Dalla policrisi alla democrazia reale: il Terzo settore e la sfida della sussidiarietà
Al Meeting di Rimini il confronto sull’amministrazione condivisa mostra il respiro di un Terzo settore che non si limita a rispondere ai bisogni, ma contribuisce a costruire la polis. Dalla prossimità alle persone alla collaborazione con le istituzioni, fino alla partecipazione e alla rappresentanza.
Quando, nella sua storica visita al Meeting di Rimini di sabato 22 agosto, Leone XIV ha definito questa esperienza una realtà che non è rimasta «enclave», ma è diventata «crocevia per la Chiesa e per la società», un «incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini», ha indicato qualcosa che va oltre la dimensione di una manifestazione culturale.
Il confronto del 25 agosto su “Una sussidiarietà reale. L’amministrazione condivisa parte dal basso”, promosso in collaborazione con Cdo Opere Sociali e moderato da Elisabetta Soglio, responsabile di Buone Notizie del Corriere della Sera, ne è stata una conferma. Dentro un incontro dedicato a norme, procedure, coprogettazione e rapporti tra pubblica amministrazione ed enti del Terzo settore è emersa una domanda più ampia: come si ricostruisce la capacità di una società di prendersi cura di sé stessa in un tempo segnato dalla policrisi?
La risposta è arrivata dalle esperienze di chi incontra quotidianamente i bisogni delle persone e dei territori. La sussidiarietà, per essere reale, parte dal territorio, dall’ascolto e dalla capacità di riconoscere le energie già presenti nella società. L’amministrazione condivisa può essere lo strumento attraverso cui questa intuizione prende forma.
Dalla norma alla realtà
Luca Gori, professore di Diritto costituzionale alla Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, ha definito l’amministrazione condivisa come l’applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale all’attività amministrativa.«L’amministrazione condivisa è in realtà il principio di sussidiarietà orizzontale applicato all’amministrazione, alle scelte che l’amministrazione fa per perseguire l’interesse pubblico», ha detto. Il presupposto è la reciproca necessità:
L’amministrazione da sola non è in grado probabilmente di mettere in campo questa iniziativa, questo progetto, questo servizio, così come da solo non è in grado di farlo il Terzo settore in autonomia. E allora il principio di sussidiarietà orizzontale ci dice: bene, costruiamo nell’attività amministrativa un’alleanza che tenga insieme la pubblica amministrazione e in questo caso il Terzo settore.
La differenza rispetto alla semplice esternalizzazione emerge, ad esempio, nel trasporto sociale: non soltanto un servizio affidato tramite gara, ma una risposta costruita insieme ad amministrazione, enti del Terzo settore, associazioni familiari e volontariato. «Capite che cambia molto», ha osservato Gori. E non si tratta di un modello nato oggi: «Non è che l’amministrazione condivisa nasce oggi». È, piuttosto, «la storia del welfare del nostro Paese che è una storia spesso di amministrazione condivisa». La novità è dare a questa relazione «dignità, riconoscibilità» e una dimensione regolata.
Il territorio come antenna
Mauro Battuello, responsabile dell’area Progetti speciali della Fondazione Piazza dei Mestieri ETS, ha portato l’esperienza di una realtà nata a Torino e oggi presente anche a Milano e Catania, impegnata con giovani e adulti a rischio attraverso formazione e opportunità di inserimento lavorativo. «Noi siamo nati perché la pubblica amministrazione ha avuto fiducia nell’idea che abbiamo proposto», ha spiegato.
In vent’anni la Fondazione ha accumulato competenze fino a diventare una sorta di «antenna sociale»: «La nostra esperienza diventa il punto sorgivo di proposte, di criticità, di essere più rispondenti possibile ai bisogni reali». Una funzione tanto più importante perché «i tempi con cui muta la società sono molto più rapidi dei tempi con cui le idee nella pubblica amministrazione vengono messe giù per scritto per fare dei bandi».
Da qui il valore della co-programmazione e della co-progettazione. «Questo patrimonio di competenze che abbiamo acquisito è quello che secondo me è la ricchezza del nostro Paese», ha detto, indicando nella collaborazione «la base fondamentale» e nella sussidiarietà «lo strumento principale».
