Lecornu a Matignon, la missione impossibile di Macron mentre la piazza si scalda

Lecornu a Matignon, la missione impossibile di Macron mentre la piazza si scalda

11 Settembre 2025 0

Il nuovo primo ministro Sébastien Lecornu ha appena varcato la soglia di Matignon, ma il cammino che lo attende è già disseminato di numerosi ostacoli. Dire che la sua nomina, presa in un batter d’occhio da Emmanuel Macron dopo la caduta di François Bayrou sulla legge di bilancio, non ha suscitato l’entusiasmo dei francesi è  a dir poco un eufemismo.

Secondo un sondaggio pubblicato da Le Figaro, il 69% dei francesi ritiene che la scelta “non corrisponda alle loro aspettative”, mentre il 56% ne ha un’opinione negativa. Un avvio segnato dunque da freddezza, se non da ostilità, in un contesto politico e sociale incandescente con un parlamento diviso, un’economia stagnante, una piazza pronta a dare battaglia per respingere l’ennesima creatura nata morta del macronismo.

Il profilo del nuovo primo ministro

Ma chi è davvero Sebastien Lecornu? Le Monde ne offre un ritratto in chiaroscuro, definendolo  un vero e proprio enigma dato che è l’unico ministro ad esser sopravvissuto alla catastrofe di entrambi i mandati di Macron. Uomo discreto e leale che ora ritrova le luci della ribalta, promosso a tempo record a primo ministro nonostante resti in gran parte sconosciuto al pubblico. Il prestigioso quotidiano economico Les Echos invece descrive Lecornu come un “monaco-soldato” di Macron, una metafora che dimostra quanto il presidente Macron si senta asserragliato nel suo palazzo dalle opposizioni di destra e di sinistra e dalla spaccatura interna ai Republicains.

Al passaggio di consegne con l’ex inquilino di Matignon, Lecornu ha evocato la necessità di

cambiamenti non solo nella forma e nel metodo, ma anche nella sostanza.

Dopo aver incontrato i lealisti del governo, con l’ex ministro degli interni Retailleau che ha suggerito un governo della “maggioranza nazionale” e Darmanin che ha auspicato una sua permanenza al dicastero della giustizia, giovedì 11 Lecornu ha proseguito le consultazioni istituzionali incontrando la presidente dell’Assemblea Nazionale Yaël Braun-Pivet e il presidente del Senato Gérard Larcher, mentre alle opposizioni sarà dato spazio nei prossimi giorni anche se il leitmotiv sembra già scritto: per la leader del Rassemblement National Marine Le Pen Macron starebbe “sparando l’ultimo colpo del macronismo” e già prevede che Bardella diventerà primo ministro dopo imminenti elezioni.

Dall’altro lato il leader de La France Insoumise Mélenchon denuncia la gestione scellerata della caduta di Bayrou insistendo che “solo le dimissioni di Macron possono porre fine a questa triste commedia”. Ad ogni modo la tempistica conferma come la formazione del nuovo governo non sarà immediata: la scelta dei ministri richiederà tempo, segnale della complessità degli equilibri da ricercare.

Un comportamento tra tante sfumature e la rivolta di piazza

FOTO – Francia – 10 Settembre  10: Un momento delle proteste dalla Gare du Nord (Photo by Getty Images)

Dietro Lecornu, il campo presidenziale si è in qualche modo compattato, ma con sfumature. Per alcuni deputati di Renaissance e MoDem, la fedeltà di Lecornu a Macron potrebbe garantirgli maggiore libertà di manovra nei negoziati con le altre forze politiche.

Per altri, invece, la sua designazione segna già un’occasione mancata: “Un primo ministro di centro-sinistra sarebbe stato un segnale positivo verso il PS”, ha osservato Stéphane Travert, deputato di Renaissance. E’ quello che ripetono i manifestanti che nella giornata del 10 settembre hanno invaso piazze e strade della Francia intera al grido di “Bloquons Tout”, un movimento che ha mobilitato 250.000 persone (secondo la CGT, per il ministro degli interni sarebbero solo 175.000) in 596 raduni e 253 blocchi con le forze dell’ordine che hanno effettuato 675 arresti, di cui 280 solo a Parigi.

Lecornu si è recato personalmente al centro di crisi interministeriale, a sottolineare la volontà di legare sin da subito il proprio mandato alla gestione delle emergenze sociali. Intanto la CGT plaude a una mobilitazione “che conferma l’esasperazione sociale del paese” e annuncia una nuova giornata di sciopero nazionale il 18 settembre. Si ha l’impressione che la piazza darà filo da torcere al neo primo ministro e a Macron non perdonando l’onta di non aver dato la possibilità al Nouveau Front Populaire di esprimere un candidato per poter traghettare la Francia verso le elezioni del 2027.

La partita parlamentare

La vera partita si giocherà però in Parlamento. Il rischio di una nuova mozione di censura sulla legge di bilancio aleggia come un’ombra minacciosa su Matignon e potrebbe travolgere anche Lecornu così come ha travolto Bayrou. A meno che il premier non ricorra, come ha fatto Bayrou nel passato al 49.3, un articolo costituzionale che permette, in determinati frangenti della vita politica del paese, di bypassare l’approvazione del parlamento. Ma qui non siamo all’epoca della guerra d’Algeria (la legge fu pensata da De Gaulle) eppure sotto la presidenza di Macron di questo escamotage giuridico è stato fatto un uso spropositato, o forse dovremmo dire abuso.

Il campo presidenziale nondimeno riconosce la necessità di un “cambiamento radicale di metodo” per strappare almeno un accordo di non censura con i socialisti. Si parla di concessioni: riduzione del target di risparmi da 44 a circa 35-38 miliardi di euro, accantonamento della proposta impopolare di sopprimere due giorni festivi, e persino l’ipotesi di un contributo sui redditi più alti, in risposta alle crescenti domande di giustizia fiscale.

Lecornu e l’assenza di alternative credibili

La nomina di Lecornu rappresenta per Macron la scelta della continuità, ma in controluce rivela un altro messaggio: l’assenza di alternative credibili a sinistra (spaventa La France Insoumise di Mélenchon forse più del RN) e la volontà di non rischiare ulteriori fratture nel campo centrale. Una decisione che rassicura i fedelissimi di Renaissance e Horizons, ma che lascia aperto il fianco alle critiche dell’opposizione, pronta a denunciare la macchinazione macronista. In questo scenario, la missione di Lecornu si presenta già come una missione impossibile: ottenere tempo e consenso sufficiente per costruire un governo dalle larghe intese. L’ennesimo cul-de-sac della presidenza macronista.

Marco Cesario
Marco Cesario

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