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Come una fortezza alla prova di resistenza: un’analisi della situazione in Ucraina

Presentiamo l’analisi del giornalista e politologo Fyodor Lukyanov a proposito dell’attuale situazione in Ucraina, vista da una prospettiva russa. Secondo Lukyanov, è la stessa società russa a doversi rendersi conto che le cose potrebbero non ritornare ad essere quelle di prima.

L’operazione speciale della Russia, finalizzata a smilitarizzare l’Ucraina, sta tirando una riga sopra un’intera epoca: quell’epoca che era iniziata con la dissoluzione del blocco sovietico e il crollo dell’URSS, quando al posto di un sistema mondiale bipolare piuttosto stabile arrivò quello che dopo qualche tempo è stato definito come ordine mondiale liberale, e che in sostanza consiste nel dominio della politica planetaria da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, sulla base di un’ideologia universalista.

La crisi aveva iniziato a mostrarsi già tempo fa, e il problema non era solo la resistenza manifestata dai grandi attori a causa dell’insoddisfazione data dalla loro posizione. Nel corso di parecchio tempo – almeno quindici anni – non si era mai verificata una particolare contrapposizione; i Paesi non occidentali, comprese la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, compivano sforzi per inserirsi nella gerarchia riconosciuta. La Cina vi è riuscita e in più ha sfruttato al massimo la situazione per rinforzarsi essa stessa. Alla Russia invece è andata peggio: non ha ottenuto subito una revisione della struttura del potere mondiale, così per lungo tempo il suo obiettivo è stato quello di trovare per sé stessa un posto adeguato nella cornice dell’ordine globale. Il sistema, però, si è rivelato poco flessibile e ha escluso per principio un bilanciamento di forze, cosa che di fatto lo ha reso vacillante. Inoltre, cosa ben più grave, non ha permesso una misura sufficiente di pluralità politico-culturale, la quale sarebbe necessaria per un funzionamento sicuro delle questioni globali, che per loro stessa natura sono disomogenee. Hanno cercato di imporre al mondo l’omogeneità con mezzi diversi, anche militari, e alla fine il cerchio si è chiuso.

L’operazione russa è il riflesso specchiato di quello che gli USA e i loro alleati hanno fatto negli ultimi decenni in varie parti del mondo. Secondo la leggenda, dopo la battaglia di Poltava (che decretò la vittoria dell’esercito imperiale russo sull’Impero svedese, N.d.T.) Pietro il Grande fece un brindisi ai suoi “maestri svedesi”. Oggi, anche i vertici russi possono asserire di aver imparato molto dall’Occidente: nelle azioni della Russia in Ucraina si possono riscontrare con facilità elementi (sia militari che di informazione) che erano presenti anche nelle campagne americane e della NATO contro Jugoslavia, Iraq e Libia. La tensione si era già accumulata molto tempo fa, e nel frattempo l’Ucraina è diventata la decisiva linea del fronte. Non è una battaglia ideologica sullo stile della Guerra Fredda della seconda metà del XX secolo. Qui è in atto un tentativo di contestare l’egemonia a favore di un modello mondiale molto più distribuito: nei termini che si usavano una volta, si tratta di sfere di influenza. Adesso il mondo è di gran lunga più trasparente e interdipendente, quindi una chiusura è possibile solo fino a un certo punto, o in ogni caso è ciò che si riteneva comunemente fino ad oggi. L’occasione scatenante è stata la contesa su di un territorio strategicamente importante, come peraltro accadeva spesso in passato. Il cliché del “ritorno della Storia”, che migra da un giornale all’altro, nel complesso rispecchia la realtà. Sono venuti a scontrarsi due tipi di interfenza. Da una parte c’è la classica forza bruta, quella che si attiene a categorie semplici, quasi grezze, ma assolutamente chiare, in primo luogo sangue e suolo. Dall’altra c’è una maniera avanzata di distribuire gli interessi e le influenze; in essa, la forza viene messa in atto con una serie di strumenti ideologici, comunicativi ed economici, e le categorie utilizzate sono di effetto, ma liquide, e vengono chiamate “valori”.

Dopo la Guerra Fredda hanno preso praticamente sempre il sopravvento dei mezzi più moderni, quelli che possiamo definire con la parola di moda ma imprecisa “ibridi”. In linea di massima essi non avevano mai incontrato una seria resistenza, specialmente una fatta con metodi frontali di combattimento. Ucraina 2022 è quindi l’esame decisivo: quale degli approcci vincerà? In questo senso, ha ragione chi ipotizza che le conseguenze potranno essere molto più grandi di ciò che possiamo anche solo pensare. Il governo russo, nell’intraprendere azioni estremamente decise, forse si è dato conto delle possibili conseguenze o addirittura si è indirizzato verso di esse. La pagina della cooperazione con l’Occidente è stata voltata. Questo non significa che al suo posto arriverà l’isolamento, ma vuol dire la chiusura di un’importante direttrice. La Guerra Fredda è arrivata per restare a lungo. Tra qualche tempo il subbuglio generato dall’operazione militare russa probabilmente inizierà ad acquietarsi e sarà rinnovata almeno parzialmente la cooperazione. Ma una linea è stata tracciata: per l’annullamento delle sanzioni si dovranno aspettare molti anni, persino con uno scenario favorevole, mentre il ripristino dei legami sarà lento e selettivo. La ristrutturazione delle priorità economiche necessita di un diverso schema di sviluppo, stimolandolo in un certo senso e frenandolo in un altro. La parte più sofisticata della società russa deve comprendere che il vecchio modo di vita non sarà più accessibile. La “fortezza Russia” ha deciso con spirito di sacrificio di mettere alla prova la sua resistenza e nel contempo diventare agente di un cambiamento radicale di tutto il mondo. 

 

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