Retromarcia USA: niente più licenze di fabbricazione dei Patriot per Kiev
Zelensky non smette di chiedere armamenti ai partner occidentali. Anzi nelle ultime settimane ha concentrato le sue richieste proprio sui sistemi Patriot. Sembrava fosse riuscito a ottenere nuove forniture e addirittura le licenze di costruzione dei missili stessi, ma i suoi sostenitori euroamericani si stanno rimangiando le promesse. Così, lui è rimasto deluso e l’Ucraina scoperta.
Arsenali carenti
È piuttosto semplice il motivo per cui i Paesi occidentali hanno rifiutato in modo clamoroso i loro aiuti dopo aver approvato il mega-prestito da 90 miliardi e dopo lo svolgimento del summit NATO ad Ankara. Pareva che Zelensky avesse riguadagnato posizioni soprattutto nelle simpatie europee, e invece ciascuno degli alleati ha le sue ragioni per tirarsi indietro. I livelli di scorte di Patriot negli arsenali di Germania, Spagna, Finlandia, Grecia, Polonia e Svezia sono così bassi che i loro governi vogliono tenere per sé quanto rimane, in attesa che i magazzini siano nuovamente pieni e operativi. Niente Patriot per l’Ucraina nemmeno dagli Stati Uniti, dopo che il 28 luglio Trump ha detto no alla richiesta diretta di Zelensky di averne 300.
Il Pentagono ne ha sparati troppi nella guerra contro l’Iran. Forse addirittura due terzi del totale in appena sei mesi: secondo il Center for Strategic and International Studies ne resterebbero meno di mille. Il problema riguarda tutti i tipi di missili a lungo raggio e intercettori, dai THAD agli ATACMS, consumati quasi interamente nelle ostilità del Golfo Persico. La tendenza comunque era iniziata nel 2022 col “supporto incondizionato” di Biden a Kiev, che ha spinto gli USA a dare più armamenti di quanto possano produrne in tempo utile per ricostituire gli arsenali.
Marcia indietro di Trump
Lo scorso 9 luglio Trump aveva stupito amici e nemici annunciando di voler concedere all’Ucraina la licenza di produzione dei missili Patriot. In questo modo, diceva, nessuno a Kiev o nella NATO avrebbe più potuto lamentarsi che gli USA non fanno abbastanza per la causa comune. Ora invece non stupisce nessuno con l’ennesima retromarcia, fatta il 31 luglio quando in una riunione a Camp David ha ammesso quanto sia dura trasferire la tecnologia dei razzi intercettori. Ciò comporta il rischio di vedersela un giorno ritorcere contro, dice Trump, magari proprio dagli stessi ai quali la si era fornita.
Dopo due giorni Mr. President ha aggiunto che i Patriot sono “un’arma straordinaria” e che dunque bisogna essere “un pochino più attenti” per quanto riguarda coloro ai quali viene concessa la licenza. D’altronde, dice, nessun altro al mondo ha le capacità per fabbricare Patriot e Tomahawk interamente in casa. Dunque gli Stati Uniti dovranno erigere molti impianti per incrementarne la produzione, ma sempre dentro il Paese e non all’estero, conclude.
I timori sul traffico illegale
I timori di Trump forse derivano da quanto accaduto col traffico illegale di armi leggere che dall’Ucraina si è esteso come un cancro verso altri Paesi. Washington non ha gli strumenti per controllare ogni singolo passaggio delle consegne di armamenti americani a Kiev, soprattutto quando passano tramite intermediari come gli Stati membri della NATO. A tali preoccupazioni si aggiungono quelle delle due principali compagnie costruttrici di Patriot, la Raytheon e la Lockheed Martin. Con quest’ultima il Pentagono ha appena siglato un contratto da 58,6 miliardi di dollari per la fabbricazione dei missili. Ora la Lockheed non vuole veder fiorire concorrenti sull’altra sponda dell’Atlantico…
I timori sulla concorrenza
Considerati i notevoli miglioramenti che l’industria ucraina ha avuto ad esempio nella realizzazione di droni, sia per quantità che per qualità, negli States si ipotizza che a lungo termine Kiev possa diventare una grossa fornitrice di Patriot per i suoi stessi alleati, USA compresi. In realtà, la paura del comparto militare-industriale americano è che, proprio come coi droni, gli ucraini trovino il modo di fare i Patriot più rapidamente e a un prezzo molto inferiore, magari perfezionando persino le caratteristiche dei missili. Lo svela un anonimo esponente dei Repubblicani alla rivista The Atlantic, smentendo così la giustificazione ufficiale dell’opposizione all’operazione di trasferimento all’Ucraina, cioè la paura dei furti di tecnologie sensibili.
L’Ucraina resta scoperta
A Kiev non devono aver preso bene i ripensamenti americani. Comunque, fin da subito vi era chi stato chi dubitava dell’effettiva utilità del passaggio delle licenze, come il britannico Telegraph, secondo cui fornire i progetti adesso non salverà “la vita di un singolo ucraino”. Lo stesso Zelensky si è lamentato del ritardo di tale iniziativa, dicendosi “assolutamente sicuro” che se avessero avuto i progetti quattro anni fa, a quest’ora gli ucraini sarebbero stati in grado di produrre Patriot per sé e per tutti.
Una volta lanciata la produzione dei Patriot, l’Ucraina sarebbe l’unico Paese del Vecchio Continente a poterli fare in serie. Diventerebbe cioè il fornitore perfetto sia per gli alleati europei che per i clienti arabi o orientali. Oggi invece è quasi senza e chissà quando potrà averne di nuovi, dato che gli USA hanno come priorità sé stessi. In altre parole, i missili che Lockheed e Raytheon stanno producendo andranno prima al Pentagono e poi – se ne resta – anche agli altri.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

