I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

META scova un network di fake accounts e pagine con base in Turchia, i loro contenuti avevano come target la Libia

La società madre di Facebook, Meta Platforms, ha rivelato giovedì che Facebook, Twitter ed Instagram hanno rimosso una rete di account falsi con sede in Turchia i cui contenuti avevano come target la Libia. Nel suo rapporto, la società ha affermato di aver trovato collegamenti tra l’attività di questi account e il partito locale Justice and Construction, l’ala libica della Fratellanza Musulmana. Il rapporto dettagliato di Meta Platforms on Coordinated Inauthentic Behavior (CIB) afferma che nel 2021 sono state rimosse 52 reti originate in oltre 30 paesi, dove la maggior parte delle operazioni di influenza ha preso di mira il pubblico nazionale nei propri paesi. Si tratta di operazioni di comunicazione che mirano ad influenzare l’opinione pubblica su questioni politiche attraverso la diffusione di notizie false, diffuse attraverso il complesso sistema delle sponsorizzazioni offerte dai social media nonché generando attacchi nei confronti di attivisti, giornalisti ed osservatori che hanno esposto pubblicamente la fratellanza e i suoi esponenti. Il rapporto diffuso ieri si è concentrato in particolare su Iran, Messico e Turchia, dove questi account erano particolarmente diffusi. In Turchia, Meta Platforms ha dichiarato di aver rimosso 41 account Facebook, 133 pagine, tre gruppi e 14 account Instagram. Ha evidenziato che i contenuti venivano generati principalmente in Turchia e hanno preso di mira l’opinione pubblica che utilizza i social media in Libia. Ha aggiunto che questa rete è stata individuata nell’ambito della sua indagine interna sui sospetti CIB in Libia collegati a precedenti segnalazioni di furto d’identità e questa attività è stata ricollegata al Partito libico Justice and Construction affiliato ai Fratelli Musulmani.

Il rapporto rivela che “le persone dietro questa attività hanno utilizzato account falsi, alcuni dei quali sono stati rilevati e disabilitati dai nostri sistemi automatizzati, per pubblicare e gestire gruppi e pagine, compresi quelli che pretendevano di appartenere a personaggi e organizzazioni pubbliche in Libia, incluso un aeroporto, enti governativi, un ex primo ministro, politici, giornalisti e attivisti. Alcune delle pagine di questa rete sono state disabilitate per furto d’identità ed altre violazioni“. Ha aggiunto che “le persone dietro questa attività hanno pubblicato in arabo notizie e eventi attuali nella regione, comprese le elezioni ritardate e le critiche all’ascesa delle donne nella politica, nella società e sui media“.

Il rapporto rivela inoltre che questo network ha creato pagine e accounts privati che pretendono di essere gestiti da personaggi pubblici femminili per fare dichiarazioni incendiarie alimentando la retorica e i discorsi d’odio. I post creati da questi accounts sarebbero stati usati da altre pagine sempre ricollegabili alla rete per condividere questi commenti fittizi, ovviamente mai scritti dalle reali persone che questi accounts fingevano di rappresentare, incoraggiando molestie contro loro. Sebbene le persone dietro questi accounts abbiano tentato di nascondere le loro identità e coordinamento, META Platforms afferma di aver trovato collegamenti con il Partito libico della Fratellanza.

In sintesi, Il rapporto ha rivelato che la campagna mediatica in Libia coinvolgeva 41 account Facebook, 133 Pagine, tre Gruppi e 14 account Instagram; circa 1,7 milioni di account hanno seguito una o più di queste pagine, circa 600 persone si sono unite a uno o più di questi gruppi e circa 4.000 account hanno seguito uno o più di questi account Instagram; circa 59.000 dollari sono stati spesi per pubblicizzare post su Facebook e Instagram pagati principalmente in dollari USA e franchi svizzeri. Il rapporto di Meta Platforms mette in evidenza una nota strategia online utilizzata dalle reti affiliate ai Fratelli Musulmani con sede in Turchia, ma che finora sembrava essere stata trascurata dai ricercatori specializzati in molestie online, bot e fake news. È probabile che il rapporto di Meta Platforms sui CIB inneschi ulteriori indagini, consapevolezza e supervisione da parte delle istituzioni sulla loro natura, portata e metodi della disinformazione online in Libia, sebbene ancora poco è stato fatto a sostegno 

Condividi questo post

Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password