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Attentato all’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe

L’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe è alla fine morto a seguito dei colpi d’arma a fuoco che lo hanno raggiunto nel corso di un discorso elettorale per l’elezione della Camera Alta nel Giappone occidentale, precisamente a Nara. Lo riferiscono media locali. Abe, portato di corsa in ospedale, non mostra segni vitali. L’emittente locale Nhk ha mandato in onda un filmato che mostrava Abe crollato per strada, con diverse guardie di sicurezza che correvano verso di lui. Abe si teneva il petto quando è crollato, con la maglietta imbrattata di sangue. Il ministro della difesa giapponese Nobuo Kishi, che è il fratello minore dell’ex premier ha dichiarato ai giornalisti a Tokyo che l’ex capo di governo è sottoposto a trasfusioni di sangue nell’ospedale di Nara dove si sta tentando di salvargli la vita.

Il responsabile dell’attentato è Tetsuya Yamagami un ex militare della Forza di autodifesa marittima giapponese. L’emittente televisiva giapponese “Fuji Tv” ha ricostruito come l’uomo sia stato immediatamente bloccato dal servizio di sicurezza dell’ex premier, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Il responsabile dell’aggressione ha utilizzato un’arma di evidente fattura artigianale occultata in una borsa, come emerge dalle immagini che circolano sui media giapponesi. “Provavo risentimento per l’ex primo ministro e per questo volevo ucciderlo – avrebbe detto agli inquirenti Yamagami -. Non si è trattato di questione di credo politico“. 

Tra le possibili cause dell’attentato potrebbe esserci il fanatismo religioso. Due giorni fa era ricorso il quarto anniversario della morte di Shoko Asahara, pseudonimo di Chizuo Matsumoto, criminale giapponese, uno dei fondatori del nuovo movimento religioso giapponese Aum Shinrikyo. Come ricordato dall’Agi nel 2004 Asahara era stato riconosciuto colpevole di essere stato mente e mandante dell’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995. La condanna a morte del capo della setta venne eseguita l’8 luglio 2018 quando al governo c’era Shinzo Abe. L’attentatore di oggi potrebbe aver agito per vendetta. Ma, al momento dicono i media giapponesi, è solo un’ipotesi. 

Il capo del governo attuale ha dichiarato di aver convocato in emergenza a tutti i ministri di rientrare a Tokyo, ma non ha fatto alcun cenno alla possibilità di rimandare le elezioni politiche previste per domenica. Fumio Kishida – membro dello stesso Partito liberaldemocratico di Abe, ma appartenente a una diversa corrente – ha anche detto di “pregare con tutto il cuore” per la salvezza di Abe. L’ex primo ministro è stato trasportato in ospedale dopo l’attacco e indicato come in “arresto cardiopolmonare“. 

Casi similari all’attentato dell’ex premier Abe si sono verificati in passato, e hanno riguardato politici di rilievo. L’agenzia stampa Ansa li ha ripercorsi. Nel 1992 un estremista di destra sparo’ alcuni colpi di arma da fuoco all’allora vice presidente del partito democratico, Kamemaru Shin, nella prefettura di Tochigi, senza tuttavia colpirlo. Nel 1994, in un hotel a Tokyo il premier Hosokawa Morihiro venne sparato da un appartenente a un gruppo di estrema destra, ma rimase illeso. Nel 2007 il sindaco della città di Nagasaki, Ito Itcho, mori’ durante un attentato organizzato da una banda criminale. Un altro caso ha riguardato il direttore dell’Agenzia nazionale di polizia, Kunimatsu Takaji, nel 1995, che venne gravemente ferito da colpi di pistola sparati davanti la sua abitazione“. Anche il nonno di Abe era stato accoltellato. Il tasso di omicidi in Giappone si assesta a 0,2 su 100.000 abitanti, contro lo 0,5 dell’Italia, e i 6 degli Stati Uniti. 

Shinzo Abe è nato il 21 settembre 1954, sostanzialmente un predestinato, perché proveniente da una ricca dinastia politica giapponese. Suo nonno, infatti, era il controverso ex primo ministro Nobusuke Kishi, mentre suo padre era un ex ministro degli Esteri che, se non fosse morto, sarebbe diventato a sua volta capo del governo. Attualmente, nell’esecutivo guidato dal premier Fumio Kishida, milita come ministro della Difesa il fratello Nobuo Kishi. Shinzo Abe ha ricoperto due volte la carica di presidente del Partito liberaldemocratico (Jiminto), e quindi di primo ministro (in Giappone il leader del partito di maggioranza diventa in maniera semi-automatica capo del governo): nel 2006-2007 e tra il 2012 e il 2020. E’ diventato così il premier che ha governato più a lungo nella storia nipponica. Ma in tutti e due i mandati ha dovuto lasciare la carica per problemi di salute. Dopo aver studiato in Giappone e negli Stati uniti, Abe dapprima ha lavorato in un’azienda, la Kobe Steel, e poi al Ministero degli Esteri. Come ricordato dall’Agenzia Nova Abe è stato promotore di una “normalizzazione istituzionale” del Paese, si è battuto per il superamento del pacifismo costituzionale, ed ha promosso con convinzione il processo di rafforzamento delle capacità di difesa nazionale accelerato dall’attuale esecutivo. Il nome dell’ex premier e’ anche associato alla cosiddetta “Abenomics“: l’insieme di politiche economiche espansive e di riforma adottate dall’ex premier per tentare di superare lo stallo deflattivo della terza economia globale e rilanciarne la crescita. 

Il mondo sta reagendo con sgomento. Il primo ministro dell’India, Narendra Modi, ha affermato “Sono profondamente angosciato per l’attacco al mio caro amico Shinzo Abe. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con lui, la sua famiglia e il popolo giapponese“. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha twittato un messaggio in cui si dice “profondamente scioccato per l’odioso attentato di cui è stato vittima Shinzo Abe“. Macron invia “pensieri alla famiglia e alle persone vicine ad un grande primo ministro. La Francia – aggiunge – è al fianco del popolo giapponese“. L’ambasciatore russo in Giappone, Mikhail Galuzin, ha condannato fermamente il “barbaro” attacco subito dall’ex primo ministro giapponese. “Preghiamo per la salute dell’ex Primo Ministro del Giappone, Shinzo Abe. Condanniamo fermamente il barbaro attrentato alla sua vita“, si legge nel messaggio pubblicato sui profili sociali dell’ambasciata. 

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