L’Occidente ha perso, ammettiamolo

L’Occidente ha perso, ammettiamolo

21 Agosto 2025 0

La pace è una cosa seria. Ma ahimè, non la pensano così l’élite europea e la sua intellighenzia, come è apparso evidente sin dalle prime battute del summit in Alaska. Il declino della democrazia euroamericana si è notato già al momento delle foto di rito, all’avvio dei colloqui fra i due presidenti. I giornalisti occidentali urlavano a Putin se fosse disposto a un cessate-il-fuoco immediato: come poteva dare una risposta seria prima ancora di sentire le proposte della Casa Bianca? Ovviamente non poteva. Dunque una domanda del genere in quel momento è una immagine plastica di come nel mondo cosiddetto “civile” sia tutto spettacolarizzato e superficiale, pure il comportamento della stampa a un summit fra superpotenze.

Chi analizza le cause viene emarginato e accusato

Purtroppo il punto di vista adottato dagli osservatori europei nell’analizzare il conflitto in Ucraina è caratterizzato da un’impressionante e opportunistica miopia, da un’ortodossia talebana, da un voyeurismo feticista. Nessuno è interessato a scandagliare le origini della questione, la scintilla che ha fatto deflagrare le ostilità, le ragioni economiche e strategiche che sottendono certi aspetti dello scontro con la Russia. I pochi che ci provano vengono additati come nemici della patria o peggio ancora come “putinisti”. Ne sa qualcosa il sociologo Alessandro Orsini, defenestrato dall’Università Luiss di Roma per la scelta dell’Eni non rinnovare i finanziamenti alla scuola. Scelta stranamente effettuata proprio mentre nei talk show televisivi il professore tentava di riportare il dibattito a una parvenza di scientificità.

FOTO - Due donne, una russa e una ucraina, portano la croce nella XIII stazione
FOTO – Due donne, una russa e una ucraina, portano la croce nella XIII stazione

Lo sapeva bene anche Papa Francesco, accusato ripetutamente di avere posizioni filorusse. Per esempio quando disse che la guerra in Ucraina era stata “forse facilitata dall’abbaiare della NATO alle porte della Russia”. Oppure quando definì l’uccisione di Darya Dugina come “attentato a una povera ragazza innocente” e parlò di “guerra assurda e crudele”. Poi quando in collegamento video con giovani cattolici russi di San Pietroburgo li invitò ad essere “eredi della grande Russia, di Pietro il Grande e di Caterina II, di quell’Impero grande, illuminato, di tanta cultura e umanità”. Per non dire delle volte in cui insisteva sul fatto che “non è una guerra tra buoni e cattivi”, che occorre “capire le ragioni della Russia” e che bisogna “aprire canali con Mosca”. Queste dichiarazioni portarono a condanne pubbliche del Papa – ben pubblicizzate da Kiev e dai suoi amici in Occidente – talvolta persino al suo oscuramento sui media.

Sindrome di Stoccola 2o25

Foto - La cartina nello Studio Ovale utilizzata dal presidente Trump con i leader Ue
Foto – La cartina nello Studio Ovale utilizzata dal presidente Trump con i leader Ue

Siamo di fronte ad un rigurgito maccartista, che paradossalmente ha colpito di più l’Europa che non i reali provocatori della guerra, gli Stati Uniti. Oggi infatti tifano in modo accanito per proseguire il conflitto – una guerra per procura, come candidamente ammesso dall’amministrazione Trump – proprio i leader europei e i commentatori del mainstream continentale. Dalla fine delle ostilità tali soggetti ne avrebbero più da perdere che da guadagnare, a motivo di interessi personali che si possono soltanto ipotizzare.

Dall’autosuggestione per la propaganda di guerra o da interessi politico-economici più o meno palesi deriva una sorta di sindrome di Stoccolma. Le posizioni assunte dalla UE, dalla NATO e da molti governanti occidentali prima, durante e dopo il summit in Alaska sono talmente insensate e pretestuose da risultare imbarazzanti per chiunque possieda un minimo di dignità e desideri trovare una via di riconciliazione. Possibile che non ci sia nessuno pronto ad aprire dei seri canali di dialogo con Mosca, come esortava il Papa? Ed è incredibile che nel Partito Popolare Europeo, che dovrebbe essere la voce più attenta alle parole del Vaticano, vi siano i politici più ostili alla risoluzione pacifica del conflitto.

Sarebbe folle credere che la pace si possa raggiungere senza prendere in considerazione le ragioni che hanno portato le truppe russe a valicare il confine. Tuttavia l’Occidente non riesce a vedere con lucidità, e allora confonde le posizioni sul campo e non ammette la sconfitta dell’Ucraina. La presunzione euroamericana ha convinto molti che il conflitto si potesse risolvere in breve tempo pompando armi e propaganda. Ma è arrivato il momento di dirlo forte e chiaro: l’Occidente ha fallito.

Ci aveva visto giusto solo Berlusconi

FOTO - La storica immagine di Pratica di Mare
FOTO – La storica immagine di Pratica di Mare

Nonostante il più grande dispiegamento di risorse della storia moderna, la grande coalizione a guida euroamericana non è riuscita a difendere un Paese come l’Ucraina che già dagli accordi di Minsk veniva armato sottobanco violando quegli stessi accordi, come peraltro confessato dall’ex cancelliera Angela Merkel. L’Occidente non è stato in grado di riaffermare la sua visione del mondo unipolare, quello che aveva stabilito dopo la caduta del Muro di Berlino. Lo aveva stabilito anche grazie a un diritto internazionale che valeva solo quando faceva comodo, salvo poi violarlo come se niente fosse per colpire i Paesi considerati “canaglia”, quelli non disposti ad allinearsi.

