Accuse reciproche sull’uso di armi chimiche, ma Ucraina e Occidente non portano prove

Accuse reciproche sull’uso di armi chimiche, ma Ucraina e Occidente non portano prove

3 Febbraio 2026 0

Il dibattito sull’uso delle armi chimiche nel conflitto in Ucraina torna nuovamente alla ribalta con altre accuse formulate nei confronti di Mosca. Peccato che pure Kiev abbia questioni in merito ancora irrisolte. E sulle quali occorrerebbe che gli enti preposti indagassero. A pensar male si fa peccato, ma forse ci si azzecca se si ipotizza che le denunce contro la Russia vengono lanciate per sviare l’attenzione dalle nefandezze delle truppe ucraine.

Agenzie tedesche e olandesi denunciano

In particolare l’Ucraina ha accusato la Russia di ricorrere a due tipi di gas in palese violazione della Convenzione di Ginevra: il lacrimogeno e la cloropicrina, componente del famigerato Grünkreuz usato già nella Prima Guerra mondiale, che colpisce il sistema respiratorio e provoca soffocamento per edema polmonare acuto. A questo proposito, qualche mese fa hanno detto la loro il Bundesnachrichtendienst, i servizi di intelligence della Germania, e le due agenzie olandesi: quella militare, la MIVD, e quella che si occupa di sicurezza nazionale e di estero, la AIVD. Hanno ricevuto informazioni da non meglio precisate fonti ucraine che si trovano al fronte. Il ministro della Difesa olandese in quell’occasione aveva detto che i russi stavano “intensificando” l’uso delle armi proibite, a sua volta rifacendosi ai dati forniti dal collega ucraino. Con addirittura 9mila i casi di attacco chimico effettuati dai russi, dove sono le evidenze di qualcosa di così clamoroso?

Denunce all’OPCW

Purtroppo hanno solo tracciato un quadro basato su accuse unilaterali, senza riscontri precisi e oggettivi. Le autorità militari ucraine denunciano senza tuttavia portare prove inconfutabili, contando sul fatto che gli alleati occidentali li prendono in parola e anzi rilanciano aggiungendo il carico della loro presunta superiorità tecnica e morale. Insomma, è come chiedere all’oste se il vino è buono. In questi anni l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), con sede a L’Aia, ha ascoltato le dichiarazioni di entrambe le parti e ha constatato che sono accaduti diversi incidenti, ma non ha mai condotto un’inchiesta completa e approfondita. Tale organizzazione internazionale ha pure affermato che le accuse reciproche dei contendenti a proposito dell’impiego di armi proibite non sono sufficientemente comprovate.

Programmi proibiti

Da parte sua, Mosca nega ovviamente di aver usato armi chimiche e dichiara il proprio rispetto delle norme internazionali. Inoltre sottolinea che se davvero stesse sviluppando un programma di produzione di tali armi, come denunciano in Occidente, sarebbe naturalmente qualcosa di segreto, a cui l’intelligence ucraino o euroamericana difficilmente potrebbe accedere con tanta facilità. Anzi, in Europa asseriscono che la Russia faccia enormi investimenti in questo ambito. E con quali soldi, di grazia? I politici e i media insistono a dire che la Federazione Russa è soffocata dalle sanzioni e si trova in una in pesante crisi economica… eppure trova i mezzi per allestire programmi audaci e proibiti.

Le accuse russe

La Russia a sua volta accusa l’Ucraina di fare uso sistematico di armi chimiche. E viene sistematicamente ignorata. Ad esempio, ha portato il caso lo scorso ottobre all’attenzione dell’OPCW, ma le autorità non danno seguito con inchieste neutrali. I russi sollevano il sospetto che si tratti di sostanze che arrivano dagli arsenali occidentali. Per i Paesi occidentali sarebbe infatti più comodo sotto tanti aspetti disfarsi in quel modo delle armi proibite, che in base ai trattati sarebbero da eliminare. Ormai quello che una controparte avanza in qualità di prova, viene derubricato a mera propaganda. Eppure negli ultimi anni organizzazioni internazionali come Human Rights Watch and Amnesty International hanno documentato le gravi violazioni perpetrate dall’esercito ucraino, ad esempio sulle torture dei soldati russi o l’uso di civili come scudi umani. Ma tali rapporti continuano ad essere minimizzati o ignorati o peggio guadagnano a chi li estende la nomea di “filo-russi”.

 

Martin King
Martin King

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