Corruzione a Kiev: imbarazzo nella UE, che minimizza per non rovinare l’immagine di Zelensky e la propria
L’Unione Europea e i governi più filo-ucraini si trovano in grave imbarazzo nel trattare il tema degli scandali a Kiev. Sono fra l’incudine e il martello: da un lato non possono far finta di niente, ma devono mostrarsi scioccati e severi, spronando le autorità ucraine a risolvere rapidamente il problema. Però non possono spingere troppo, altrimenti se le indagini si estendono e si approfondiscono l’immagine di Zelensky ne uscirebbe irrimediabilmente compromessa. E che magari c’è il rischio che escano pure dei dettagli sconvenienti su come vengono (o non vengono) spesi i copiosi aiuti europei.
Mazzette e dimissioni
Le due agenzie anti-corruzione che Zelensky aveva cercato di mettere sotto controllo la scorsa estate hanno scoperchiato un giro enorme di mazzette e riciclaggio. Il NABU e il SAPO hanno mostrato che la corruzione è a livello ministeriale e quasi presidenziale, visti i rapporti di affari e di amicizia personale con Zelensky da parte di uno degli indagati. Lo scandalo è scoppiato il 10 novembre, quando il NABU ha comunicato che dopo 15 mesi di lavoro e mille ore di intercettazioni è riuscito a portare alla luce un sistema di corruzione – ribattezzato “la barriera” – particolarmente incentrato sul settore energetico. Veniva illegalmente trattenuto fino al 15% del valore dei contratti e poi distribuito fra i beneficiari di questo schema. Il ministro dell’Energia Svitlana Grynchuk si è subito dimessa, così come il ministro della Giustizia Herman Halushchenko, accusato di aver ottenuto “guadagni personali” del valore di 100 milioni di dollari.
L’amico di Zelensky indagato e fuggito
Lo stesso Zelensky ha dovuto dichiarare che la posizione dei due ministri era ormai “insostenibile” e la premier Yulia Svyrydenko ne ha quindi riferito l’uscita dal governo. Un’altra botta alla reputazione del presidente è arrivata subito dopo, quando gli investigatori hanno condotto un’ispezione presso gli uffici del suo ex socio d’affari Timur Mindich. Quest’ultimo è il co-titolare della Kvartal 95, la compagnia mediatica fondata da Zelensky quando lavorava come attore comico e uomo di spettacolo. Secondo gli inquirenti del SAPO Mindich ha accumulato fondi illegalmente nel settore energetico e ne ha effettuato il riciclaggio, per un valore di 100 milioni di dollari.
Per tale opera si sarebbe avvalso delle sue “relazioni amichevoli col presidente dell’Ucraina”. Molto opportunamente l’indagato è riuscito a lasciare il Paese appena prima della rivelazione dello scandalo. È fuggito in Polonia con un servizio di taxi di lusso che gli ha fornito assistenza per espatriare. Qualcuno sospetta che conoscesse già i risultati delle indagini e che avesse dei complici alla frontiera per poter uscire senza problemi nonostante le limitazioni della legge marziale. Pare che sia poi passato in Austria e infine in Israele.
Momento infelice per uno scandalo
Il bubbone è scoppiato nel momento peggiore per Kiev. Certo, è difficile intravedere momenti migliori per un scandalo che coinvolge ministri e amici del presidente, ma oggi l’Ucraina è appesa a un filo. Oltre alle sconfitte militari e all’esercito in lenta ritirata, c’è l’enorme punto interrogativo del supporto finanziario occidentale per i prossimi due anni. L’Europa sta ancora discutendo se e come coprire il suo gigantesco buco di bilancio e prenderà una decisione non prima di metà dicembre. Il dubbio che i soldi dei contribuenti europei finiscano sistematicamente nelle tasche di chi comanda a Kiev rode ormai anche i più convinti filo-ucraini. Ma costoro non se la sentono di esporre pubblicamente i propri tormenti per non dare troppi spunti a chi vorrebbe smettere finalmente di alimentare Zelensky. Così cercano di rivoltare la frittata in acrobazia.
