Von der Leyen: energia troppo cara e sicurezze perdute, servono i risparmi degli europei

Von der Leyen: energia troppo cara e sicurezze perdute, servono i risparmi degli europei

2 Settembre 2026 0

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha tenuto a Parigi una sorta di discorso programmatico della parte restante del suo mandato. Lo ha fatto il 27 agosto all’annuale Rencontre des Entrepreneurs de France, durante il quale ha espresso quelle verità che quando vengono dette da altri sono tacciate di populismo o euroscetticismo. In definitiva, ha proposto delle soluzioni ai problemi che Bruxelles stessa ha contribuito a creare.

Certezze perdute

Parlando a una platea di imprenditori francesi, la von der Leyen li ha incoraggiati citando la frase dell’aviatore Roland Garros: La vittoria appartiene ai più tenaci. Forse si riferiva alla sua testardaggine nel non volere tornare sui suoi passi scellerati, come la sudditanza economica ed energetica agli Stati Uniti, le sanzioni anti-russe, la diplomazia dell’arroganza e dell’autoreferenzialità verso il resto del mondo. Comunque ha chiosato la frase augurando a chi la ascoltava la “perseveranza” necessaria in questo “mondo che ha perso le sue certezze”. Un mondo nel quale “le regole del gioco sono cambiate”. Per lungo tempo – spiega – il modello economico europeo si è basato su alcuni presupposti ovvi. Purtroppo, dice, essi sono scomparsi. Si trattava ad esempio del libero commercio della globalizzazione, della protezione strategica americana e della supremazia tecnologica dell’Occidente.

Niente più energia a buon mercato

Un altro presupposto la cui scomparsa ha fatto crollare il modello economico europeo è l’importazione di energia a buon mercato. La von der Leyen non cita Mosca nemmeno una volta, ma il riferimento alle risorse russe si legge con chiarezza fra le righe. Non importeremo più quelle combustibili che costavano così poco rispetto a quelli che compriamo oggi dagli USA o dai Paesi arabi. E non cambieremo mai idea a questo riguardo: è questo il messaggio del capo della Commissione, che accusa implicitamente Washington e Pechino di far pagare alle rispettive popolazioni bollette della luce due o tre volte meno care di quelle europee.

Inoltre, la von der Leyen insiste a parlare di decarbonizzazione. Diciamo definitivamente basta ai combustibili fossili, dice, proprio quelli convenienti e sicuri che prima del 2022 venivano importati regolarmente dai motori economici del continente come Germania, Italia e Francia. Visto che (secondo i suoi dati) con il nucleare e le fonti rinnovabili facciamo il 70% dell’elettricità ad uso interno, allora elettrifichiamo tutta l’industria e saremo a posto. La sua proposta è dare agevolazioni finanziarie a chi investe nella decarbonizzazione. Ma ipocritamente non parla più di “transizione verde”, locuzione ormai invisa a molti; dice invece che “non stiamo scegliendo fra clima e industria, ma stiamo rendendo la transizione una forza vitale per l’industria europea”.

Il mercato cinese

L’altro problema evidenziato dalla von der Leyen è quello dell’accesso al mercato cinese e della mancanza di equità nei rapporti commerciali con Pechino, da lei definita “un partner economico chiave”. I sussidi che le aziende cinesi ricevono dallo Stato sono eccessivi rispetto a quanto avviene in Europa e le rendono ultra competitive. Parallelamente al crollo dell’export europeo, negli ultimi cinque anni le importazioni della UE dalla Cina sono aumentate addirittura del 45%. Per non parlare del dominio cinese sulla logistica della distribuzione e sul possesso delle materie prime, incluse le ormai famose terre rare. Bruxelles deve garantire “condizioni eque” negli scambi commerciali con Pechino, da cui stiamo diventando sempre più dipendenti.

Già, ma concretamente come pensa di ottenere questo risultato? La risposta della presidente della Commissione è “il dialogo”. Ma se il dialogo non basta, spiega, dobbiamo essere pronti a fare pieno uso dei nostri strumenti, come le inchieste sulla difesa del commercio. Ne sono state aperte quest’anno più di trenta, cioè il triplo che in passato. Come se ciò potesse bastare a modificare i progetti quinquennali di espansione economica della Repubblica Popolare Cinese…

Servono i risparmi dei cittadini…

Se il modello economico europeo si è ormai sfaldato, occorre modernizzare l’economia, dice la von der Leyen. E per farlo servono gli investimenti. Dove andare a prendere i soldi? Semplice, si può ricorrere ai 10mila miliardi di euro accantonati dai cittadini e tenuti in depositi bancari. Bisogna “movimentare” quel denaro e – già che ci siamo – far tornare indietro quello investito al di fuori della UE. È il tempo di fare riforme strutturali per arrivare a una “unione dei risparmi e degli investimenti” con i 27 Paesi membri. Bisogna trovare il consenso di tutti entro la fine dell’anno. E se non ci riusciamo, dice, “agiremo se necessario soltanto con gli Stati che sono pronti”.

Al progresso dell’industria europea ci aveva pensato Mario Draghi, esaltato dalla von der Leyen come colui che ha “spianato la strada”. L’obiettivo è di rendere l’Europa un continente che produce, che investe e che protegge la sua economia. Insomma, ora invita a fare il contrario di quanto lei stessa e i suoi predecessori hanno fatto, cioè accelerare la desertificazione industriale, abbattere la fiducia dei cittadini e scoraggiare gli investimenti. Loda la Francia e gli imprenditori francesi, che la ospitavano quella sera, per l’impegno mostrato. D’altronde, dice, in Europa non c’è carenza di tecnologia e di risparmi. Ciò che manca è la capacità di ingrandire il business continentale.

Si è accorta finalmente dei problemi

Agli imprenditori francesi presenti ha detto di sapere che le aziende europee stanno affrontando una serie di shock tutti contemporaneamente. Dai prezzi alti dell’energia alla complessità della burocrazia, dalla concorrenza sleale alla frammentazione del mercato unico. E poi la difficoltà di reperire le materie prime e i componenti, problema da risolvere trovando fornitori alternativi a quelli che si rivelano poco prevedibili. Per farlo, la UE firma i trattati commerciali. È questa la sicurezza economica, asserisce, il non essere dipendenti da un unico partner. Dipende quali e quante sono le alternative, verrebbe da rispondere, perché a volte la pezza è peggiore del buco. Meno male comunque che si è accorta di questi guai, ma chissà se avrà capito che è anche colpa sua.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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