L’Ucraina continua a minacciare la centrale atomica di Zaporizhzhia: non vuole che i russi la riaccendano
I recenti attacchi coi droni alla centrale atomica di Zaporizhzhia sono stati portati dagli ucraini, il cui obiettivo è impedire ad ogni costo che i russi la rimettano in funzione.
Problemi tecnici da risolvere
Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), dice che Mosca non rinuncia all’idea di riaccendere la centrale di Zaporizhzia. La più grande d’Europa, i russi ne hanno preso controllo nel marzo del 2022 e l’hanno messa in modalità di “riposo”. Oggi non produce energia, ma in futuro potranno riattivarla. Vi sono degli ostacoli di carattere tecnico da superare, ma il problema principale restano gli attacchi ucraini contro gli impianti e gli edifici presso la centrale. Lo stesso Grossi ha spiegato che nelle circostanze attuali rimetterla in funzione sarebbe irrazionale, proprio per i motivi suddetti. Se i problemi strettamente tecnici sono risolvibili, della questione militare non si conosce il termine. Quanto accaduto alla diga di Kakhovka e alla sua centrale idroelettrica è significativo. Distrutte due anni fa presumibilmente dalle Forze armate ucraine, senza la loro acqua ed energia Zaporizhzhia non ha liquido a sufficienza per il raffreddamento.
Sotto attacco
Sembra che i russi stiano lavorando proprio su questo punto, ma i periodici colpi ucraini costituiscono un rischio troppo grande. A inizio giugno le autorità locali hanno ripristinato la corrente per i 700mila abitanti del territorio già incorporato nella Federazione Russa. Gli uomini di Kiev avevano sparato con l’artiglieria e lanciato droni contro le sottostazioni elettriche. E lo avevano fatto proprio a ridosso di una sessione di negoziati di pace in Turchia. Tutto a posto alla centrale nucleare, tranquillizzano i russi: i livelli di radioattività sono nella norma. Ma è stato già il terzo attacco di questo genere nel corso del 2025, diretto verso uno degli edifici del complesso. Aleksey Likhachev, capo dell’azienda statale russa per l’energia nucleare Rosatom, dice che i sabotaggi e gli attacchi impediscono la ripresa dell’attività costante della centrale, perché ne minano la sicurezza e la regolarità del funzionamento.
Cosa dice la IAEA
La IAEA tiene sotto osservazione quanto accade alla centrale. Alle rimostranze ucraine sulla possibilità che Mosca riaccenda la centrale, il direttore Grossi ribatte affermando di non vedere segnali inequivocabili che i russi stiano svolgendo un’opera coordinata e finalizzata a una riapertura imminente degli impianti. Fa poi notare come i piani dei russi siano inevitabilmente legati alle trattative in corso sulla sospensione delle ostilità e sull’Ucraina postbellica. La settimana scorsa ha fatto presente che, mancando in primis l’acqua per il raffreddamento, non vi sono ancora le condizioni essenziali affinché la centrale possa davvero operare. Ha aggiunto che si tratta comunque di un processo lungo e complesso. Una rondine non fa primavera: i lavori notati dagli ucraini non implicano necessariamente che servano ad accendere Zaporizhzhia già domattina. Dopo Kiev, Grossi si è recato a Kaliningrad e ha incontrato Likhachev, che gli ha comunicato l’inizio della costruzione di una stazione di pompaggio dell’acqua.
Cui prodest
Ogniqualvolta cade un drone o un razzo nella zona della centrale, le controparti si accusano a vicenda, mentre il mainstream occidentale incolpa automaticamente i russi. Eppure il cui prodest suggerisce gli ucraini come probabili autori. Kiev teme infatti che Mosca stacchi la centrale dalla rete ucraina per allacciarla a quella russa. Ci perderebbe solo l’Ucraina, mentre la Russia mostrerebbe che il territorio in questione rientra effettivamente nella sua piena giurisdizione. Contro il compimento di questo progetto, anche a costo di far rischiare la sicurezza della regione (e di tutta l’Europa), Kiev è sostenuta pure da Greenpeace Ukraine, i cui “specialisti” parlano esplicitamente di attività illegale, pericolosa e criminale dei russi, che cercherebbero di strumentalizzare la IAEA ai loro fini “imperialistici”. Greenpeace esorta a fare di tutto per trasformare in un “incubo” per i russi la presenza a Zaporizhzhia. Facile immaginare con tali premesse chi lancia i droni…
Eventuale cooperazione con Washington
E mentre i russi compiono dei lavori per stabilire una linea elettrica fra Melitopol e Mariupol, due importanti città delle nuove regioni incorporate, alcuni fanno trapelare l’idea di un’eventuale partecipazione degli americani alle forniture di elettricità provenienti dalla centrale di Zaporizhzhia. Sicuramente è presto per definire i contorni di tale collaborazione, che comunque implicherebbe un certo volume di rischio. Assomiglierebbe a quanto visto con il gas. Oggi da Washington lasciano intendere di non escludere di voler riaprire il Nord Stream 2. A prima vista ciò contraddice il loro interesse nazionale, ma tale punto va guardato nell’ottica ampia del rinnovato dialogo USA/Russia e del relativo do ut des. Un’opzione sarebbe quella che gli americani acquisterebbero dai russi l’energia elettrica prodotta dalla centrale, per poi girarla in Ucraina. Ci guadagnerebbero tutti i soggetti, ma prima di arrivare ad accordarsi in merito ci sono numerosi passi tecnici e politici ancora da fare.

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