La nuova priorità europea per la Kallas: stiamo fuori dai negoziati, ma ci mostriamo duri!

La nuova priorità europea per la Kallas: stiamo fuori dai negoziati, ma ci mostriamo duri!

16 Febbraio 2026 0

L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas è intervenuta all’ultimo giorno della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Nel suo discorso ha evidenziato le tre nuove priorità della politica estera UE. E a proposito del conflitto in Ucraina ha sottolineato come per l’Europa avanzare richieste precise verso la Russia sia più importante che prendere posto al tavolo delle trattative.

Secondo round e inflessibilità

Appena una decina di giorni fa si è tenuta la seconda sessione di negoziati in quel di Abu Dhabi, con la partecipazione delle delegazioni di Kiev, Mosca e Washington. Mancava appunto una delegazione europea, ma per ora Bruxelles è impegnata a definire le sue pretese verso i russi. Presumibilmente saranno punti che il Cremlino non accetterebbe mai, e la Commissione von der Leyen dovrebbe essere cosciente dell’irricevibilità di ciò che chiede. Purtroppo però il gioco portato avanti dagli euroburocrati e da certi governi dei Paesi membri è proprio questo.

Richieste massimaliste e risposte proporzionali

Così, secondo il pensiero del capo della diplomazia UE la partecipazione ai negoziati conta meno del fatto di sapere bene cosa chiedere una volta dentro. Finora, però, l’Europa è rimasta fuori. E di questo passo i giochi si chiuderanno senza di essa. Poco importa, perché la Kallas trova che la questione sia “semplice”: alle richieste massimaliste della Russia non bisogna replicare con risposte minimaliste. Ovvero: se l’esercito ucraino dovrà avere dimensioni limitate, allora dovrà averle anche quello russo. Dove la Russia ha causato danni in Ucraina, la Russia dovrà pagare. È davvero il minimo a cui la Russia dovrebbe acconsentire se davvero la pace è l’obiettivo della Russia. Quello che si nota – a parte la ripetizione della parola “Russia” da parte della Kallas, il che evidenzia la sua ossessione per Mosca – è che ai vertici UE continuano a dare per scontato che sarà Kiev a vincere e a dettare le sue condizioni.

Russia: così povera, così potente

Secondo la Kallas, Mosca rimane “la più grande minaccia” che l’Europa stia mai affrontando. E aggiunge che purtroppo i russi riescono a ottenere più conseguimenti con le trattative di pace che non sul campo. Insomma, l’Europa non ha la smania di sedersi al tavolo dei negoziati e in fondo non vorrebbe che vi si sedesse nemmeno la Russia. L’Alto commissario delinea così la prima delle tre nuove priorità: la difesa dell’Europa. E ricade immediatamente nel più classico bispensiero della narrativa occidentale. Da un lato, presenta la Russia come un Paese “dall’economia a pezzi” e con “i suoi stessi cittadini che fuggono”. Dall’altro, è sempre la Russia che non si fermerà nemmeno dopo aver preso il Donbass e che oggi sferra cyber-attacchi, fa saltare i cavi sottomarini e pure le alleanze fra Stati mediante la disinformazione. Riassumendo: la Russia è in ginocchio, ormai ha perso, ma occorre che l’Europa si riarmi perché i potenti russi intenderanno marciare fino a Lisbona.

La seconda priorità della UE è l’allargamento, presentato come “antidoto all’imperialismo russo”. Quindi espansione soprattutto ad est e a sud. E la terza priorità è costituita dalle partnership internazionali. La Kallas parla del commercio, esaltando la bravura di Bruxelles nel chiudere accordi di scambio addirittura con quasi 80 Paesi. E con altri 10 sta pure creando partnership su sicurezza e difesa.

Che Kiev attenda…

Ma a Kiev non concede proprio tutto quello che Zelensky vorrebbe. A proposito del suo ingresso nella UE come elemento dell’accordo di pace, la Kallas gela l’attesa dell’Ucraina di diventare Stato-membro già il prossimo anno. Secondo lei, infatti, i governi europei non sono ancora pronti a fissare una data precisa per l’adesione di Kiev, sebbene il presidente ucraino insista molto su questo punto. C’è ancora molto lavoro da fare, spiega, e finché non è stato fatto rimarrà una promessa velleitaria quella di una data specifica per terminare il tempo di attesa dalla condizione di Paese-candidato a quella di membro.

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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