Baranzate: ricomporre le risorse
Samantha Lentini, presidente della Fondazione La Rotonda, ha raccontato la realtà di Baranzate, «un territorio di appena due chilometri quadrati e circa 80 nazionalità», segnato da fragilità e carenza di servizi. «Le organizzazioni come la nostra che si occupano di sviluppo di comunità diventano così perché stanno in un particolare genius loci», ha spiegato. Qui il richiamo alla sussidiarietà è particolarmente forte e richiede la «ricomposizione delle risorse»: «Richiamiamo tutte le risorse che si possono attivare». Per farlo, «è necessario che stiano tutti intorno ai tavoli e si lavori tutti insieme», a partire da «una visione condivisa dei problemi».
L’esempio del fondo destinato a evitare la perdita della casa, nato dalla collaborazione tra Comune, Fondazione e parrocchie, mostra come la coprogettazione possa produrre risposte concrete. «La coprogettazione va avanti anche in assenza di risorse», ha sottolineato Lentini. Ma la sfida è rendere questa possibilità accessibile anche alle realtà più piccole:
Il tema è provare a fare cultura di questa logica di sussidiarietà dal basso e fare in modo che quello che oggi è fattibile per Rotonda lo sia anche per la piccola associazione sperduta nelle valli bergamasche o in qualsiasi luogo d’Italia.
Non meno Stato, ma uno Stato diverso
Alessandro Lombardi, capo dipartimento per le Politiche sociali, del Terzo settore e migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha ricordato il percorso che ha portato l’amministrazione condivisa dentro il quadro ordinario dell’azione pubblica: l’articolo 55 del Codice del Terzo settore, la sentenza n. 131 del 2020 della Corte costituzionale, le linee guida e gli interventi regionali e del PNRR. L’articolo 55 rappresenta, ha spiegato, «la prima procedimentalizzazione del principio costituzionale di sussidiarietà».
Nel solo ambito della Missione 5 del PNRR sono stati sviluppati oltre 960 procedimenti di coprogettazione. Ma l’amministrazione condivisa non significa arretramento dello Stato. «L’amministrazione condivisa non rappresenta un arretramento dello Stato in senso lato di fronte alle sue responsabilità», ha affermato Lombardi. Al contrario, «ritorna un’amministrazione capace di fare», che «non si limita più ad esternalizzare, a delegare a un Terzo settore il pacchetto completo delle attività da sviluppare, ma lavora insieme al Terzo settore nella fase di ideazione e poi nella fase concreta di declinazione». «Non è delegare», ha ribadito: «è lavorare insieme».
Il valore politico del Terzo settore
È con Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore e componente della presidenza del Movimento Cristiano Lavoratori, che il confronto ha assunto esplicitamente una dimensione politica. La domanda, ha spiegato, non è soltanto se amministrazioni e Terzo settore siano pronti, ma se l’amministrazione condivisa sia importante per il Paese.
La domanda che mi faccio io, al di là se siamo pronti noi e se è pronta la pubblica amministrazione, perché entrambi stiamo lavorando, è se questa amministrazione condivisa è soprattutto importante per il Paese. Questo è il punto fondamentale.
Il riferimento centrale è ancora sentenza n. 131 del 2020, che parla di «un canale di amministrazione condivisa alternativa a quello del profitto e del mercato». Moretti vi legge la possibilità di un’economia più vicina alle persone, fondata su una concezione diversa dell’uomo e sulla fiducia: «Il neoliberismo si fonda sul principio di Hobbes, Homo homini lupus. Qui abbiamo un altro tipo di impostazione sulla fiducia dell’uomo che rientra all’interno della Costituzione». Ma il punto decisivo è la partecipazione.
L’amministrazione condivisa è un modo di far partecipare i cittadini, perché il Terzo settore è radicato nel territorio e quindi tramite il Terzo settore i cittadini partecipano a quelle che sono le decisioni della pubblica amministrazione.
