Alla scoperta di una grande personalità piemontese. Un libro racconta le peripezie del cardinale e missionario Guglielmo Massaja.

Alla scoperta di una grande personalità piemontese. Un libro racconta le peripezie del cardinale e missionario Guglielmo Massaja.

24 Luglio 2022 0

Si tratta di “Guglielmo Massaja. Contenuto e stile di una singolare missione africana”, che è uscito per la casa editrice Effatà nel 2017, scritto da don Vittorio Croce, storico teologo e giornalista astigiano; con la prefazione a cura di Fra Mario Durando O.F.M.Cap., Vicepostulatore del processo di canonizzazione del Venerabile Servo di Dio Fra Guglielmo Massaja dalla Piovà. 

Con precisione e semplicità, come solo un buon divulgatore sa fare, don Vittorio ci fa appassionare velocemente ai viaggi del Massaja, utilizzando anche le lettere che questi scrisse in più di 35 anni di missione in terra africana. Egli affrontò cinque viaggi per raggiungere l’impervio e spettacolare acrocoro etiopico, subì una drammatica prigionia sotto l’imperatore Teodoro e l’espulsione ad opera del negus Johannes per aver collaborato (perché costretto con la forza) con il ras Menelik, futuro imperatore e unificatore dell’Etiopia.

Il cappuccino fu Esploratore, con un acuto interesse per la natura; di fatti scoprì e raccolse informazioni su territori sconosciuti in Europa: dati geografici, montagne fiumi clima, flora e fauna, per questo divenne socio della Società Geografica Italiana. Tale raccolta di dati era facilitata dal suo essere francescano. Egli camminava a piedi nudi senza sandali, evitava di salire sulle bestie da soma, a meno che non fosse costretto dalle malattie, a fianco dei locali che lo accompagnavano. In questo modo si faceva prossimo agli altri per conoscere le loro esigenze e vedere coi loro occhi i territori africani che attraversava fino all’Etiopia. Si adattava ai costumi locali anche per quanto riguardava i lunghi e terribili digiuni etiopici. Si fece medico, in particolare producendo e praticando il vaccino contro il vaiolo, cosa che lo tramandò nella memoria locale come il “padre del fantatà” (“Padre del vaiolo”). Condivise la sua cultura contadina dell’astigiano: coltivò la vite per ricavarne il vino per la Messa; affrontò e insegnò ad affrontare la carestia capitalizzando il tief, cereale tipico del posto; e si fece pure diplomatico, per risolvere le contese locali, e impegnarsi sul fronte francese e inglese. Egli fece tutto questo solo per un motivo. Salvare tutte le anime possibili, per portarle a Dio. Tale santa esigenza era il cuore della sua personalità. Per l’evangelizzazione dell’Etiopia si fece pure linguista e mise per iscritto le diverse lingue etiopiche, tra cui la oromo, attraverso le quali poté scrivere due-tre catechismi, in primis il Catechismo Galla. Grazie a questi strumenti poté formare i giovani da avviare anche al sacerdozio. Inoltre, riformò attentamente la liturgia abissina nel rispetto della sua tradizione e lavorò per trovare le soluzioni accettabili per ammettere al battesimo e risolvere difficili casi matrimoniali; inventò una forma di vita monastica. Per di più Massaja volle, oltre ad accettare il confronto con la cultura abissina oromo e Kaffa, affrontare la chiesa copta e l’islam, con cui ebbe un rapporto rispettoso ma duro, soprattutto con la seconda religione, la quale era impegnata a sottomettere i popoli dell’Africa orientale. In tempi non sospetti, avvertì La Chiesa di Roma di questo grande pericolo; anche perciò rimane una figura molto attuale, considerati i tempi che corrono.

Ora, per ben concludere, vale la pena lasciare spazio a un passaggio del libro. “Maggiori dettagli richiedeva la spiegazione dei comandamenti, sia nell’orientamento della teologia del tempo più motivata sull’aspetto etico che su quello dogmatico, sia per le esigenze di una popolazione che viveva tra paganesimo tradizionale, cristianesimo contaminato, ebraismo e islamismo. Massaja punta decisamente a una cristianizzazione dell’etica, che significa il superamento del legalismo in direzione del cuore della morale cristiana, l’amore a Dio e al prossimo. Colpiscono l’insistenza sull’aspetto positivo dei comandamenti di Dio dati a Mosè e sul loro orientamento alla perfezione della legge di Gesù nelle opere della misericordia, cosa che non accadeva sempre nella teologia e nella catechesi europea del tempo, spesso impegolata in una casistica asfissiante. Ciò indubbiamente era facilitato per Massaja dalla sua formazione francescana”.

Daniele Barale
Daniele Barale

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