Romania, è rivolta contro la politica. Quasi quattro romeni su dieci chiedono di azzerare tutto

Romania, è rivolta contro la politica. Quasi quattro romeni su dieci chiedono di azzerare tutto

16 Aprile 2026 0

La fotografia che emerge dalla Romania è brutale, quasi senza appello. Non si tratta più di semplice sfiducia o di malcontento fisiologico verso la politica: qui siamo davanti a una frattura profonda tra cittadini e sistema, un rigetto che sfiora apertamente la rottura democratica.

Quasi quattro romeni su dieci non vogliono riforme, non chiedono correzioni, non invocano compromessi: vogliono azzerare tutto. Il dato è tanto netto quanto inquietante. Il 39,2% degli intervistati ritiene che l’attuale sistema politico sia talmente compromesso da dover essere completamente sostituito, senza nemmeno porsi il problema dei mezzi. Un segnale che suona come un allarme rosso per qualsiasi democrazia.

A questa spinta radicale si contrappone un altro blocco consistente ma più “istituzionale”: il 29,9% crede ancora nella possibilità di cambiare le cose dall’interno, attraverso riforme profonde ma democratiche. È una fetta importante, ma ormai minoritaria rispetto alla somma di chi ha perso fiducia nei meccanismi tradizionali. Ancora più ridotta è la quota di chi pensa a un miglioramento graduale (16,5%), mentre il sistema attuale trova difensori appena nel 3,3% dei cittadini. Una percentuale marginale, quasi irrilevante, che certifica l’isolamento totale della classe politica.

E poi c’è il silenzio: un 11,2% che non risponde. Non è indifferenza, è spesso disillusione pura. È il segno di un Paese che non crede più nemmeno nella possibilità di esprimere un’opinione utile.

Se il quadro generale è cupo, quello politico è ancora più instabile. La coalizione di governo guidata da Ilie Bolojan appare appesa a un filo sottilissimo. Solo il 21,2% degli intervistati crede che riuscirà ad arrivare alla fine naturale della legislatura, prevista per aprile 2027. Una fiducia bassissima, che racconta di un esecutivo percepito come fragile, temporaneo, quasi già superato.

Il resto è una valanga di scetticismo: il 21% prevede una caduta entro pochi mesi, il 10,5% addirittura entro poche settimane. E c’è un dato ancora più emblematico: il 16% degli intervistati considera la coalizione già morta, politicamente dissolta anche se formalmente ancora in piedi.

In questo contesto, la Romania sembra muoversi su un crinale pericoloso. Quando una parte così ampia della popolazione smette di credere nelle regole del gioco, il rischio non è solo l’instabilità politica, ma una deriva più profonda. La domanda non è più se il sistema cambierà, ma come e a quale prezzo.

Secondo un sondaggio realizzato dall’Agenzia di Rating Politico (ARP) tra il 1° e il 10 aprile 2026, i dati fotografano un clima di forte sfiducia nei confronti delle istituzioni. L’indagine è stata rilanciata da Radio Romania Internazionale e disponibile online

Marco Fontana
marco.fontana

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