“La nostra stessa carne e sangue”: l’Ambasciata di Israele su ostaggi, Hamas e la “guerra che non volevamo”

“La nostra stessa carne e sangue”: l’Ambasciata di Israele su ostaggi, Hamas e la “guerra che non volevamo”

11 Settembre 2025 0

Per Israele, la priorità assoluta è il ritorno di tutti i cittadini israeliani, donne, bambini e anziani rapiti. La liberazione degli ostaggi è vista come un obbligo morale e un obiettivo imprescindibile della guerra, ad affermarlo è la portavoce e consigliera politica dell’Ambasciata d’Israele in Italia, Inbal Natan Gabay, che in un’intervista a “Strumenti Politici”, commenta senza mezzi termini gli ultimi sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Oggi, 48 ostaggi sono nelle mani di Hamas, aggiunge sottolineando “l’obbligo morale di liberarli”.  Gli ostaggi, prosegue, fanno parte della “nostra società, sono la nostra stessa carne e il nostro stesso sangue. Abbiamo anche bisogno di distruggere le capacità militari e governative di Hamas ed eliminare la minaccia terroristica nella Striscia di Gaza. Per noi, questi sono gli scopi principali sia della guerra che di questa operazione, che Israele non ha iniziato, ma è stato costretto a farne parte”, precisa la portavoce.

“Questi civili sono stati rapiti dalle loro case e ora vengono torturati e maltrattati. Dall’attacco, abbiamo recuperato 207 ostaggi. Sfortunatamente, 59 sono stati restituiti morti, mentre 148 sono stati trovati vivi. Speriamo di riportare a casa tutti i 48 ostaggi rimanenti. Anche se non conosciamo il numero esatto dei sopravvissuti, con alcuni rapporti che suggeriscono che circa 20 potrebbero essere vivi, il nostro obiettivo è riportare indietro sia i vivi che i defunti”, sottolinea la portavoce.

Infografica - La biografia dell'intervistata Inbal Natan Gabay
Infografica – La biografia dell’intervistata Inbal Natan Gabay

– Quali garanzie fornisce lo Stato Maggiore per evitare vittime civili?

Per essere chiari, Israele non è in guerra con i civili di Gaza. Siamo in guerra con l’organizzazione terroristica Hamas, che ha avviato questo conflitto massacrando pacifici e innocenti abitanti dei villaggi che credevano in un percorso verso la pace. Sono stati assassinati, bruciati, mutilati e accoltellati. Ogni vittima civile a Gaza è una tragedia per noi, mentre per Hamas è un vantaggio strategico. Facciamo il massimo per evitare di colpire i civili attraverso vari metodi.

Ci sforziamo di rendere i nostri attacchi il più precisi possibile e forniamo avvertimenti prima di colpire inviando volantini, facendo telefonate e usando una tecnica di “bussare sul tetto” per assicurarci che le persone possano evacuare. Certo, questo approccio non è il modo più efficiente per colpire i terroristi, poiché permette loro di scappare insieme ai civili. Tuttavia, compromettiamo volontariamente la nostra efficienza operativa per minimizzare i danni alle persone innocenti. Anche se facciamo del nostro meglio per prevenire vittime civili, la guerra è intrinsecamente tragica e ci rammarichiamo profondamente per ogni ferito e ogni morto.

– In un ordine di evacuazione, chi determina quali aree siano veramente sicure e non potenziali trappole che potrebbero essere tese contro i civili da gruppi terroristici come Hamas?

Questa domanda mette in luce la complessità del conflitto e, cosa più importante, chi sia il vero nemico. Quando chiediamo ai civili di evacuare in una zona sicura, lo facciamo perché vogliamo che siano al sicuro. Posso assicurare che l’esercito israeliano non attaccherà quelle aree. Tuttavia, non posso garantire cosa farà Hamas. La minaccia non è l’esercito israeliano, è Hamas. Quando diciamo ai civili di andare in una zona sicura, hanno paura di essere attaccati da Hamas.

