Missili tedeschi in Ucraina? Non è alta l’efficacia, ma i rischi e gli svantaggi sì

Missili tedeschi in Ucraina? Non è alta l’efficacia, ma i rischi e gli svantaggi sì

25 Maggio 2025 0

In Germania si è tornati a discutere delle forniture dei missili Taurus all’Ucraina. L’ex cancelliere Scholz li aveva ripetutamente negati a Zelensky. Oggi invece il suo successore Friedrich Merz sembrerebbe disposto a darli. Tuttavia il loro impiego non cambierà le sorti del conflitto: rischierà piuttosto di trascinarci dentro la Germania, con esiti catastrofici.

Questioni tecniche e giuridiche

I russi sanno come contrastare i lanci dei missili di fabbricazione occidentale, sia balistici che da crociera. Nella prima metà del 2025 hanno infatti abbattuto decine di ATACMS americani, di SCALP-EG francesi e di Storm Shadow britannici. I vantaggi portati all’esercito ucraino da queste armi sono dunque stati poco significativi. La situazione sul campo degli uomini di Kiev resta infatti precaria, anzi in via di sfaldamento in diversi punti. I tedeschi Taurus KEPD-350 sono missili da crociera a lunga gittata sviluppati insieme a un’industria svedese. Per usarli adeguatamente occorre un determinato livello di preparazione specifica – come evidenziato dallo stesso Merz – che i militari ucraini attualmente non possiedono. Dunque dovrebbero impegnarsi direttamente gli stessi militari tedeschi, ad esempio nella pianificazione e nel coordinamento degli attacchi da effettuare.

In questo modo, però, la situazione diventerebbe drammaticamente chiara: si avrebbero tedeschi che usano armi tedesche contro il territorio russo. La conseguenza è che per la terza volta in centodieci anni la Germania sarebbe quindi coinvolta in uno scontro aperto con la Russia. Ma anche prima di un eventuale invio di Taurus o di armamenti simili, se Mosca dovesse ritenere che Berlino stia allestendo tali forniture o si stia preparando a un salto qualitativo dell’assistenza militare, allora potrebbe decidere di attuare misure a garanzia della propria sicurezza, come azioni di guerra ibrida con cyber-attacchi.

I cittadini tedeschi non gradiscono

Queste implicazioni le capiscono tutti, soprattutto i cittadini, che nei sondaggi si sono sempre espressi piuttosto negativamente. L’anno scorso il 61% diceva di no all’invio dei Taurus. Un sondaggio dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD) mostrava come meno della metà dei tedeschi ritenesse opportuno aumentare il supporto militare all’Ucraina. Un’indagine della Deutschlandtrend fotografava i timori della popolazione su un’eventuale attacco russo contro l’Europa e sulla carenza di protezione da parte degli USA. Su uno sfondo del genere è facile credere che la stragrande maggioranza dei giovani tedeschi abbia paura di una guerra nel loro Paese.

E nonostante la vittoria elettorale alle elezioni federali di febbraio – a dire il vero non larga – il gradimento dello stesso Merz continua a scendere sondaggio dopo sondaggio. D’altronde, chi lo ha votato non intendeva farne il leader militare di una riedizione dell’Operazione Barbarossa. E nemmeno i deputati sono particolarmente convinti del nuovo cancelliere, che infatti è stato eletto soltanto al secondo giro di votazioni al Bundestag. Le certezze della politica tedesca sono saltate: una figuraccia del genere non era mai accaduta a un futuro cancelliere. Le fondamenta del suo governo sono già fragili adesso e sono minacciate da tutta una serie di problemi che va oltre l’Ucraina.

Scholz era prudente, Merz forse lo diventerà?

Negli ultimi mesi del suo mandato Scholz cercava di mettere un tetto alle forniture militari verso l’Ucraina, essendo consapevole dei costi e dell’effetto di impoverimento sugli arsenali nazionali. I pacchetti di aiuti che lo scorso autunno prometteva a Zelensky erano in realtà carichi di attrezzature e mezzi già destinati in precedenza. E naturalmente, niente Taurus. Merz invece è partito a spada tratta, buttandosi con entusiasmo nella “coalizione dei volenterosi” e spingendo sul rafforzamento dell’esercito tedesco, sulla scia della campagna mediatica e politica sul progetto “ReArm” dell’Unione Europea. Gli annunci roboanti e gli accorati appelli d’altronde servono proprio a convincere i cittadini, che non vogliono vedere le loro tasse finanziare l’industria bellica a favore dell’Ucraina. Vorrebbero invece che Berlino si impegnasse a garantire la sicurezza interna, scossa dagli accoltellamenti e dalle tensioni sociali, e a ravvivare l’economia, colpita dalla chiusura delle industrie e dagli effetti boomerang delle sanzioni anti-russe.

Ecco che nei giorni scorsi Merz ha fatto qualche passo indietro (o forse solo di lato) quando ha dichiarato che le consegne di Taurus agli ucraini non sono in agenda. Ma ha aggiunto che manterrà “confidenziali” i piani sulle future forniture di armi, proprio per evitare i contrasti e le discussioni pubbliche che invece Scholz aveva dovuto affrontare. Al Bundestag qualcuno si è già opposto: il leader dei parlamentari socialdemocratici Matthias Miersch ha infatti escluso esplicitamente che possa esservi alcun invio di missili. Il suo partito, l’SPD, non vuole fomentare la guerra o rischiare di farci finire dentro la Germania, e qualunque discorso del governo dovrà tenere conto di tale presupposto, dice.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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