In tale contesto Silvio Berlusconi fu l’unico a vederci più lontano degli altri. Mentre i politici europei erano si genuflettevano diligentemente a Biden per ottenerne l’approvazione pubblica, il leader di Forza Italia avvertiva che isolare la Russia avrebbe spinto Mosca a connettersi con l’Asia, avendo là molti più amici di quanti ve ne fossero a Bruxelles. E così è avvenuto. Mosca ha stretto relazioni commerciali e strategiche sempre più intense con la Cina, la Turchia, l’Iran, la Corea del Nord, anche col Brasile e soprattutto con l’India. Qualcosa di inimmaginabile per i vari Johnson e Macron, recatisi varie volte – invano – in processione dal presidente indiano Narendra Modi per ottenerne l’adesione al fronte anti-russo. È proprio questa idea colonialista, tolemaica e unidirezionale di un mondo in cui tutti orbitano attorno all’Occidente che blocca qualsiasi discussione di pace.

Le bellicose dichiarazioni di pace dei leader UE

FOTO - Ursula von der Leyen durante le manovre in Norvegia
FOTO – Ursula von der Leyen durante le manovre in Norvegia

Il 16 agosto hanno emesso una dichiarazione congiunta i leader europei, che citiamo in rigoroso ordine alfabetico: Costa, Macron, Meloni, Merz, Starmer, Stubb, Tusk e von der Leyen. Con essa hanno tracciato le linee rosse della trattativa chiedendo “ferree garanzie di sicurezza”:nessuna futura limitazione alle Forze armate ucraine, nessun veto sull’ingresso di Kiev nella UE o nella NATO, l’impegno a rafforzare le sanzioni “finché non vi sarà una pace giusta e duratura”. Kaja Kallas intanto annuncia che Mosca “non finirà la guerra finché non capirà che non può continuare” e che l’UE lavorerà al 19º pacchetto di sanzioni. Lo stesso giorno, il primo ministro svedese Ulf Kristersson avvertiva che una “pace cattiva, alle condizioni della Russia” minaccerebbe altri Paesi europei, chiedendo perciò di continuare il supporto affinché l’Ucraina “non perda la guerra”.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz chiosava: “Nessuna concessione territoriale prima di un trattato di pace. La richiesta della Russia di cedere le aree libere del Donbass sarebbe come chiedere agli Stati Uniti di cedere la Florida”. Poi invitava nelle sue dichiarazioni ad aumentare la pressione su Mosca. Il premier ceco Petr Fiala affermava con una nota stampa al termine del vertice che Putin mira ancora ai massimi guadagni territoriali, dunque su di lui serve altra pressione. Infine, la splendida perla della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, secondo cui nel futuro accordo non dovranno esservi restrizioni all’esercito di Kiev: l’Ucraina deve essere un porcospino d’acciaio. Ecco servito lo spirito di pace che anima gli alleati europei di Zelensky.

Qualcuno ha capito

Non a caso il Financial Times constata che i leader europei rigettano l’idea di concessioni nel Donbass, di fatto minando il processo di pace. Il giornale La Stampa evidenzia inoltre un effetto perverso del summit: “Trump sembrerebbe aver conferito legittimazione a Putin, creando riabilitazione evidente e questo stimola la necessità di una stretta ulteriore su Mosca”.

Per fortuna è rimasto ancora qualcuno dotato di buon senso: è Janis Kluge dell’Istituto tedesco di affari internazionali e di sicurezza, che in un commento per Associated Press osserva come i governanti europei coi loro comunicati stiano “sovrainflazionando le aspettative” dell’incontro, sperando in realtà che l’errore lo faccia Putin e non loro. Tale approccio, dice, potrebbe ritardare realtà negoziali e pragmatiche. John Mearsheimer, celebre politologo dell’Università di Chicago, individua una dose di responsabilità occidentale nell’aver innescato il conflitto in Ucraina. Già nel 2014 definiva la crisi come una “colpa dell’Occidente” e dell’avventurismo della NATO ad est. In questi giorni si è nuovamente espresso in tal senso, invitando gli europei alla cautela.

Servono occhi nuovi

Se si vuole evitare di continuare di contare ogni giorno i morti e i feriti di un conflitto sorto da interessi economici e geopolitici, smascherati dall’attentato al gasdotto Nord Stream 2, è necessario dotarsi di “nuovi occhi”, per citare Proust. Bisogna cioè guardare la realtà da prospettive diverse, anche con gli occhi altrui. Abbiamo mai pensato a come ci vedevano i russi mentre la NATO inglobava i Paesi dell’est a suon di euro e di dollari? Ci siamo mai chiesti come avremmo reagito se la Russia avesse avesse condotto esercitazioni a fuoco aperto messo una base missilistica o in Messico o in Svizzera?

È necessario tornare alle parole di Papa Francesco, prendendo atto che il conflitto in Ucraina non è una guerra epocale tra il Bene e il Male, ma una tragedia dovuta all’ingordigia di potere, di influenza, di denaro. Chi ha sbagliato deve fare per primo un passo indietro. E non sempre chi ha sbagliato è quello che ci descrivono come il lupo cattivo.

Marco Fontana
marco.fontana

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