Un pasticciato risiko bancario con un “golden power” ad usum delphini
Gli ultimi mesi del mondo bancario e della finanza italiana e in parte di quella tedesca sono stati sottoposti ad un risiko che ha messo di fronte contendenti bancari. E nel caso italiano pure il governo, che si è inserito nel gioco come attore non secondario.
Tale risiko è una variante italiana del celebre gioco da tavolo di strategia in cui ciascun giocatore persegue l’obiettivo di aggiudicarsi dei territori a scapito degli altri giocatori e anche con l’annientamento di questi.
Gli eventi attuali si erano preparati da tempo al di fuori dal gioco vero e proprio. L’avvio delle singole mosse ha scrollato il sistema del credito con l’inizio di una strategia di occupazione da parte di Unicredit verso la tedesca Commerzbank e in Italia verso la Banca Popolare di Milano (BPM). Le operazioni dei contendenti in Germania hanno visto la posizione contraria del governo federale tedesco, nonostante Unicredit aumentasse il valore della sua partecipazione alla banca tedesca ora superiore al 26% del capitale. Ma senza nessun intervento di Berlino.
Golden power
In Italia invece il governo è intervenuto nel gioco, in quanto contrario alla possibile fusione di Unicredit con BPM e diventando così esso stesso un giocatore. Ha infatti promosso un’azione oppositiva con il golden power, la non attaccabilità alla banca milanese. Il golden power risale al 2012 come variante di una legge precedente legata alla golden share. Tale istituto giuridico, ora presente anche nella Comunità Europea, ha la funzione di scoraggiare o impedire azioni di istituzioni estere volte all’acquisizione di aziende. Il golden power permette al governo di intervenire su operazioni societarie in settori considerati sensibili, come difesa, energia e telecomunicazioni.
L’uso di questo strumento è stato ampliato negli anni, includendo anche sanità, robotica e protezione dei dati personali, soprattutto dopo l’emergenza COVID-19. Nel presente caso potrebbero esservi elementi di occupazione dell’economia del Paese, tali da essere considerate pericolose e dannose alla stessa economia nazionale. Il governo Draghi aveva usato il golden power per bloccare la vendita a un gruppo cinese del 70 % di un’azienda italiana reputata critica nel suo settore. Se il golden power fosse stato in uso negli anni ‘90, avrebbe potuto essere un forte deterrente per la svendita delle aziende di Stato. Purtroppo all’epoca non lo usavano.
Un rischio precedente
Il golden power del governo italiano verso BPM e Unicredit è stata un’azione diretta nel gioco, che ha escluso il mercato come attore decisionale nel processo in corso. Ha creato un precedente rischioso, poiché si tratta di due enti italiani nell’ambito del mercato italiano. Per esempio, nel caso di Commerzbank il governo tedesco si è limitato a esprimere un parere contrario, ma non ha fatto ricorso al golden power, sebbene ne avesse la facoltà. Il precedente del caso italiano è un segnale negativo di come sia possibile impedire operazioni funzionali ad interessi da quelli promossi dal mercato; in altri termini il governo si eleva ad attore in giochi finanziari escludendo il mercato e creando una barriera di scarsa trasparenza, pericolosa per la liberà di mercato e contribuendo a definire l’uso del golden power per la prima volta tra contendenti entrambi italiani.
Ad usum delphini
Si potrebbe parlare di un golden power ad usum delphini. La locuzione nacque nella Francia dell’Ancien Régime per la pratica di impedire al sovrano di leggere testi inidonei alla sua istruzione. Poi è passata a indicare un uso manipolativo di azioni e informazioni per interessi di parte.
Quello che stupisce in questa vicenda è la pericolosa sudditanza dei media, che si sono limitati a descrivere le varie fasi dell’operazione poi cancellata. Non hanno commentato l’azione del governo in economia con una norma che non sembra coerente con le regole del gioco in corso e che crea precedenti pericolosi per i sistemi di stabilità dei mercati, che possono quindi saltare.
L’altro intervento del governo ha avuto luogo sull’operazione MPS-Mediobanca-Generali. Un gruppo di azionisti delle banche in oggetto – il gruppo Caltagirone, il gruppo Delfin (la finanziaria del gruppo Del Vecchio) e la stessa BPM – hanno promosso l’azione del MPS volta ad acquisire Mediobanca come veicolo funzionale ad arrivare ad una forma di controllo delle Assicurazioni Generali.
Rischi per il mercato
Il risiko è partito quando lo scorso anno il Mef azionista del MPS ha posto in vendita una parte della sua quota di partecipazione alla banca stessa. Sull’operazione di vendita pende una lettura giuridica per valutarne la reale effettività. Gli acquirenti sono stati solo gli attuali contendenti al risiko. La posizione di alcuni dei essi risulta però in una curiosa contraddizione, con l’uso del golden power nel caso precedente. Infatti la società Delfin che fa capo al gruppo Del Vecchio ha la residenza in Lussemburgo e controlla la società Essilor-Luxottica che ha sede fiscale in Francia. Quindi entrambe sono, almeno apparentemente, portatrici di interessi non legati al sistema-Paese Italia e quindi in una possibile posizione di criticità ai fini della stabilità del mercato finanziario italiano. Ma nel caso di specie non hanno invocato il golden power, ancora una volta ad usum delphini.
Andrebbero chiarite queste posizioni, allo scopo di evitare precedenti atti a destabilizzare i mercati, facendo diventare il governo un giocatore con poteri che vanno al di fuori del mercato stesso e che rendono sempre più opaco.

È Dottore commercialista, revisore contabile e Professore ordinario di Economia Aziendale, Università Bocconi. Docente senior dell’Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Ha insegnato presso l’Università di Parma e Trento. È stato visiting professor alla Harvard Business School e alla Harvard School of Public Health.
Ha rivestito il ruolo di membro della Commissione sul riordino dei sistemi di controllo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica; componente dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale e della Società Italiana di Storia della Ragioneria; membro del Comitato scientifico nazionale di Legautonomie; membro del Comitato scientifico dell’European Centre for Public Affairs, Bruxelles; membro del Consiglio Generale della Fondazione Cari-Parma e membro del Comitato editoriale delle riviste Azienda Pubblica ed “Economia & Management”.
Membro del Comitato Scientifico Editoriale della Rivista “Azienda Pubblica”, Maggioli Ed., Rimini , della Rivista “Economia & Management” RCS Ed. Milano, “Quaderni di ricerca sull’Artigianato”, Mestre , della rivista “Finanza” , Roma, Membro del comitato scientifico della rivista “I controlli nelle società” dell’Ordine dei Dottori commercialisti di Milano.
E’ stato membro della Commissione sui principi contabili delle amministrazioni pubbliche presso il Ministero dell’Interno


