La Tunisia ospita la Conferenza Internazionale sulla Protezione dei Civili: verso una nuova era del peacekeeping
La capitale tunisina è al centro della discussione globale sul peacekeeping, ospitando ieri e oggi la Conferenza Internazionale sulle Forze Armate nella Protezione dei Civili nelle Missioni di Mantenimento della Pace. L’evento, organizzato dal ministero della Difesa nazionale tunisino in collaborazione con il Dipartimento per le Operazioni di Pace delle Nazioni Unite, riunisce oltre 80 tra militari e civili in rappresentanza di 13 paesi partner, inclusa l’Italia, oltre ad alti funzionari delle Nazioni Unite.
Inaugurata dal ministro della Difesa nazionale, Khaled Suahili, e con la partecipazione del ministro degli Esteri, Mohamed Ali Nafti, e del Sottosegretario Generale per le Operazioni di Mantenimento della Pace delle Nazioni Unite, Jean-Pierre Lacroix, la conferenza si pone obiettivi ambiziosi e concreti. Tra questi, lo sviluppo di una piattaforma digitale internazionale integrata per facilitare lo scambio di informazioni e competenze, e l’elaborazione di un manuale operativo unificato per standardizzare le procedure delle forze armate impegnate nella protezione dei civili. Questa standardizzazione è cruciale per garantire coerenza ed efficacia in contesti operativi complessi.
Il ruolo delle missioni di pace
Nel suo discorso di apertura, il ministro della Difesa tunisino Khaled Suahili ha sottolineato l’importanza di un approccio olistico alle missioni di pace. “L’integrazione delle dimensioni di sicurezza, sviluppo e umanitaria è l’unico modo per garantire il successo delle varie missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite” ha dichiarato Suahili, che ha poi aggiunto che le esperienze recenti in diverse regioni del mondo hanno chiaramente dimostrato che il rafforzamento delle capacità, l’addestramento militare e l’adozione di equipaggiamenti avanzati da soli non bastano per il successo di una missione Onu. Il ministro ha enfatizzato che
la ricchezza di esperienze e lo scambio di competenze tra paesi e partecipanti alle missioni di mantenimento della pace sono strumenti essenziali per una comprensione più accurata delle sfide operative.
Ha inoltre ribadito che “le questioni di pace e sicurezza non sono più una questione di interesse esclusivo delle parti coinvolte nel conflitto, ma piuttosto una responsabilità collettiva che richiede coordinamento, pianificazione e partenariato a tutti i livelli“.
Le zone di conflitto
Il ministro degli Esteri tunisino, Mohamed Ali Nafti, ha ribadito che il rafforzamento della “protezione dei civili nelle zone di conflitto non deve ridursi a una risposta a breve termine, ma costituisce un processo globale basato sulla prevenzione, sul rafforzamento dello sviluppo, sulla costruzione della coesione sociale e sulla ricerca di soluzioni politiche durature“.
Nafti ha anche evidenziato che il futuro delle operazioni di mantenimento della pace “richiede un cambiamento radicale nei metodi di pianificazione, nel finanziamento e nella natura dei mandati“, ricordando che la Tunisia “è stata uno dei primi paesi a contribuire alle missioni ONU fin dalla sua indipendenza e che attualmente partecipa a quattro missioni di pace, il che riflette la fiducia internazionale nella competenza delle Forze armate tunisine“.
Un’altra finalità dell’incontro è l’adozione di un’iniziativa di formazione regionale, che si concretizzerà in un programma integrato di rafforzamento delle capacità, includendo corsi specializzati, workshop ed esercitazioni congiunte sul campo.
Dichiarazione di Tunisi
Al termine dei due giorni di lavori, è prevista la pubblicazione della Dichiarazione di Tunisi. Questo documento si preannuncia come un riferimento internazionale per stabilire un quadro completo di principi guida e standard pratici per la protezione dei civili nelle zone di conflitto. L’iniziativa, che vede la partecipazione anche di rappresentanti dei ministeri dell’Interno, della Cultura, del Turismo, delle Finanze e dei Trasporti, riflette la multidisciplinarietà dei temi trattati e mira a rafforzare il ruolo della Tunisia come membro attivo delle Nazioni Unite.

Vanessa Tomassini è una giornalista pubblicista, corrispondente in Tunisia per Strumenti Politici. Nel 2016 ha fondato insieme ad accademici, attivisti e giornalisti “Speciale Libia, Centro di Ricerca sulle Questioni Libiche, la cui pubblicazione ha il pregio di attingere direttamente da fonti locali. Nel 2022, ha presentato al Senato il dossier “La nuova leadership della Libia, in mezzo al caos politico, c’è ancora speranza per le elezioni”, una raccolta di interviste a candidati presidenziali e leader sociali come sindaci e rappresentanti delle tribù.
Ha condotto il primo forum economico organizzato dall’Associazione Italo Libica per il Business e lo Sviluppo (ILBDA) che ha riunito istituzioni, comuni, banche, imprese e uomini d’affari da tre Paesi: Italia, Libia e Tunisia. Nel 2019, la sua prima esperienza in un teatro di conflitto, visitando Tripoli e Bengasi. Ha realizzato reportage sulla drammatica situazione dei campi profughi palestinesi e siriani in Libano, sui diritti dei minori e delle minoranze. Alla passione per il giornalismo investigativo, si aggiunge quella per l’arte, il cinema e la letteratura. È autrice di due libri e i suoi articoli sono apparsi su importanti quotidiani della stampa locale ed internazionale.