Ad oltre due anni di guerra Hamas è ancora lì, mentre i civili non hanno un posto sicuro dove andare…

La strategia di Hamas è usare i propri civili come scudi umani. Più danni subiscono i civili palestinesi, più potere Hamas crede di guadagnare. Questo è nell’interesse diretto di Hamas. Come è stato affermato in una delle note di Sinwar, maggiore è la pressione e il danno che i civili subiscono, maggiore è la pressione che Israele affronta e maggiore è il potere che Hamas riceve. Questo è un circolo vizioso che non porterà alla prosperità per la Striscia di Gaza. Per quanto possa sembrare irrealistico, Israele ha sempre voluto che la Striscia di Gaza fosse prospera. Vogliamo che la gente di Gaza viva in pace e abbia un futuro migliore. Sfortunatamente, finché Hamas governerà la Striscia di Gaza, non vedo come ciò possa accadere.

– Le esplosioni a Doha avrebbero preso di mira la leadership di Hamas. Può aggiornarci sull’esito di questa operazione?

Posso solamente confermare che aerei israeliani hanno attaccato luoghi specifici nella città di Doha. È stata un’operazione indipendente condotta unicamente da Israele, e la questione è ancora in fase di revisione. Questo è un altro esempio del perché non rilasciamo dichiarazioni non confermate alla stampa. Verifichiamo tutto prima di annunciare ciò che è successo o non è successo.

Foto - Monumento commemorativo alle vittime dell'attacco terroristico palestinese del 7 ottobre 2023 presso il sito del Nova Music Festival, nel sud di Israele. Circa 364 persone furono uccise e più di 40 rapite dai terroristi di Hamas - ©Alamy
Foto – Monumento commemorativo alle vittime dell’attacco terroristico palestinese del 7 ottobre 2023 presso il sito del Nova Music Festival, nel sud di Israele. Circa 364 persone furono uccise e più di 40 rapite dai terroristi di Hamas – ©Alamy

Questo attacco era mirato alla leadership di Hamas, un’organizzazione terroristica che ha celebrato il massacro del 7 ottobre. I leader presi di mira sono stati gli architetti non solo di quell’attacco, ma anche di molti altri orribili atti terroristici in Israele, incluso l’ultimo a Gerusalemme. Queste sono le persone che hanno orchestrato e celebrato la morte e il rogo di civili semplicemente per il fatto di essere israeliani ed ebrei.

– Flottiglia Sumud, l’iniziativa che mira a portare aiuti umanitari a Gaza, ha denunciato due attacchi di droni in Tunisia, che le autorità locali hanno negato. Qual è la posizione del governo israeliano su questi incidenti?

Ho dei dubbi sulla natura pacifica della Flottiglia, che sembra essere più una provocazione e una trovata pubblicitaria che un genuino sforzo per aiutare la gente di Gaza. Non si tengono campi di addestramento per le persone che partecipano a queste flottiglie se gli obiettivi sono puramente pacifici. Lo scopo sembra essere quello di creare una campagna stampa negativa per Israele. Come suggeriscono anche le recenti dichiarazioni dell’Italia, ci sono modi migliori per fornire aiuti ai civili di Gaza.

Per esempio, il programma italiano “Food for Gaza”, per cui Israele è grato, è un modello eccellente. Grazie alla forte relazione tra Israele e Italia, questo programma ha consegnato con successo aiuti a Gaza. Una soluzione duratura sarà raggiunta solo attraverso negoziati diretti tra le parti coinvolte nel conflitto: Israele e i Palestinesi. Tutta questa pressione esterna sembra essere una distrazione e una trovata pubblicitaria.

– Israele ha annunciato la sua ufficiale accettazione di una nuova proposta di pace dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Cosa include la proposta?

