“Le quattro stagioni” della Tunisia, l’essenziale ruolo sociale del teatro

“Le quattro stagioni” della Tunisia, l’essenziale ruolo sociale del teatro

21 Marzo 2024 0

“Le quattro stagioni” o “Le nozze del lupo”, espressione tunisina che indica il susseguirsi di sole e pioggia nello stesso giorno, è un viaggio coreografico attraverso una Tunisia in pieno cambiamento. Per oltre un’ora i ballerini del Teatro dell’Opera di Tunisi hanno attraversato il freddo e il caldo, la pioggia e il sole; hanno lottato per restare in piedi in questo Paese dove il caldo rallenta i corpi che si aiutano e si sostengono a vicenda, con danze che si uniscono e si scompongono come una famiglia nel mezzo di una tempesta. Un vento leggero soffia su tutta questa creazione, portando buone notizie e una promessa di rinnovamento nella Tunisia che ieri, il 20 marzo, ha celebrato il sessantottesimo anniversario dell’Indipendenza. Il 20 marzo del 1956, il paese più settentrionale dell’Africa ottenne ufficialmente la libertà, ponendo fine a quasi un secolo di protettorato coloniale francese.

La creazione festosa, e violenta allo stesso tempo, andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera presso la Città della Cultura di Tunisi, ha registrato il tutto esaurito il 6 marzo, unica data disponibile. Il pezzo è del Balletto dell’Opera di Tunisi accompagnato dal vivo dall’Orchestra Sinfonica Tunisina, con la coreografia di Emilio Calcagno, produzione del Teatro dell’Opera di Tunisi, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Drihli Abdelkader, ballerino del Balletto dell’Opera di Tunisi dal 2020, con formazione universitaria in filosofia, e giovane coreografo, ha seguito la formazione di danza presso il Centro culturale russo, poi presso il Centro coreografico contemporaneo. Si è esibito nel mondo professionistico per la prima volta nel 2015 e ha collaborato a una quindicina di creazioni coreografiche. Drihli racconta che “Concepita sotto forma di una serie di dipinti, l’opera attraversa lo spazio-tempo, la vita quotidiana dei tunisini, le loro complesse relazioni, i loro desideri, le loro ambiguità. Il coreografo è andato ad attingere alla loro storia, ai loro costumi, alla loro giovinezza, dalla stagione dell’amore alla primavera delle persone”.

“Mi piace – aggiunge il ballerino – il contrasto che la musica di Antonio Vivaldi provoca sui corpi di noi ballerini tunisini. L’orchestra ha attraversato questo universo della musica classica con musica aggiuntiva, creata ad hoc per l’occasione, per rafforzarne gli effetti. Niente corpi barocchi, ma contemporanei che vogliono superarsi, andare oltre, oltrepassare i confini, essere liberi”. “Le 4 stagioni” dunque non è un’opera lirica, ma una creazione coreografica di danza contemporanea che ha non solo un aspetto artistico molto interessante ma anche un aspetto culturale, dato che questa creazione fu realizzata nel 1018 per l’inaugurazione del balletto dell’Opera di Tunisi. Sotto l’aspetto artistico, il coreografo ha scavato nell’immaginario tunisino, e nella cultura tunisina, cosa simboleggiano le quattro stagioni, tra un inverno severo o cupo e una primavera gioiosa. In un Paese caldo nel suo contesto sociale e politico, ma sempre felice. Una gioia che trapela nelle vie delle medine in particolare durante questo mese di Ramadan, quando bambini, famiglie ed amici si incontrano per l’iftar, la rottura del digiuno, degustando i piatti della tradizione in un’armonia di sapori, suoni e solidarietà.

