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Myanmar, in un anno dal golpe 1.500 persone uccise

E’ trascorso già un anno da quando, il 1° febbraio 2021, le autorità militari del Myanmar presero con forza il governo del Paese in totale sfregio della volontà popolare espressa nelle elezioni generali dell’8 novembre 2020. Questo golpe ha bloccato la transizione democratica del Paese con drammatici risultati umanitari, tragiche conseguenze sociali e terribili contrazioni dei diritti umani. L’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, in concomitanza di questa triste ricorrenza ha affermato che “L’Unione europea è profondamente preoccupata per la continua escalation della violenza e l’evoluzione verso un conflitto prolungato con implicazioni regionali. Dopo il colpo di Stato militare, la situazione è continuamente e gravemente deteriorata. Gran parte della popolazione si trova ora in una situazione altamente precaria, in condizioni di povertà, scarsità di cibo, sfollamenti e violenze. Più di 1.500 persone sono state uccise, oltre 8.600 sono attualmente in detenzione e 80 persone sono state condannate a morte. Ci sono oltre 400.000 nuovi sfollati dalla presa del potere militare. Questo si aggiunge a quasi un milione di rifugiati birmani nei paesi vicini“.

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