In generale la proposta ha incluso quello che noi chiamiamo il tentativo di raggiungere un accordo completo o un accordo totale che includerà il rilascio di tutti gli ostaggi che ora sono nelle mani di Hamas, in cambio del rilascio di migliaia di terroristi, che sono davvero orribili terroristi. Non è uno ‘scambio di prigionieri’, come a volte nella stampa viene erroneamente descritto. È uno scambio di persone innocenti che sono state rapite dalle loro case con persone che sono in prigione per aver commesso crimini orribili con il sangue sulle loro mani, compiendo attacchi terroristici e attaccando civili.

Ma in ogni caso, questo include, nella prima fase, il rilascio dei 48 ostaggi in cambio di migliaia di terroristi, e poi l’inizio di una sorta di negoziato per raggiungere un accordo. Israele sostiene ancora l’iniziativa di Trump. E devo anche dire che Hamas ha rifiutato in molte occasioni precedenti il tentativo e le offerte per raggiungere un cessate il fuoco, che Israele nella maggior parte di esse ha accettato. Ed è molto importante essere chiari sul fatto che questa guerra sarebbe potuta finire ieri, sarebbe potuta finire subito. L’unica cosa di cui avevamo bisogno era che Hamas deponesse le sue armi e gli ostaggi fossero riportati a casa. Se avessimo questi due elementi, questa guerra avrebbe potuto finire molto, molto tempo fa.

– E se la guerra finisse, cosa succederà?

Inizieremo il processo di negoziato per un cessate il fuoco. Un punto fondamentale è che Hamas non dovrà avere alcun tipo di potere sulla Striscia di Gaza. Questo è cruciale per Israele, se si vuol parlare di soluzioni future. Hamas non può essere parte di alcuna soluzione politica.

– Gruppi di accademici e organismi internazionali hanno descritto l’operazione a Gaza come potenzialmente equivalente alla definizione legale di “genocidio”. Come risponde lo Stato di Israele a queste accuse e quale valutazione legale chiede che venga presa in considerazione?

L’esecutore di un genocidio promuoverebbe mai l’ingresso massivo di aiuti umanitari alla popolazione in questione? Mi sembra una contraddizione in termini. Penso che l’accusa di genocidio sia uno slogan a fini populistici. L’evidenza dei fatti è davanti agli occhi di tutti: Israele profonde ogni sforzo per consentire l’ingresso di aiuti umanitari della comunità internazionale nella Striscia di Gaza. Dall’inizio della guerra, ha consentito ad Onu e Ong di fare entrare più di due milioni di tonnellate di aiuti umanitari e più di 105.000 camion nella Striscia di Gaza.

Sfortunatamente, l’ONU e le Ong attive nella Striscia di Gaza non erano in grado di contrastare il saccheggio degli aiuti da parte di Hamas, che li usa come strumento di potere per il controllo della popolazione. Pertanto Israele, con l’aiuto degli Stati Uniti ha potenziato l’Onu e le Ong con il GHF, una fondazione indipendente che assiste nella distribuzione di aiuti con due centri di distribuzione, evitando così la ressa dei civili ai camion dell’ONU, situazioni costantemente sfruttate da Hamas per creare disordini e favorire scontri con l’esercito israeliano.

Dall’inizio della sua attività, il GHF ha distribuito più di 160 milioni di aiuti o pasti. Solo nelle ultime 24 ore, sono stati distribuiti 1.500.000 pasti. Dire che Israele sta promuovendo o eseguendo un genocidio, è totalmente infondato quando si guardano queste iniziative e questi numeri.

– Israele è disposto a consentire a osservatori internazionali neutrali di condurre verifiche o indagini indipendenti sull’operazione e sull’impatto sui civili?

Credo che ciò sarebbe il risultato di negoziati tra Israele ed enti internazionali, ad oggi mai iniziati. Aggiungo che Israele risponde delle proprie azioni davanti a un sistema investigativo-giudiziario indipendente, molto solido e ben attivo. Per cui, in definitiva, non ne vedo la necessità. Inoltre le organizzazioni internazionali non hanno mostrato capacità di inviare osservatori neutrali.

