I britannici stufi di un governo che li maltratta e li taccia di razzismo se osano protestare contro i migranti che delinquono. Intervista esclusiva a David Kurten, leader dell’Heritage Party
L’estate turbolenta della Gran Bretagna non è finita: da mesi vanno avanti feroci contestazioni al governo Starmer e proteste davanti agli hotel che alloggiano i clandestini. I cittadini esprimono il loro malessere anche tramite la cosiddetta operazione Raise the Colours, con cui appendono ovunque la bandiera britannica, il famoso Union Jack, e quella di San Giorgio che rappresenta l’Inghilterra. Le amministrazioni locali di alcune città hanno cercato di far rimuovere i vessilli, irritando ancor di più la popolazione. Abbiamo chiesto lumi a David Kurten, leader di un giovane partito di stampo conservatore ed euroscettico, l’Heritage Party. Kurten lo ha fondato dopo essere uscito dallo UK Independence Party (UKIP) e mentre era membro dell’Assemblea di Londra.
– I cittadini hanno cominciato mesi fa ad appendere ovunque coccarde coi colori nazionali e la bandiera britannica e non hanno ancora smesso. Viene naturale pensare che vi siano dei problemi profondi che vogliono manifestare con l’iniziativa delle bandiere. Di cosa si tratta?
– Vi sono delle istanze molto serie nel Regno Unito. In particolare la rapida immigrazione di massa che ha cambiato la demografia e le condizioni sociali del Paese in una maniera dannosa per la nostra sicurezza, il nostro retaggio e la nostra cultura. Nonostante ciò, il governo sta continuando ad agevolare l’immigrazione illegale che passa dal canale della Manica. E che ogni anno porta sul suolo britannico decine di migliaia di uomini in età militare.
Ci sono stati parecchi guai coi finti richiedenti asilo, sparsi per il Paese e messi negli hotel per i migranti. Alcuni di loro hanno aggredito sessualmente donne e ragazze britanniche. La risposta del governo, della polizia e di media è stata di etichettare come “razzista” chiunque esprimesse la propria opinione in merito. In questo modo hanno indebolito la libertà di parola sull’immigrazione e sui crimini dei migranti, con la scusa che “suscita il razzismo”. Tutto ciò ha generato grave preoccupazione nel Paese. Così, una delle reazioni è stata di cominciare ad innalzare le bandiere. Si tratta di una protesta pacifica e potente contro le politiche del governo, contro la crescente criminalità dei migranti, contro gli attacchi alla libertà di espressione e contro il disprezzo che nel corso di molti anni la classe politica ha mostrato verso i comuni cittadini.
– Quale posizione ha il vostro partito sulla vicenda delle bandiere? E cosa dicono in proposito gli altri partiti?
– Il nostro Heritage Party sostiene il movimento Raise the Colours. Io e i membri del partito consideriamo meraviglioso che la gente sia finalmente orgogliosa delle bandiere nazionali, soprattutto in Inghilterra, e che non abbia più timore di mostrare patriottismo verso il proprio Paese. Al contrario, alcuni deputati e consiglieri laburisti hanno affermato che issare la bandiera inglese è una cosa razzista. E intanto continuano a denigrare la maggioranza dei cittadini preoccupati della rapida immigrazione di massa e dei cambiamenti che sta apportando alla società.
– Perché alcuni cittadini ritengono che issare la bandiera britannica e quella inglese sia qualcosa di offensivo o di razzista?
– È stata condotta un’operazione psicologica di lungo periodo al fine di associare la bandiera britannica e quella inglese col “razzismo di estrema destra”, particolarmente fra le formazioni politiche che tendono a sinistra, i think tank e i media. Volevano che la gente si vergognasse del proprio Paese. Molti degli esecutori di tale operazione sono marxisti culturali o globalisti, il cui scopo finale è dissolvere le nazioni e creare un governo mondiale unico, in cui niente e nessuno abbia identità, né nel proprio Paese o nella propria famiglia e nemmeno nella fede cristiana. Sventolare la nostra bandiera non è assolutamente qualcosa di razzista. Ma viene descritto come tale da soggetti che hanno un programma degenerato e nefasto.

– Come sta (o non sta) rispondendo il governo Starmer alla vicenda delle bandiera e soprattutto ai problemi sottostanti, quali l’immigrazione clandestina e i crimini dei “richiedenti asilo”?
– Alcuni membri del governo Starmer sanno che questo è un movimento della società civile che non può essere sradicato. Dunque ultimamente stanno fingendo di essere dei patrioti facendosi fotografare in posa di fronte alla bandiera britannica. Comunque tutti possono accorgersi che si tratta di falsità e di ipocrisia, perché hanno deriso per anni la nazione e la gente normale, che invece è davvero patriota. Chiunque può sbugiardarli, perché è ovvio che le loro politiche sono altamente nocive verso i britannici comuni, verso le piccole imprese e più in generale verso il nostro modo di vivere.
– Qual è la posizione dell’Heritage Party sui problemi del Regno Unito menzionati prima? Su quali istanze vi state concentrando al momento?
– Il manifesto dell’Heritage Party si basa su principi positivi coi quali vogliamo risanare il nostro Paese. Sono la sovranità nazionale, la libertà di espressione, un’immigrazione bassa, l’autosufficienza delle capacità e l’uguaglianza di fronte alla legge. Abbiamo intenzione di riparare il danno fatto dai governi laburisti e falso-conservatori, i quali hanno permesso una politica a due livelli e una giustizia a due livelli. Hanno minato la nostra sovranità facilitando l’immigrazione a scopo di sostituzione e non istruendo i nostri giovani alle capacità di cui necessitano per sopravvivere e prosperare nel proprio Paese.
– Il vostro partito è giovane, fondato solo nel 2020. Alle elezioni generali del 2024 avete partecipato con 41 candidati. Concorrerete alle amministrative del 2026? Quali prospettive e speranze avete per le prossime elezioni?
– Ci stiamo già preparando per le elezioni del 2026 per il Parlamento del Galles (Welsh Senedd), per Parlamento della Scozia e per i vari consigli comunali e regionali dell’Inghilterra. Contiamo di schierare più candidati dell’anno scorso e di continuare a fare progressi in termini di percentuali di voto e di riconoscimento. Abbiamo già un ampio seguito grazie alle nostre politiche di buon senso, basate su principi sani, e grazie alla nostra coerenza, mantenuta nei cinque anni dalla nostra fondazione come partito avvenuta nel 2020.


Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.
