia della guerra

Ci sono luoghi e territori che per la loro conformazione morfologica e anche per il fatto che risiedono in zone, o di passaggio, o di confine hanno visto passare eserciti, combattere battaglie cruente, fino ad arrivare a dispute legali per la loro posizione strategica. La storia insegna, e alle volte dovrebbe essere un utile prontuario da analizzare e studiare con cura, che con una migliore analisi geopolitica si potrebbero evitare conflitti e crisi internazionali. Non ne è da meno una zona quella delle paludi del Pripyat che troviamo oggi al centro dello scacchiere geopolitico internazionale al confine tra Ucraina e Bielorussia e su cui si sono schierate le truppe russe in contrapposizione a quelle ucraine. Sono note a tutti le discusse immagini satellitari che avevano mostrato un ponte di barche costruito sul fiume Pripyat, a meno di quattro miglia dal confine tra Bielorussia e Ucraina, probabilmente realizzato durante le esercitazioni effettuate dalle forze della Federazione Russa con con la Bielorussia e poi scomparso il giorno seguente nelle successive istantanee satellitari.

Fiume Pripyat - Le Immagini della Cnn che mostrano il ponte costruito e poi rimosso durante le esercitazioni Russia-Bielorussia

Fiume Pripyat – Le Immagini della Cnn che mostrano il ponte costruito e poi rimosso durante le esercitazioni Russia-Bielorussia

La storia delle paludi del Pripyat nasce da lontano

Nel secolo scorso, quello breve per citare Eric John Ernest Hobsbawn, il terreno intorno alle paludi del Pripyat è stato oggetto di scontri cruenti, iniziati già durante la prima guerra mondiale quando, su quel fronte, si contrapponevano austriaci e russi. L’esercito austroungarico considerava questo scacchiere come quello principale (mentre quello italiano era secondario e solo nel 1916 Franz Conrad von Hötzendorf  portò le sue truppe migliori sull’Altopiano di Asiago per sferrare una lezione punitiva ai cosidetti “traditori”), ma aveva una disistima profonda di quello russo considerato elefantiaco nell’organizzazione e nella mobilitazione.

Invece lo Zar sorprese tutti e con una grande sforzo organizzativo la Russia entrò in guerra in modo rapido e veloce con l’intento di sbaragliare gli eserciti avversari, la mobilitazione avvenne in poche settimane e due furono le direttrici d’attacco in Prussia e in Galizia. Ma mentre nella Prussia Orientale le due armate zariste andarono incontro a una cocente sconfitta a Tannenberg e nei Laghi Masuri, più a Sud, passando proprio per la zona del Pripyat considerata una regione invivibile per le sue paludi e per i suoi collegamenti con strade strette e melmose presero alla sprovvista gli asburgici, i risultati furono ben diversi. Quello che ne seguì fu una disfatta per l’Impero costretto ad abbandonare terreno, fortezze, cannoni (l’assedio e la conquista della fortezza di Przemysl, uno dei capisaldi del settore, in tal senso è assolutamente esplicativo, questa resistette dal 16 settembre del 1914 fino al 22 marzo del 1915, giorno della resa della guarnigione).

Foto – Come si presentano le paludi del Pripyat

L’Austria in quei lunghi mesi cedette grandi porzioni di terreno, centomila prigionieri e più di metà dell’esercito impegnato, tra caduti, dispersi e inabili, quasi 400mila uomini, andarono perduti. A sostegno dell’alleato intervenne la Germania per ricucire il fronte e metterlo in sicurezza facendolo soprattutto per proteggere regioni a rischio, come la Slesia, ricche di materiali preziosi, ma anche per la stessa economia di guerra, dal momento che era impegnata su due fronti. La reazione tedesca fu quindi totale e assolutamente fondamentale per la riconquista del terreno perduto da parte degli austriaci, questa controffensiva fu compensata da una migliore qualità soprattutto dell’artiglieria e della rete di comando, più valida e addestrata. I russi, dopo l’entusiasmo iniziale, pagarono anche la carenza di una logistica strutturata e di una classe di ufficiali non all’altezza e molto litigiosa e così, già a partire dalla fine del 1915, il fronte si stabilizzò in posizioni più consone per gli Imperi Centrali, mentre il clima rivoluzionario cominciava a serpeggiare nella fila dell’esercito russo, quello che porterà poi alla rivoluzione del 1917.

La paludi del Pripyat divennero anche terreno di scontro nel primo dopoguerra quando si sviluppò la guerra civile russa tra i bolscevichi e l’armata bianca, lotta che andrà avanti fino al 1921. Ma anche nel secondo conflitto mondiale, proprio per la conformazione fisica di quel territorio il Pripyat diventa il nascondiglio ideale per sovietici e polacchi che cercano di sfuggire alle ricerche della Wermacht, tanto che questo porta il Comando tedesco a studiare un piano redatto da Konrad Meyer Heitling (Generalplan Ost) per bonificarle e farle diventare parte integrante di un piano di germanizzazione dell’Europa dell’Est con il sostegno della popolazione ucraina da sempre refrattaria verso i russi. Piano che non vedrà mai la luce effettiva anche se l’odio atavico tra popolazioni di origine ucraina e quella russa sarà sottolineato da un bando di reclutamento per le SS che, nel 1943 nelle intenzioni dei comandi tedeschi avrebbe dovuto portare all’arruolamento di almeno 50.000 nuovi soldati, si presentarono in 300.000 e questa la dice lunga sulle differenze tra le due popolazioni che ancora oggi si sfidano. 

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Nato a Biella nel 1966. Appassionato di storia militare è Vicepresidente dell’Istituto Storico di Varallo dal 2010. Ha schedato i reperti militari del Museo del territorio della città di Biella e ha contribuito alla realizzazione della nuova veste del Museo degli alpini del capoluogo piemontese. Giornalista pubblicista, sportivo (corrispondente di «Tuttosport») e televisivo, esperto in pubbliche relazioni e gestione uffici stampa. Ha ideato e condotto trasmissioni come Piemonte Notizie, dedicata all’eccellenza piemontese, e Città allo specchio. Attualmente conduce il format Vivi in Piemonte in onda su GRP (canali 13,114 e 218 del DT) e Pillole di Storia (dedicata a curiosità e particolarità del Piemonte).

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