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Maldive: dopo 2 anni di detenzione torna sulla scena l’ex presidente Yameen

Dopo due anni di carcere e ancora tre da scontare, la Corte Suprema delle Maldive ha stabilito la liberazione dagli arresti domiciliari dell’ex presidente Abdulla Yameen Abdul Gayoom, la cui sentenza di condanna per peculato e riciclaggio è stata annullata al terzo appello. La sua uscita ha risollevato le speranze dei sostenitori del PPM (Partito Progressista delle Maldive) di cui è il leader. Yameen non solo non sembra volersi ritirare dalla vita politica, ma potrebbe addirittura concorrere alle prossime elezioni, previste per il 2023. Durante il raduno dei rappresentanti dell’opposizione in occasione della liberazione di Yameen, l’ex ministro degli Affari Islamici e candidato alla vicepresidenza alle elezioni del 2018 Mohamed Shaheem Ali Saeed ha rivelato che diversi Stati islamici avevano offerto asilo politico a Yameen, del quale ha lodato la volontà di non fuggire all’estero durante la detenzione e di accettare il corso della giustizia, avendo sempre cercato di dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati.

Durante il suo mandato, durato dal 2013 al 2018, Yameen aveva avvicinato le Maldive alla Cina, scatenando le ire dell’India, tradizionale alleato dell’arcipelago. E proprio al raduno della coalizione progressista organizzato in suo onore, l’ex presidente ha rimarcato la sua posizione all’insegna dello slogan “India Out”, che invoca la cacciata dei militari indiani stanziati nel Paese; secondo Yameen, fermo restando il rispetto verso i cittadini indiani amichevoli, le Maldive “non sono una colonia dell’India” e “non hanno bisogno dell’esercito indiano per mantenere la pace”. Alcuni dicono che questa campagna di ostilità è diretta solamente contro la presenza militare, non contro l’India in sé, la quale continua ad avere un ruolo cruciale per l’economia e per molti altri settori maldiviani. L’attuale presidente Ibrahim Mohamed Solih, che aveva sconfitto Yameen alle elezioni del settembre 2018, ha finora cercato un atteggiamento più conciliante verso Nuova Delhi, mentre il partito di governo, l’MDP (Partito Democratico Maldiviano), ha condannato gli incessanti tentativi di provocare livore e odio verso “il più stretto alleato delle Maldive”. Ora col ritorno sulla scena di Yameen si vedrà quanto peso avrà lo slogan “India Out” rispetto alla politica di “India first” promossa da Solih: sarà la prossima campagna elettorale a dirlo. E a proposito delle elezioni del 2023, il presidente della Commissione elettorale maldiviana Fuwad Thawfeek ha dichiarato che non sarà più presa in considerazione l’adozione di un sistema di voto elettronico, un’idea in agenda già dal 2008 e che sembrava dover essere attuata alla prossima tornata. Thawfeek ha evidenziato i risparmi in termini finanziari e di risorse umane che comporterebbe questo sistema, ma ha spiegato che i partiti non lo ritengono “un’idea saggia”, mentre i cittadini sospettano che esso sia facilmente manipolabile.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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