Il dossier Libia passa per Cartagine: il piano di Kais Saied per una “soluzione libico-libica”
Non è solo una questione di vicinato, è una questione di sopravvivenza regionale. In una Cartagine che torna a farsi epicentro della diplomazia nordafricana, il presidente tunisino Kais Saied traccia la “linea rossa” sul dossier libico: la soluzione deve essere “libico-libica”. Senza interferenze, senza tutoraggi stranieri, senza quella “internazionalizzazione” che, secondo il leader tunisino, dal 2011 a oggi non ha risposto alle aspettative della popolazione libica.
Ricevendo separatamente i pesi massimi della diplomazia dell’area — l’algerino Ahmed Attaf e l’egiziano Badr Abdelatty — Saied ha giocato la carta dell’ospitalità attiva. La Tunisia non vuole solo assistere, vuole «tradurre in realtà la volontà del popolo libico», offrendosi come sede per una conferenza inclusiva. È un messaggio chiaro: Tunisi dispone delle competenze e della neutralità necessaria per ospitare quel dialogo che finora è naufragato nei resort europei o nelle cancellerie del Golfo.
Il ragionamento di Saied è netto:
Le consultazioni non sono un fine, ma uno strumento.
Un richiamo al pragmatismo rivolto a una Libia che dal 2011 attende una stabilità mai arrivata, vittima di una gestione che il presidente tunisino non esita a definire fallimentare per le aspirazioni popolari.
L’asse tripartito e l’ombra di Washington
Il cuore politico è il documento in 12 punti scaturito dal vertice tripartito Tunisia-Algeria-Egitto. Alla presenza di Hanna Tetteh, inviata dell’Onu, i tre Paesi hanno blindato un principio: l’unità del territorio libico è “inviolabile”. Ma c’è un elemento di novità che pesa come un macigno sugli equilibri futuri: la visita di Massad Boulos. Il consigliere senior di Donald Trump per gli Affari Arabi, dopo le tappe a Tripoli e Bengasi, si è fermato a Tunisi.
Il colloquio con il ministro degli Esteri tunisino Mohamed Ali Nafti e il neo-ambasciatore USA Bill Bazzi segnala un cambio di passo. Washington sembra guardare con favore al Meccanismo di consultazione tripartito. Il post su X di Boulos, prima di volare verso Algeri, parla di “sfide regionali” e “cooperazione rafforzata”, suggerendo che la nuova amministrazione americana potrebbe delegare ai vicini di casa la gestione della complessa transizione libica.
I punti chiave del piano di Tunisi
Il piano d’azione emerso dai colloqui di Tunisi non si limita a enunciazioni di principio, ma delinea un percorso pragmatico per tentare di ricomporre il mosaico libico. Al centro di questa strategia vi è l’urgenza di superare il dualismo istituzionale attraverso lo strumento democratico: la richiesta è quella di procedere verso elezioni presidenziali e parlamentari simultanee. Questa sincronia non è un dettaglio tecnico, ma una condizione politica ritenuta indispensabile per evitare nuovi vuoti di potere e garantire che le istituzioni nate dal voto godano di una legittimità piena e condivisa in tutto il Paese.
Parallelamente al binario elettorale, la diplomazia tunisina, insieme a quella egiziana e algerina, punta alla stabilizzazione del quadro di sicurezza. Il documento congiunto insiste sulla necessità di unificare le istituzioni militari sotto un’unica bandiera, sostenendo con vigore il lavoro del Comitato militare congiunto. Si tratta di un passaggio delicatissimo che presuppone, come precondizione non negoziabile, il ritiro immediato di mercenari e combattenti stranieri. Solo liberando il territorio dalle influenze armate esterne, secondo i tre Paesi vicini, la Libia potrà tornare a essere padrona del proprio destino.
Infine, il piano tocca il nervo scoperto dell’economia. La protezione delle risorse nazionali e la salvaguardia della ricchezza petrolifera non vengono viste solo come un obiettivo finanziario, ma come un pilastro della sovranità. L’idea di fondo è che la creazione di un ambiente economico stabile e la trasparenza nella gestione dei proventi energetici possano fungere da collante per la riconciliazione sociale, trasformando le risorse da motivo di scontro tra milizie a motore di sviluppo per un popolo che, dal 2011, attende ancora di veder garantiti i propri diritti fondamentali.
Un equilibrio fragile
Nonostante l’ottimismo diplomatico, il terreno resta minato. La Libia è oggi un Paese a due teste, diviso tra l’ovest di Tripoli e l’est di Bengasi, dove le istituzioni parallele si guardano con sospetto e i gruppi armati e le potenze straniere dettano legge sul territorio. La dichiarazione congiunta di Tunisi ribadisce che la stabilità della Libia è lo specchio della “sicurezza araba” e di quella del Sahel.
Ma il vero nodo resta l’applicazione pratica: come portare al tavolo tutte le anime di un conflitto che è ormai diventato un mosaico di interessi contrapposti? La Tunisia si è offerta come casa comune. Resta da vedere se i libici, stanchi di quindici anni di precarietà, avranno la forza di varcarne la soglia senza farsi accompagnare da potenze esterne.

Vanessa Tomassini è una giornalista pubblicista, corrispondente in Tunisia per Strumenti Politici. Nel 2016 ha fondato insieme ad accademici, attivisti e giornalisti “Speciale Libia, Centro di Ricerca sulle Questioni Libiche, la cui pubblicazione ha il pregio di attingere direttamente da fonti locali. Nel 2022, ha presentato al Senato il dossier “La nuova leadership della Libia, in mezzo al caos politico, c’è ancora speranza per le elezioni”, una raccolta di interviste a candidati presidenziali e leader sociali come sindaci e rappresentanti delle tribù.
Ha condotto il primo forum economico organizzato dall’Associazione Italo Libica per il Business e lo Sviluppo (ILBDA) che ha riunito istituzioni, comuni, banche, imprese e uomini d’affari da tre Paesi: Italia, Libia e Tunisia. Nel 2019, la sua prima esperienza in un teatro di conflitto, visitando Tripoli e Bengasi. Ha realizzato reportage sulla drammatica situazione dei campi profughi palestinesi e siriani in Libano, sui diritti dei minori e delle minoranze. Alla passione per il giornalismo investigativo, si aggiunge quella per l’arte, il cinema e la letteratura. È autrice di due libri e i suoi articoli sono apparsi su importanti quotidiani della stampa locale ed internazionale.

