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Per il vice primo ministro Saadeh Al-Shami il Libano è in bancarotta

Il Libano ha dichiarato bancarotta. A formalizzarlo Saadeh Al-Shami, vice primo ministro a Beirut, il quale ha dichiarato come il governo cercherà di ridurre le perdite per le persone e laconicamente ha ammesso “Non possiamo vivere in uno stato di rifiuto poiché non possiamo consentire prelievi a tutte le persone che hanno depositi nelle banche“.

La dichiarazione di Al-Shami come riportato da ArabNews – è giunta proprio mentre una delegazione del Fondo monetario internazionale è in trattative con il governo libanese su un piano di ripresa finanziaria. I gruppi economici in Libano si sono opposti al piano presentato al FMI che cancella lo stato di responsabilità e scarica su gli investitori, le società libanesi e le banche il conto da pagare. Trasforma anche il debito statale in pesanti perdite per l’economia e la società libanesi.

Dopo un incontro con il capo della missione del FMI, Ernesto Ramirez-Rigo, i gruppi hanno affermato che il denaro dei depositanti era stato sperperato a causa della fissazione del tasso di cambio, delle differenze di tasso di interesse e della spesa statale. Hanno inoltre sottolineato la necessità di preservare i diritti degli investitori e la continuità del sistema bancario.

Per Saroj Kumar Jha, direttore del dipartimento del Medio Oriente presso la Banca Mondiale la situazione economica in Libano sarebbe terribile “La dimensione della recessione economica ha raggiunto circa il 60% dal 2021” e ha anche spiegato come se il programma nazionale di riforma non verrà attuato potrebbe avvenire “un deterioramento delle condizioni economiche e sociali“. Intanto i diplomatici libanesi all’estero non hanno ricevuto i loro stipendi in dollari il mese scorso, mentre la sterlina libanese ha continuato a diminuire di valore. Il budget dell’università è sceso a circa 17 milioni dii dollari contro i precedenti 240 milioni di dollari in passato portando nelle ultime tre settimane alla sospensione delle lezioni. Anche sul fronte dei servizi essenziali al cittadino la crisi è palpabile diversi comuni nel sud di Beirut, secondo sempre ArabNews, avrebbero chiesto aiuto a Hezbollah per rimuovere la spazzatura dalle strade. La crisi economica ha innescato anche la crisi alimentare: la Turchia ha inviato nelle scorse ore un carico di 960 tonnellate di generi alimentari.

Intanto la Procura di Beirut ha richiesto al governo libanese il permesso per avviare il congelamento dei conti bancari europei del pluri-inquisito governatore della Banca centrale del Libano, Riad Salame. Nei giorni scorsi, beni mobili e immobili intestati a Salame in cinque diversi paesi europei sono stati congelati da Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nella giustizia penale per 330 milioni di dollari statunitensi. Questi reati risalgono ai primi anni 2000 e ben prima del palesarsi del fallimento del sistema bancario libanese nel 2019. Il Governatore continua a respingere ogni accusa e si difende affermando che i suoi beni sono stati accumulati prima del 1993, ovvero prima della sua nomina a governatore della Banca centrale libanese, quasi 30 anni fa. 

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