Gli USA provano a riaprire i negoziati trilaterali, ma a Kiev l’aria è pesante
Il clima non era particolarmente allegro a Kiev durante la visita degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. I guai politici che affliggono Zelensky non possono attenuare il pessimismo che proviene dal campo di battaglia, dove i russi procedono lentamente ma inesorabilmente. Proprio per questo, nella prima tappa dei rappresentanti di Trump il Cremlino ha potuto dialogare in maniera sicura e senza tentennamenti sulle richieste fatte finora.
Prima tappa: Mosca
Il fatto che il 5 settembre la prima tappa degli inviati speciali sia stata Mosca ha mostrato la loro intenzione di ascoltare la posizione e le richieste del presidente russo per poi riferirle a Zelensky, mettendo quest’ultimo in una posizione di svantaggio. Ed era l’ennesima volta che si recavano in visita al Cremlino: dunque il canale di dialogo era già ben oliato. E infatti il consigliere di Putin per la politica estera Yuri Ushakov ha dichiarato che l’incontro, durato tre ore e dieci minuti, è stato “molto utile, sostanziale, costruttivo, estremamente franco e confidenziale”. Ha riguardato “questioni estremamente serie”, ma si è svolto sia in modo ufficiale sia in maniera più informale con una cena. Da parte russa, dice, sono state comunicate agli americani delle valutazioni ampie e chiare della situazione che si sta sviluppando con l’operazione militare speciale.
Business e situazione sul campo
Russi e americani hanno parlato pure di questioni economiche, in particolare quegli affari precedentemente delineati al summit di Anchorage dell’anno scorso da Trump e Putin. I due presidenti “continueranno a mantenere contattia livello personale e il lavoro di Witkoff e Kushner andrà avanti”, dicono dal Cremlino. Era presente anche Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti. E infatti, come detto, le controparti hanno discusso in dettaglio di progetti “reciprocamente proficui”, spiega Ushakov.
C’è un problema per Washington (e naturalmente per Kiev) e cioè il fatto che, a fronte della disponibilità a dialogare, la posizione russa stia diventando più intransigente. Il vice ministro agli Esteri Sergei Ryabkov ha esposto il dubbio se gli USA sapranno tenere conto della realtà del campo, la quale sta cambiando costantemente e non in favore dell’Ucraina, dice. Per non citare inoltre la sempre maggiore accondiscendenza e sostegno dei vertici politici ucraini ai neonazisti locali. Ad esempio, nel celebrare pubblicamente gli “eroi” della Seconda Guerra mondiale che sterminarono ebrei e civili polacchi a decine di migliaia.
E poi malvolentieri a Kiev
Per i due delegati statunitensi è poi venuto il momento di recarsi per la prima volta a Kiev. Malvolentieri, però, perché è stato rivelato come in particolare Witkoff avesse paura di andarci e non gradisse lo spostamento in treno. Peraltro, Washington non aveva inviato nessuno a presenziare in occasione della recente festa dell’Indipendenza. Era andato solamente l’ex vicepresidente Pence, il quale vi ha fatto un proclama leggermente esagerato: “L’Ucraina sta vincendo questa guerra”. Nemmeno Zelensky è giunto all’incontro con animo sereno, perché le inquietudini interne lo tengono occupato non meno di quelle belliche. Tre ore di colloquio coi due americani non sono bastate a convincere tutti a sedersi insieme attorno a un tavolo. Dopo il colloquio, il presidente (formalmente decaduto) ha ammesso ai giornalisti che “la guerra continuerà” almeno fino ai mesi invernali. Ha asserito che la ripresa del dialogo dopo una sospensione durata mesi è di per sé un fatto positivo ed è comunque qualcosa di meglio dell’assenza di trattative.
A Kiev il 6 settembre insieme ai Witkoff e Kushner c’erano anche i rappresentanti di Francia, Germania e Regno Unito. Zelensky stesso ha spiegato di aver svolto il primo colloquio con gli americani, per poi rivolgersi in un secondo momento agli europei. Ha espresso il suo ringraziamento agli esponenti americani e a quelli europei venuti a conferire con lui, perché siamo tutti dalla stessa parte e vogliamo che la guerra finisca. In questa prospettiva, dice, ci saranno negoziati trilaterali USA-Ucraina-Europa e USA-Ucraina-Russia. Tuttavia non ha specificato le date e i luoghi di tali ipotetici vertici. Nel frattempo però le ostilità non si fermano e quindi Zelensky dice di contare moltissimo su un “pacchetto di aiuti invernali” che supportino sia le difese antiaeree che il settore energetico.
Le dichiarazioni di Budanov
Non vede la fine delle ostilità a breve termine nemmeno il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Budanov. Ha infatti dichiarato al New York Times che le condizioni per una tregua non si materializzeranno almeno fino alla primavera del prossimo anno e che secondo lui i russi lanceranno un’altra campagna invernale contro le infrastrutture energetiche e civili. A questo proposito, la deputata Solomiia Bobrovska della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale ha asserito che le autorità centrali dovrebbero avvertire in modo trasparente la popolazione sui problemi che potrebbero presentarsi il prossimo inverno. I cittadini meritano di sentirsi dire la verità, spiega, e quindi di prepararsi accumulando scorte oppure lasciando la capitale. Budanov peraltro ha detto che i negoziati promossi da Washington potrebbero concretamente riprendere a fine settembre, cioè dopo le elezioni della Duma di Stato russa e qualche settimana prima delle elezioni americane di metà mandato.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