Qui il tema della sussidiarietà incontra quello della crisi della rappresentanza. «Non ci scordiamo, la Costituzione dice che la partecipazione sociale, economica e politica avviene attraverso i partiti. Venuta meno quel tipo di funzione dei partiti, qualche cosa si deve fare». Il Terzo settore non sostituisce dunque i partiti, certo ma «può rappresentare un canale concreto attraverso cui cittadini organizzati nei territori tornano a concorrere alla costruzione delle risposte pubbliche». È il passaggio nel quale la sussidiarietà diventa democrazia.
Anche il profit è chiamato in causa
La sfida non riguarda però soltanto pubblico e non profit. Piero Fusco, responsabile della business unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Generali Italia, ha richiamato la necessità di superare la diffidenza reciproca tra profit e non profit. Citando Leone XIV, ha ricordato:
Quando la sussidiarietà non è accompagnata dalla solidarietà, finisce per trasformarsi in semplice tutela di interessi particolari. Quando la solidarietà non è sostenuta dalla sussidiarietà degenera in assistenzialismo che non promuove la responsabilità.
La sussidiarietà significa anche «libertà di trovare nuove soluzioni» e capacità di «liberare energie». Per questo occorre investire sulle persone, sulle competenze e sulle nuove generazioni. «C’è bisogno di un cambio anche generazionale, c’è bisogno di una nuova attrazione verso i giovani, direi anche di nuovo volontariato, di un people-raising», ha spiegato Fusco.
Dalla policrisi alla polis
Il filo che ha unito gli interventi è la necessità di ricomporre una società nella quale le crisi si sovrappongono: povertà economica ed educativa, solitudine, invecchiamento, migrazioni, emergenza abitativa, difficoltà lavorative. In questo scenario il Terzo settore non può limitarsi a moltiplicare le prestazioni. Il suo valore sta nella capacità di leggere il territorio, intercettare i bisogni, costruire relazioni e sperimentare risposte. Ma questa capacità deve incontrare istituzioni capaci di ricnoscerla senza trasformarla in delega. La formula proposta da Battuello sintetizza bene la sfida:
Per tanto tempo abbiamo detto più società, meno Stato. Oggi forse bisogna ragionare più società e più Stato giusto, assieme allo stesso livello sul tavolo.
È qui che il confronto del Meeting trova il suo punto di arrivo. La sussidiarietà reale nasce quando il bisogno viene riconosciuto prima ancora di diventare una voce di bilancio; diventa amministrazione condivisa quando istituzioni e società costruiscono insieme la risposta; diventa democrazia quando le persone non sono più semplicemente destinatarie di un intervento, ma protagoniste.
Dalla policrisi alla polis, il Terzo settore può essere così più di una rete di protezione: una delle infrastrutture attraverso cui una società torna a riconoscersi comunità e i cittadini tornano a sentirsi parte della costruzione del bene comune. È anche questa una forma concreta di quel «crocevia per la Chiesa e per la società» evocato da Leone XIV: un luogo nel quale gli incontri non si esauriscono nelle parole, ma possono diventare cammini condivisi.

Classe 1977, giornalista e consulente nel settore della comunicazione. Direttore del progetto “Comunità Connesse” (e dell’omonima rivista) presso il Centro Studi “Silvio Pellico”. Opera all’interno di quest’ETS anche dirigendo Gondour Edizioni e le sue sei collane.
Collabora con diverse testate nazionali (tra cui Tempi) e locali. Ha lavorato per Pubbliche Amministrazioni, realtà d’impresa e del Terzo settore. Presidente regionale piemontese e componente dell’Esecutivo nazionale del Mcl – Movimento Cristiano Lavoratori. Consigliere d’amministrazione della Fondazione Italiana Europa Popolare e Componente del Comitato Scientifico della Fondazione De Gasperi. Nel board del think tank torinese “Rinascimento Europeo”, è pure nel direttivo del Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto di Moncalieri.
Con Giorgio Merlo ha scritto “I Granata” (Daniela Piazza Editore) e con Danilo Careglio edito da Marcovalerio/Vita, “Fila – un sogno color granata”.


