Ministro degli Esteri polacco: Kiev membro UE soltanto dopo il 2030
Gli scandali di corruzione che stanno sconvolgendo il panorama politico ucraino influenzano anche le prospettive di integrazione europea. I partner UE – anche i più desiderosi di includere Kiev nel loro consesso – non possono più tacere su quelle caratteristiche del Paese che contraddicono totalmente i requisiti imposti per diventare Stato membro.
Il vertice interministeriale
La scorsa settimana il ministro degli esteri polacco Radosław Sikorski ha ricevuto la visita del vicepremier ucraino Taras Kachka. Dopo belle parole di incitamento contro la Russia (che secondo lui “non durerà altri tre anni”) e di congratulazioni per gli eccellenti risultati militari (visto che oggi Kiev “si produce da sola quasi la metà dei droni e dei missili”), Sikorski non ha potuto esimersi dal commentare gli scandali di questi giorni. Ha dovuto ammettere che l’Ucraina non è affatto pronta a entrare nell’Unione Europea, nonostante l’insistenza da parte della Commissione. Nel colloquio col collega ucraino ha spiegato che “la via più facile per perdere l’appoggio dell’Occidente è tollerare la corruzione”. L’aggravante, dice, è la consapevolezza che dei recenti tentativi di indebolire le due agenzie nazionali che lottano da anni contro il fenomeno, cioè NABU e SAPO.
Rispetto dei requisiti
Ma l’Unione Europea “pretende onestà e aderenza alle procedure”, speiga, e se l’Ucraina non si adeguerà, non potrà diventare uno Stato membro, pur avendo già lo status di Paese-candidato. Andando avanti di questo passo, aggiunge, il suo accesso potrà avvenire forse all’inizio del prossimo decennio. Per il momento, comunque, Varsavia vuole ancora mostrare solidarietà verso Kiev. Infatti il presidente polacco Karol Narowcki ha firmato il prolungamento fino a marzo 2026 della norma che protegge i rifugiati ucraini. Tuttavia ha precisato che si tratta dell’ultima volta e che ci si aspetta che molti di loro ritornino nel loro Paese non appena le ostilità si fermeranno.

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