La voragine lasciata da Trump e Biden nelle difese militari occidentali

La voragine lasciata da Trump e Biden nelle difese militari occidentali

19 Agosto 2026 0

Aveva iniziato Biden con l’Ucraina e con Israele, ha proseguito Trump sempre con Israele e poi contro l’Iran. I due presidenti in sequenza hanno consumato le scorte di armamenti a un livello tale da allarmare gli esperti. Pure gli alleati sono inquieti, perché sanno che non riceveranno a breve nuove forniture di missili.

Arsenali depauperati

Il “supporto incondizionato” di Biden a Ucraina e Israele aveva creato un buco enorme negli arsenali statunitensi. Trump lo ha trasformato in voragine con l’attacco all’Iran, che si è ritorto contro gli USA costringendoli a usare un numero altissimo di missili intercettori. Così, oggi restano abbastanza THAAD e Patriot appena per Washington, ma non per gli alleati, Kiev in primis. La Casa Bianca e il Pentagono negano la carenza di munizioni, ma secondo un rapporto del Centre for Strategic and International Studies, è stato usato il 40% delle scorte di THAAD e i due terzi di quelle di Patriot. Ad accelerare il dispendio è stata anche la stessa dottrina militare americana, che per aumentare le chance di successo impone l’utilizzo di due missili difensivi contro uno avversario.

L’Occidente dovrà essere cauto

Il problema, fanno notare gli esperti, è che gli arsenali non erano particolarmente floridi nemmeno prima. Jennifer Kavanagh del centro studi Defence Priorities evidenzia come pochi anni fa non vi fosse la sensazione che i missili balistici costituissero una minaccia contro cui attrezzarsi rapidamente. La realtà invece ha mostrato quanto gli strateghi americani si sbagliassero. Ed adesso soffrono del deficit anche i numerosi Paesi che dipendono dalla tecnologia statunitense per acquistare o produrre i sistemi antiaerei. Secondo la Kavanagh questo non rappresenta il fattore che determinerà la decisione dei russi di invadere l’Europa o dei cinesi di prendersi Taiwan, ma che certamente dovrà stimolare gli occidentali a soppesare meglio le loro risposte, per evitare un’escalation o per non lasciare che gli avversari sfruttino troppo le loro debolezze.

Staremo al passo coi terribili 4?

Ora i politici e gli analisti militari si chiedono come farà l’Occidente in questa corsa agli armamenti a stare al passo dei terribili 4, cioè Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. I successi industriali di Mosca nel riarmo sono stati svelati dagli stessi ucraini, che mostrano cifre preoccupanti: i russi hanno già raggiunto le quote di missili fissate per quest’anno e stanno ormai accumulando scorte ad un andatura rapidissima. Pechino aveva iniziato ad incrementare la produzione bellica nel 2025 e adesso dispone di circa 3mila missili balistici. Teheran e Pyongyang stanno a ruota. Per Sascha Bruchmann dell’International Institute for Strategic Studies, tutti e quattro i Paesi stanno cercando di imparare delle lezioni importanti dalle ostilità in corso. Stanno infatti investendo nella fabbricazioni di missili balistici e nel loro sviluppo quanto a dimensioni, capacità e caratteristiche. Gli occidentali quindi devono fare lo stesso, conclude.

Alleati e clienti

Oggi gli intercettori americani più richiesti a livello mondiale sono i Patriot, in uso negli eserciti di diciannove Stati, fra cui Germania, Polonia, Giappone, Egitto, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi e Ucraina. Il complesso militare-industriale di Washington semplicemente non ce la fa a soddisfare in tempo le commesse. Tokyo ha la licenza di fabbricarli e Berlino inaugurerà presto un impianto di produzione, ma agli attuali ritmi di consumo ci vorranno anni prima di riempire nuovamente gli arsenali di tutti. Negli USA riescono a fare soltanto 650 Patriot all’anno, al costo di 4 milioni di dollari l’uno, e 96 THAAD da 16 milioni l’uno. Come nota Bruchmann, occorre assolutamente alzare i regimi di produzione, ma occorrono tanti soldi. E non bastano nemmeno quelli, perché servono anzitutto gli specialisti, le materie prime e i componenti adatti. E serve tempo: il contratto ottenuto dalla Lockheed Martin per triplicare la produzione dei Patriot vale quasi 59 miliardi di dollari, ma si estende su un arco di sette anni, e i primi risultati sono previsti solo nel 2030.

Dipendenza dalla Cina

Washington da un lato concede lauti finanziamenti ai giganti del comparto militare-industriale, ma dall’altro sta imponendo regole più severe per limitare l’importazione di materie prime dalla Cina. Diverse aziende americane si stanno così impegnando per estrarre e farsi in casa i minerali che servono. Tuttavia, la situazione resta incerta, se non critica. Ad esempio, Pechino controlla circa l’80% del tungsteno mondiale, che però gli USA grazie a una legge firmata da Trump non potranno di fatto più importare a partire dal prossimo anno. Dovranno allora affidarsi ai magazzini che ne sono ancora provvisti o cercare altri fornitori, ma non è affatto semplice. E serve un elemento che inizia a scarseggiare, il tempo.

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

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