– Anche la Corte Penale Internazionale per voi non è neutrale?

Beh, basti guardare al profilo dell’allora Procuratore capo, tra l’altro – stando a quanto riferito dalla stampa – sotto accusa per molestie sessuali.

– Alcuni rapporti documentano demolizioni massicce, inclusi edifici residenziali e l’uso di munizioni con effetti devastanti in aree urbane densamente popolate. Su quale base militare vengono prese le decisioni di distruggere interi edifici? E come viene valutata la proporzionalità?

Questa è una domanda tecnica che dovrebbe essere fatta all’esercito. Quello che posso dire è che quando un edificio viene attaccato, la ragione soggiacente è stringente. Le infrastrutture che Israele attacca, vengono infatti generalmente utilizzate per scopi terroristici. Infatti, Hamas usa deliberatamente installazioni civili come ospedali, scuole, ambulanze o edifici residenziali per farsi scudo. E aggiungo che non di rado l’esercito interrompe le proprie operazioni laddove rileva una presenza inaspettata di civili.

– Ci sono procedure per valutare i danni collaterali ex ante ed ex post, e per il risarcimento ai civili se vengono danneggiati?

Si riferisce a Israele e ai civili israeliani, immagino. Perché abbiamo tantissimi edifici distrutti dagli attacchi dall’Iran, da Gaza e dal Libano. Due anni fa vivevo in un quartiere dove c’erano edifici che oggi non esistono più. Un mio vicino di casa è morto: è stato ucciso da un missile. È una guerra. Le iniziative internazionali per la ricostruzione di Gaza sono molte.

Sfortunatamente, gran parte delle risorse pervenute nei decenni passati sono state usate non per far prosperare la popolazione, ma per costruire tunnel sotterranei e produrre missili. Spero vivamente che i soldi che la comunità internazionale investirà in futuro per la ricostruzione di Gaza andranno nelle mani giuste e per i giusti fini, come welfare, istruzione e sanità.

– Tornando alla guerra: le morti di giornalisti nelle aree di conflitto hanno scatenato proteste e condanne internazionali. Quali misure prende Israele per garantire la protezione dei giornalisti e per indagare sugli incidenti in cui sono stati uccisi i reporter?

Ogni vita innocente ha valore e ci rammarichiamo per ogni danno a persone non coinvolte. Israele non prende e non sta prendendo di mira giornalisti o civili. I nostri unici obiettivi sono terroristi e infrastrutture terroristiche. In molte occasioni, sfortunatamente, i giornalisti erano anche attivisti terroristi, infiltrati in attività terroristiche o inviati da organizzazioni terroristiche come Hamas e altre.

È il caso del 7 ottobre, quando alcuni giornalisti hanno partecipato all’attacco o condiviso immagini di crimini orrendi. Avere un giubbotto con la scritta “press” non significa essere un vero giornalista. Ad ogni modo, Israele fa tutto il possibile per evitare di danneggiare qualsiasi civile non coinvolto, che si tratti di giornalisti o di chiunque altro.

– Intendete consentire l’ingresso di giornalisti stranieri a Gaza?

I giornalisti entrano a volte con l’IDF. Essendo Gaza una zona di guerra e dunque molto pericolosa, l’IDF si assume una grandissima responsabilità nel consentire l’ingresso. Negli anni, molti giornalisti sono stati intimiditi da Hamas e per questo non hanno potuto neppure riferire i fatti. Si rendevano conto di aver a che fare con un’organizzazione terroristica svincolata dal rispetto di qualsiasi legge.

– Nei giorni scorsi, il governo italiano ha espresso alcune critiche pubbliche a Israele. Come valuta l’ambasciata il tono e le azioni di Roma, e che impatto hanno sul dialogo bilaterale?

