La fretta della Commissione per far entrare l’Ucraina nel 2027: a Bruxelles discutono dietro le quinte le prossime mosse

La fretta della Commissione per far entrare l’Ucraina nel 2027: a Bruxelles discutono dietro le quinte le prossime mosse

11 Febbraio 2026 0

Quanta fretta, ma dove corre la Commissione con la sua esigenza di far entrare l’Ucraina entro il 2027? A Bruxelles sembrano disposti anche a mosse azzardate e di fatto contrarie allo spirito e alla lettera dei Trattati fondativi.

L’Ucraina spinge

Una volta capito che nella NATO non entrerà mai, Kiev ora desidera farsi inglobare dalla UE il prima possibile. Vuole quindi includere questa condizione nei punti del trattato di pace che si va faticosamente delineando. Anzi, ci dev’essere pure la data di adesione: 1º gennaio 2027. Il motivo, spiega Zelensky, è che la data sarà siglata da Ucraina, Europa, USA e Russia, costituendo così una forte garanzia di sicurezza. E aggiunge che il suo Paese sarà “tecnicamente pronto” per quella scadenza e che deve diventare membro a tutti gli effetti, non un partner associato o uno status di seconda classe.

Tuttavia sarebbe anche disposto ad accettare una soluzione che fissi l’adesione all’Unione rimandando a un momento successivo lo status pieno con diritti identici a quelli degli altri 27 Paesi membri e uguale partecipazione al meccanismo decisionale della UE. La Commissione però rifiuta di speculare per il momento sulla possibile data di ingresso, ma considera gli sforzi che sta facendo Kiev come elemento dell’attuale processo di pace.

Come si può fare

A questo proposito, il giornale Politico ha parlato con soggetti informati, che hanno fatto qualche confidenza a condizione di anonimità. Si tratta di cinque esponenti di altrettanti Paesi membri, due funzionari ucraini e tre euroburocrati. Dalle loro dichiarazioni si evince come Bruxelles stia elaborando un piano senza precedenti per spianare la strada a Kiev verso l’adesione alla UE: gli ostacoli politici e legali verrebbero rimossi o aggirati con soluzioni inedite o apertamente contrarie al senso degli stessi trattati fondativi dell’Unione. Per accelerare il percorso Bruxelles è disposta a offrire una guida informale per conformarsi ai sei capitoli tematici per ottenere l’adesione. Per tre di essi la UE ha già fornito a Kiev i dettagli, ma “non dovranno esserci scorciatoie” sulle riforme indispensabili e inderogabili.

Di manica larga è la von der Leyen, che concederebbe l’adesione subito per verificare la graduale attuazione delle necessarie modifiche legislative e politiche. Insomma, qualcosa di completamente diverso rispetto a quanto fatto finora con tutti gli altri, ma è ovviamente un’ottima notizia per chi vuole entrare nella UE. Forse non sanno che una tale disponibilità potrebbe essere offerta solamente all’Ucraina per motivi che vanno ben oltre la voglia di allargamento che ha preso la Commissione. Esulta comunque il premier albanese Edi Rama, che descrive come “una buona idea” tale “approccio creativo” al processo di adesione di nuovi membri. Da parte sua, l’Albani sarebbe disposta a entrare anche non potendo avere un proprio commissionario.

I contrari

Non tutti sono favorevoli a tale approccio di manica larga verso i Paesi-candidati e soprattutto verso l’Ucraina. Uno dei funzionari sentiti da Politico spiega come in linea di principio non sia possibile ragionare su due categoria di Stati membri. Non sarebbe equo non solo verso l’Ucraina, ma verso lo stesso progetto europeo. È la Germania più degli altri a non gradire l’idea di più livelli di membership e teme che ai nuovi Stati non ancora pienamente pronti Bruxelles non possa poi dare quanto promesso. Il cancelliere Merz intanto esclude categoricamente l’accesso dell’Ucraina nel 2027, mentre l’ambasciatore tedesco a Kiev Heiko Thoms chiede di “valutare onestamente” la situazione.

Nonostante tutto il supporto possibile da parte occidentale, servirà ancora parecchio tempo effettuare le riforme richieste. La data del 1º gennaio del prossimo anno non è affatto realistica, bensì “estremamente ambiziosa”, afferma il diplomatico. Pure nella aree apparentemente banali come gli standard europei sull’uso dei pesticidi, spiega, Kiev dovrebbe per approvare e poi implementare “migliaia e migliaia” di norme e di fatto ricostruire il suo settore agroalimentare. Un lavoro mastodontico che richiede molto tempo.

L’ostacolo Orban

La Commissione e i rappresentanti più accaniti della Super Europa vedono nel premier magiaro Viktor Orbán l’ostacolo maggiore al conseguimento dei loro obiettivi di allargamento. La domanda su cui si sono sforzati di trovare una risposta è: come fare ad aggirare il veto che sicuramente opporrà contro l’ingresso dell’Ucraina nella UE? La soluzione più semplice sarebbe la sua sconfitta nelle prossime elezioni previste in aprile. Occorre dunque che vinca il suo rivale Péter Magyar, il quale ha promesso di chiedere ai cittadini ungheresi mediante un referendum se vogliono che l’Ucraina diventi un Paese membro oppure no.

Se invece Orbán venisse rieletto, si dovrebbe chiedere a Trump di convincerlo a modificare la sua posizione verso Kiev. Il presidente americano infatti è da sempre suo amico e alleato su vari fronti, compreso quello degli sforzi diplomatici per raggiungere la pace in Ucraina. Poiché l’adesione di Kiev alla UE è uno dei 20 punti del piano su cui oggi si svolgono i negoziati trilaterali, Trump avrebbe un argomento per far leva sul premier magiaro.

È opportuno far notare come un anno fa gli europeisti ridicolizzassero Budapest per aver detto che la Commissione stava pensando concretamente al modo di far entrare l’Ucraina con una via rapida… oggi quegli stessi politici pensano al modo di influenzare le elezioni per far perdere Orban oppure addirittura a come togliere all’Ungheria il diritto di voto come Paese membro della UE. Lo si potrebbe fare ricorrendo all’articolo 7 del Trattato UE, che riguarda le azioni da intraprendere contro un membro che potrebbe violare i valori fondativi dell’Unione. Proporre già oggi una mossa così radicale compatterebbe il Paese dietro Orban, che avrebbe quindi una carta in più per vincere le elezioni e per ergersi sul piano internazionale come martire di una democrazia ipocrita.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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