Comunicati e reazioni sull’assassinio di Saif al-Islam Gheddafi

Comunicati e reazioni sull’assassinio di Saif al-Islam Gheddafi

5 Febbraio 2026 0

È arrivata una conferma di fonti mediatiche sulle modalità dell’uccisione di Saif al-Islam Gheddafi, il 53enne secondogenito del “Colonnello” che resse la Libia per più di tre decenni.

L’imboscata

Il portale di notizie Fawasel Media riferisce le parole di Abdulla Othman, consigliere politico di Saif. Lo avrebbe assassinato un gruppo di quattro uomini mascherati. Gli avrebbero teso un’imboscata presso la sua casa di Zintan, nella Libia occidentale, a 136 chilometri da Tripoli. In un post ha annunciato la morte anche l’avvocato di Saif Khaled al-Zaidi. Ribadisce la versione di Othman anche un altro legale della vittima, Marcel Ceccaldi, che ha parlato di un commando di quattro persone che hanno fatto irruzione nella casa a Zintan. L’autopsia è stata già effettuata. Dalla cerchia di Saif però non sono arrivate notizie precise sulla sua prossima sepoltura. La magistratura ha subito avviato le indagini, confermando che la morte è avvenuta per arma da fuoco. Ora gli inquirenti stanno cercando di parlare coi testimoni e “con chiunque possa gettare luce sull’incidente”.

Commenti e reazioni

In attesa dell’esito delle indagini ufficiali, il capo del Consiglio presidenziale Mohamed al-Menfi ha esortato le forze politiche, i media e i personaggi pubblici a mostrare contegno nelle dichiarazioni e a non incitare all’odio. Il suo vice Moussa al-Kouni, rappresentante della regione del Fezzan, ha scritto su X: No agli omicidi politici, no all’ottenimento di richieste tramite la forza, e no alla violenza come linguaggio o mezzo di espressione.

Emadeddin Badi, collaboratore dell’Atlantic Council (centro studi con sede a Washington), intravede la possibilità che Saif diventi un martire agli occhi dei libici nostalgici che rimpiangono i lati migliori del governo di suo padre Muammar Gheddafi. Ricordano cioè il progressismo e il relativo benessere generato dagli introiti del petrolio. A lungo è stato considerato il possibile successore del padre, anche in virtù della tradizione di trasformare l’egemonia politica in dinastia, come accaduto in altri Paesi africani. Saif si era laureato alla prestigiosa alla London School of Economics, aveva numerosi contatti nel mondo occidentale e si presentava come promotore di un’apertura graduale del sistema libico, attirando sia consensi che diffidenze all’interno dell’apparato statale. Badi afferma inoltre che adesso le dinamiche elettorali potrebbero modificarsi con la “rimozione di un grosso ostacolo alle elezioni presidenziali”.

Condanna dell’Unione Africana

Mahmoud Ali Youssouf, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha condannato con forza quanto accaduto. Ha invitato i libici a tenere fede all’imperativo di risolvere le divergenze politiche con modi pacifici e legali. Ha espresso il timore che l’assassinio di Gheddafi possa minare gli sforzi della transizione politica della Libia. Da parte sua, l’Unione Africana ribadisce l’impegno a sostenere il popolo e le istituzioni libiche per ottenere una conclusione duratura, consensuale e pacifica della crisi che attanaglia il Paese da troppi anni.

Redazione Strumenti Politici
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