Italia e Israele hanno una relazione di amicizia di lunga data. Israele apprezza l’Italia, con cui intrattiene un costante e franco dialogo. Questo buon rapporto è alla base della collaborazione sull’aiuto umanitario per Gaza, che l’Italia sta portando avanti sia attraverso il programma Food for Gaza che con il trasferimento di persone necessitanti cure nei suoi ospedali. Certamente, a volte ci sono delle differenze.

Del resto, gli amici non sempre la pensano allo stesso modo. Sono certa che continueremo a migliorare l’ottima relazione che abbiamo con l’Italia, nel segno di grande rispetto e cooperazione.

– Alcuni paesi europei, a proposito, hanno sospeso le forniture di armi o rivisto gli accordi commerciali. Anche Ursula von der Leyen ha annunciato una proposta di sanzioni. Qual è la posizione di Israele su queste iniziative, e come potrebbero influire sulla cooperazione militare o industriale con l’Italia?

Innanzitutto, ricordo che le cooperazioni sono bilaterali, per cui le parti che ne traggono vantaggio sono due. Israele ha sempre dato priorità all’innovazione e allo sviluppo di soluzioni a beneficio non solo di sé stesso, ma dell’umanità, nel campo medico e farmaceutico, idrico, agricolo, spaziale, della difesa. L’Iron Dome, ad esempio, può rilevare anche per altri e per minacce diverse.

In definitiva, dalla cooperazione con Israele è gli altri paesi non possono che trarre vantaggio. Credo che la relazione con l’Italia non sarà danneggiata, e troveremo un modo per lavorare assieme.

– Una soluzione a due Stati è ancora possibile? E se sì, a quali condizioni?

Una tale discussione non è nemmeno possibile finché Hamas è lì. Contemplare il giorno dopo per noi deve andare di pari passo con la deposizione delle armi da parte di Hamas e il suo smantellamento. Finché Hamas è nella Striscia, non possiamo davvero pensare a una soluzione a due Stati.

– Ma ci credete ancora in questa soluzione? In futuro, quando Hamas non ci sarà più?

Storicamente, gran parte della società israeliana ha creduto nel tentativo di raggiungere una soluzione politica negoziata. Dal 7 ottobre, ahimé, sempre più israeliani non sono più certi che questa soluzione sia razionale. Quindi, sfortunatamente, non la vediamo come una soluzione realistica in questo momento.

– C’è un messaggio diretto che vorrebbe che il pubblico italiano ricevesse dall’Ambasciata di Israele su ciò che sta accadendo e sulle scelte del vostro governo?

In realtà ho tre messaggi per gli italiani. Il primo è di non dimenticare chi sia ad aver iniziato questa terribile guerra: Hamas, un’organizzazione terroristica che in un giorno festivo ha deciso di attaccare i civili dei kibbutzim del sud, massacrandoli, bruciandoli, accoltellandoli, mutilandoli, saccheggiandone le case. Per non parlare del Nova Party, teatro di stupri e violenze efferate contro giovanissimi amanti della pace. Tanta disumanità costituisce davvero il peggior atto contro il popolo ebraico dall’Olocausto. Per cui chiedo di non dimenticare chi ha iniziato e chi è il nemico in questa storia.

Il nemico non è Israele. Il nemico è Hamas. In secondo luogo, chiedo al pubblico italiano di addentrarsi nella complessità della situazione e del conflitto, che non possono essere compresi con il paradigma del bianco e nero. Il mio invito è dunque di andare oltre la superfice delle visioni facili propugnate dalle narrative dominanti. Il terzo, infine, è un messaggio di amicizia. Israele e Italia condividono gli stessi valori. Il popolo israeliano ama davvero l’Italia e gli italiani. Abbiamo una relazione di amicizia di lunga data. Siamo e continueremo a essere amici dell’Italia.

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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