L’invito di Trump a Putin per il G20 spariglia le carte in tavola a Kiev e all’Europa
Trump lancia al mondo un messaggio forte e chiaro: senza la Russia al tavolo della politica mondiale, le questioni geopolitiche primarie resteranno irrisolte. È questa la sostanza dell’invito al prossimo G20 rivolto dalla Casa Bianca al Cremlino.
Un errore espellere la Russia
Il presidente americano ha affermato ancora una volta che è stato un errore mandar via Mosca dal G8 nel 2014 sotto la spinta di Obama. Anzitutto perché Putin si è sentito a ben ragione maltrattato a livello politico, e in secondo luogo perché “probabilmente oggi non avremmo i problemi attuali se non fosse stato cacciato”. Dal canto suo, il Cremlino aveva già concordato con Trump sul fatto che fosse uno sbaglio chiudere la porta dei “Sette Grandi” alla Russia, ma aveva poi sminuito l’importanza di tali vertici definendo il G7 come ormai privo di senso. Per quanto riguarda il G20, comunque, la Russia ne è rimasta membro e vi ha partecipato anche dopo il 2022, mandandovi il più delle volte il ministro degli Esteri Sergey Lavrov.
Un invito incerto ma ormai noto
Trump si è detto favorevole a “dialogare con tutti”. Da qui, l’intenzione espressa di invitare Putin a partecipare al G20 che si terrà a dicembre in Florida. La promessa americana è di organizzare un evento di altissimo profilo, con una serie di vertici ministeriali e di incontri fra i vari leader. Un funzionario di Washington ha fatto sapere che la richiesta è stata mandata a Mosca e che il Cremlino ha accettato. Tuttavia, come suo solito, Mr. President si è parzialmente rimangiato le parole, negando di saperne qualcosa dell’invito o se Putin verrebbe davvero a Miami. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov si è limitato a dichiarare che una decisione in merito non è ancora stata presa: Putin potrebbe andare come potrebbe anche non andare in Florida, ha detto, oppure vi si potrebbe recare un altro rappresentante ufficiale del governo russo.
Rapporti cordiali
Notoriamente, l’atteggiamento di Trump verso Putin è sempre stato amichevole e anzi cordiale, salvo qualche dichiarazione tagliente nei momento più tesi delle trattative sull’Ucraina. Lo scorso agosto lo aveva accolto in Alaska, in un summit storico che sembrava l’inizio di un disgelo concreto. Washington ha in seguito profuso un grande impegno per allestire il tavolo trilaterale di negoziati con Mosca e Kiev, che si è però fermato dopo alcuni round di incontri. Un altro forte segnale di apertura è arrivato il mese scorso, con la sospensione delle sanzioni statunitensi sul petrolio siberiano, contrastando così gli sforzi di Bruxelles per impedire l’acquisto di risorse energetiche russe. Ora Trump asserisce che la presenza di Putin al G20 sarebbe “molto utile”.

Raccogliere le voci dei protagonisti dalle varie parti del mondo e documentare i numeri reali inerenti ai grandi dossier e questioni d’attualità è il modo migliore e più serio per fare informazione. L’obiettivo finale è fornire gli strumenti ad ogni lettore e lettrice per farsi una propria opinione sui fatti che accadono a livello mondiale.

