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Libia, in salita la strada per le elezioni. Onu tenta la mediazione

L’Onu ha proposto una mediazione fra le parti rivali in Libia nel tentativo di riconvocare le elezioni rimandate lo scorso 24 dicembre. Per cercare di unire le parti il consigliere speciale del segretario generale dell’Onu in Libia Stephanie Williams ha proposto l’istituzione di un comitato che riunisca i rappresentanti di due organismi rivali: la Camera dei Rappresentanti (Hor), che ha sede a Tobruk, in Cirenaica, e l’Alto Consiglio di Stato con sede a Tripoli, e che rappresenta una sorta di Senato.

Williams ha proposto che il comitato si riunisca dal 15 marzo per considerare “per 14 giorni” questa base costituzionale. Il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Mishri, ha accolto favorevolmente questa offerta di mediazione. Ma il parlamento di Tobruk non ha ancora risposto. Un nuovo governo approvato dal parlamento nei giorni scorsi e guidato dal premier misuratino Fathi Bashagha è in competizione con il governo di unità nazionale, fuoriuscito dagli accordi politici patrocinati dall’Onu, e guidato da Abdelhamid Dbeibah, che si rifiuta di cedere il potere.

La mediazione è arrivata dopo che la tensione tra le due parti è culminata nel rapimento di tre ministri del Governo Bashaga il giorno del giuramento del Governo. Una situazione rientrata solo nel tarso pomeriggio di ieri. Oltre al ministro degli Esteri Hafed Gaddur, sono stati infatti rilasciati anche la nuova ministra della Cultura, Salha Al Druqi, e il responsabile dell’Educazione tecnica, Faraj Khaleil. Nella notte del 3 marzo scorso, Bashagha intanto aveva emesso un decreto da Tobruk per incaricare le forze anti crimine organizzato, le teste di cuoio anti-terrorismo e i servizi di sicurezza del ministero dell’Interno, “di non tenere conto delle decisioni del Governo di unità nazionale, in quanto scadute“. La decisione chiede inoltre “di proteggere i ministeri, di aumentare lo stato di allerta e di prepararsi a prevenire qualsiasi violazione della sicurezza nella capitale“.

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