Il balletto traduce la musica di Antonio Vivaldi con una propria identità, coreografato da un artista italiano, Emilio Calcagno, che ha saputo essere obiettivo perché ha scoperto, poco a poco, l’originalità e la specificità della mentalità tunisina, che si riflette nei corpi dei ballerini Oumaima Manai, Hichem Chebli, Omar Abbes, Monam Khamis, Ilyes Triki, Cyrine Kalai, Hazem Chebbi, Ranim Kefi, Sabrina Zehri, Khouloud Ben Abdullah, Fatma Balti, Hamdi Trabelsi, Abdel Kader Drihli, Houssem Eddin Achouri e Kais Harbaoui. Il pezzo coreografico conservava momenti di Vivaldi, ma cerca anche di sviluppare una composizione elettrica originale mirata allo stesso obiettivo. La musica di Antonio Vivaldi ruota attorno alla diversità e a ciò che ogni stagione può significare musicalmente e nella vita della gente. Drihli Abdelkader evidenzia che “il coordinamento tra balletto e orchestra ha due aspetti, e dopo diverse esperienze, diventa quasi un’abitudine per il corpo di ballo e l’orchestra. Come danzatore in questo progetto, penso che questa collaborazione possa avere successo solo se l’orchestra riesce ad essere musicalmente impeccabile, per questo ringrazio tutti i musicisti e il direttore, così come i miei colleghi e il coreografo. D’altro canto, condividendo la mia esperienza, la musica dal vivo suonata dall’orchestra mi mette quasi in uno stato di trance, sento più energia come artista sul palco che come spettatore. Quando mi esibisco è come se la musica suonasse apposta per me”. Dalle sue parole trapela l’orgoglio di far parte di una grande famiglia, quella del teatro dell’Opera di Tunisi, che include tutti, attori, musicisti e ballerini. Il ruolo del teatro, terapeutico ma anche sociale, essenziale nella vita delle persone, nella costruzione della coscienza umana e nello sviluppo del senso critico.

Un’arte che verrà celebrata il prossimo 27 marzo in tutto il mondo in occasione della Giornata internazionale del Teatro, come ogni anno dal 1962. La Giornata ricorda il giorno d’apertura della stagione del Teatro delle Nazioni di Parigi. Da allora, per l’occasione, una eminente personalità del mondo del teatro o della cultura, su invito dell’Istituto Internazionale del Teatro, predispone un Messaggio internazionale, le cui riflessioni sulla cultura della pace vengono diffuse a livello globale. Il primo fu scritto da Jean Cocteau; gli italiani prescelti sono stati tre, Luchino Visconti (1973), Umberto Orsini (1995) e Dario Fo (2013). Il Messaggio internazionale del 2023 è stato invece affidato a Samiha Ayoub, attrice egiziana soprattutto di teatro, ma attiva anche nel mondo del cinema e della televisione.

Tantissimi gli eventi in programma a Tunisi a partire da una maratona al Teatro dell’Opera. Degna di nota anche l’iniziativa “Tunis Théâtres du Monde” (Tunisi teatro del mondo) attraverso la quale il Teatro nazionale tunisino, con il sostegno della fondazione Abdelwaheb Ben Ayed e Microcred, lavora ulteriormente per promuovere il Paese nordafricano, nonchè le sue arti e talenti sulla scena internazionale.  “È in questo spirito di comunione che Tunis Théâtres du Monde si pone nella sua seconda edizione, e con lo sguardo rivolto a Gaza che geme sotto le macerie”.Ha dichiarato la direzione del Teatro nazionale, aggiungendo che “è in questi tempi di violenza e ingiustizia che dobbiamo continuare a credere che di fronte all’impotenza di alcuni e alla negazione di altri, la libertà di parola non può che scuotere l’inerzia e rompere il silenzio”. In solidarietà con Gaza e con il popolo palestinese, la kermesse offre il suo palcoscenico ad un’opera teatrale palestinese dal titolo “The Gaza Metro” prodotta dal Freedom Theatre di Jenin. Questo lavoro sarà presentato nel secondo incontro a Le Kef, nel desiderio reale di creare una dinamica tra la capitale, Tunisi, e i centri teatrali regionali.

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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