Nord Stream, arrestato in Italia uno dei coordinatori del sabotaggio

Nord Stream, arrestato in Italia uno dei coordinatori del sabotaggio

21 Agosto 2025 0

Un ucraino, sospettato di essere uno dei coordinatori del commando che ha sabotato il gasdotto russo Nord Stream nel Mar Baltico nel 2022, è stato arrestato giovedì in Italia. Lo ha annunciato la procura federale tedesca.

La procura federale tedesca ha disposto l’arresto sulla base di un mandato d’arresto europeo nei confronti del cittadino ucraino Serhii K. da parte della polizia italiana nella provincia di Rimini (Italia)”. Si tratta “probabilmente di uno dei coordinatori dell’operazione” di sabotaggio, aggiunge.

I danni economici

In base ai documenti presentati in tribunale da Nord Stream AG (società svizzera proprietaria delle tubazioni), i costi complessivi per le operazioni di svuotamento, messa in sicurezza, riparazione dei gasdotti e sostituzione del gas perduto sono stati quantificati tra 1,2 miliardi e 1,35 miliardi di euro. La società ha anche avanzato una richiesta di risarcimento pari a circa 400 milioni di euro nei confronti delle compagnie assicurative (inclusi Lloyd’s of London e Arch Insurance), in gran parte perché le polizze non prevedevano copertura per atti deliberati, sabotaggio o danni di natura politica o bellica.

Diversi partner del progetto Nord Stream 2, tra cui Shell, Wintershall Dea e Uniper, sono stati costretti a cancellare dai propri bilanci parti consistenti dei loro investimenti. Secondo alcune analisti Shell potrebbe dover contabilizzare una svalutazione di circa 1 miliardo di dollari; Wintershall Dea ha già scritto circa 1 miliardo di euro come perdita e Uniper ha registrato quasi 987 milioni di euro di svalutazione dei prestiti concessi al progetto.

La sconfitta geopolitica

L’Energy Economics Institute (EWI) – stimava che l’attivazione di Nord Stream 2 avrebbe potuto ridurre i prezzi all’ingrosso del gas in Europa tra il 13 % e il 32 %, con benefici più rilevanti per i paesi del Nord Europa. È quindi evidente il danno strategico a livello sia geopolitico sia in termini di politica economica e il vantaggio che ne hanno tratto gli Stati Uniti, da sempre contrari al raddoppio del gasdotto.

Si pensi che già dopo l’invasione dell’Ucraina (2022), l’Europa ha aumentato fortemente le importazioni di LNG statunitense: i volumi sono più che raddoppiati rispetto al periodo 2019–2021, arrivando a circa 6,3 billion cubic feet per day (Bcf/d) nel 2024, rappresentante il 53% del loro GNL totale.  Un altro dato dovrebbe far riflettere: nel 2020 EWI evidenziava che con NS2 avrebbe causato una riduzione del fabbisogno di LNG (anche calando l’utilizzo dei terminal UK) e che il prezzo LNG globale sarebbe sceso di 1,6 €/MWh, con una perdita di ricavi per l’industria LNG di ~6,4 mld €/anno.

Nel 2021 la Commissione UE indicava che l’UE assorbiva il 23% delle esportazioni USA e quindi l’entrata in funzione di NS2 avrebbe causato una perdita stimata di almeno 1,4 miliardi all’anno. Con prezzi spot molto più alti (come nel 2021–22, quando il gas è arrivato a 3–4 volte i livelli 2020), la perdita potenziale sarebbe potuta salire a ~4–5 miliardi €/anno

 

 

 

Marco Fontana
marco.fontana

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