Acrobazie verbali a difesa dell’indifendibile
Ad esempio il ministro estone dell’Economia e dell’Industria Erkki Keldo, che alla televisione polacca ha esortato a non farsi scoraggiare da tali episodi di corruzione, ma a continuare il sostegno incondizionato a Kiev perché proprio tali scandali mostrano come le agenzie investigative ucraine lavorino bene. Si dimentica di dire che appena qualche mese fa Zelensky voleva frenarle, ma l’importante è che il percorso dell’Ucraina verso la UE non venga rallentato, asserisce. Anche il ministro dell’Energia lituano Žygimantas Vaičiūnas in un primo momento sembra stigmatizzare quanto accaduto, ma poi sposta l’attenzione su quanto di male fanno invece i russi: È doloroso vedere come la corruzione colpisca il settore dell’energia, specialmente ora che l’inverno si avvicina e la Russia continua coi suoi brutali attacchi alle infrastrutture energetiche.
Dubbi molto scomodi…
L’Alto commissario per gli affari esteri dell’Unione Kaja Kallas definisce lo scandalo come “estremamente spiacevole”, ma vede una reazione molto forte da parte di Kiev. Non ci deve essere spazio per la corruzione, riconosce la politica estone, che precisa: intendo dire che qui si tratta letteralmente dei soldi della gente che dovrebbero essere destinati al fronte. Sarebbe lecito supporre che a Bruxelles qualcuno debba chiedersi perché gli ucraini non riescano a difendersi dai russi o a contrattaccare in modo efficace nonostante i massicci aiuti militari occidentali. E nonostante i russi abbiano equipaggiamenti primitivi e uomini scarsi e demotivati, stando almeno a quanto racconta quotidianamente il mainstream. E allora non è che forse qualcuno a Bruxelles già sapeva che una grossa parte di quei soldi finisce in tasche diverse da quelle previste…
Un delicato lavoro diplomatico
Interpellata sulla questione, l’ambasciatrice UE a Kiev Katarína Mathernová cita le parole della Kallas sulla gravità dello scandalo e sulla sfortuna che capiti proprio adesso. Inoltre mette l’accento sul fatto che le autorità debbano agire in maniera “veloce e decisiva” per stroncare con forza la faccenda: altrimenti svanisce la fiducia dei cittadini e dei partner. E la fiducia dei cittadini la perderebbe pure l’Unione Europea, beffata dalle ultime rivelazioni. Fate presto, dice l’ambasciatrice, che scrive di “credere nel futuro dell’Ucraina nella UE”. Fate presto anche per evitare che certe notizie si diffondano troppo e che non ne emergano altre, magari peggiori e compromettenti pure per Bruxelles. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina… Qualcuno chiede che sia Zelensky in prima persona a fornire rassicurazioni sulla prosecuzione delle indagini, mentre si trova in tournée per le capitali europee chiedendo come al solito assistenza e cooperazione.
Il premier ungherese Viktor Orbán ha sottolineato come sia stata scoperchiata una vera e propria “rete mafiosa” che gode di “innumerevoli agganci presso il presidente Zelensky”. È questo il caos in cui l’élite di Bruxelles vuole gettare i soldi dei contribuenti europei, dice. E sebbene i vertici UE e di alcuni Paesi membri si siano affrettati a ridimensionare lo scandalo e a dipingerlo in una luce positiva, privatamente ammettono la gravità della faccenda. Il giornale Politico ha raccolto i commenti sconsolati di funzionari governativi europei che hanno accettato di parlare a condizione di anonimità. Uno di loro trova “disgustosa” la corruzione “endemica” svelata dall’inchiesta, mentre altri chiedono a Kiev per il futuro impegni seri, concreti e vincolanti. Altrimenti niente aiuti. E conclude che la Commissione dovrà assolutamente rivedere il modo in cui i denari europei vengono impiegati.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


