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Belgio, approvato lo scambio di detenuti con l’Iran

Il Parlamento di Bruxelles ha ratificato l’accordo con l’Iran sullo scambio di detenuti, firmato a marzo dopo che un cittadino belga era stato arrestato con l’accusa di spionaggio. La detenzione di quest’ultimo è stata resa nota solo di recente: Olivier Vandecasteele, collaboratore di ONG umanitarie, aveva lasciato l’Iran più di anno fa dopo aver perso il lavoro, ma quando a febbraio era tornato nel Paese per prendere i suoi effetti personali è stato messo in carcere come spia, accusa che il Belgio ha dichiarato essere senza fondamento. Come contropartita, Bruxelles dovrebbe far partire Assadollah Assadi, un diplomatico iraniano che nel 2021 è stato condannato a venti anni di carcere per l’organizzazione di un attentato esplosivo in Francia. Secondo la corte di Anversa che lo ha giudicato, Assadi ha agito per conto dei servizi segreti iraniani, ma la sua immunità diplomatica di inviato in Austria non ha vigore in Belgio. Dall’opposizione sono giunte critiche alla decisione del governo, sostenendo che abbia ceduto al ricatto di Teheran esponendo ulteriormente al pericolo i suoi duecento cittadini che risiedono in Iran. Anche a Washington hanno reagito negativamente alla notizia dell’accordo, specialmente all’idea del possibile ritorno di Assadi in patria; è spuntata l’ipotesi di una richiesta di estrazione negli USA. Il ministro della Giustizia belga Vincent Van Quickenborne difende il trattato sostenendo che la liberazione di Vandecasteele costituisce una priorità per lo Stato, il quale ha il dovere di proteggere i suoi cittadini all’estero da processi ingiusti e trattamenti disumani. Van Quickenborne sottolinea come il Belgio abbia sottoscritto questo genere di accordi con più di settanta Paesi del mondo, mentre anche altri Stati democratici come la Francia hanno concluso trattati di estradizione con l’Iran.

Il premier Alexander De Croo ha spiegato che l’accordo è stata l’unica maniera per liberare Vandecasteele e ha negato che sia stato una sorta di riscatto. Il ministro degli Esteri Hadja Lahbib ha detto che il governo ha utilizzato tutti i canali diplomatici disponibili e ha fatto tutto il possibile per liberare Vandecasteele: Avremmo potuto alzare ancora la voce, ma sarebbe stato come gridare nel deserto. La stessa Lahbib però è sotto contestazione per la sua nomina a ministro senza prima essere stata eletta in Parlamento. Giornalista presso la Radio-télévision belge de la Communauté française (RTBF), è entrata in carica il 15 luglio, sesto ministro del gabinetto De Croo a non essere passato attraverso un’elezione popolare. L’accordo per lo “scambio di prigionieri” purtroppo lascia dentro Ahmadreza Djalali, docente ospite della Vrije Universiteit Brussel. Di doppia cittadinanza svedese e iraniana, era stato arrestato nel 2016 a Teheran con l’accusa di collaborazione con Stati ostili e di spionaggio per Israele; condannato alla pena capitale nel 2017, la sentenza non è ancora stata eseguita ma l’Iran minaccia di metterlo presto a morte. Dal Ministero della Giustizia del Belgio fanno sapere che l’accordo con Teheran si estende ai soli cittadini belgi, perciò deve essere la Svezia a occuparsi del rilascio di Djalali

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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