Mary Poppins alla guida della Fed?

Mary Poppins alla guida della Fed?

11 Febbraio 2026 0

Alla Casa Bianca è tempo di grandi decisioni. Il presidente Trump ha annunciato la sostituzione di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve con un nome che circola da anni nei corridoi di Washington e di Wall Street: Kevin Warsh.

Trump scontento di Powell

Trump ha spesso manifestato la sua insofferenza per l’attuale presidente della Fed, accusato di eccessiva cautela nella gestione della politica monetaria. A suo dire è colpevole di essere troppo prudente nell’abbassare i tassi di interesse. Dall’inizio del secondo mandato le critiche a Powell sono diventate esplicite, quasi quotidiane, e proprio sul fronte dei tassi di interesse. La Casa Bianca spinge per un costo del denaro vicino all’1%, mentre la Federal Reserve mantiene una linea più restrittiva, coi tassi compresi oggi tra il 3,50% e il 3,75%. Una distanza non solo tecnica, ma profondamente politica. Warsh appare invece come una figura capace di incarnare una discontinuità senza rappresentare una rottura traumatica.

Già in passato governatore della Fed, Warsh ha vissuto dall’interno una delle stagioni più delicate della finanza globale: la crisi del 2008. Rimasto nel board fino al 2011, ha lavorato a stretto contatto con Ben Bernanke e con le istituzioni internazionali. È diventato uno dei volti della risposta americana al collasso dei mercati, a cui Bernanke fece fronte con una distribuzione di moneta per salvare le banche too big too fail, ma di fatto cancellando con tale azione tutte le norme che regolavano l’antitrust e lasciando il mercato privo delle necessarie regolamentazioni giuridiche (come poi abbiamo visto e stiamo vedendo).

Mary Poppins e i mercati

La notizia della sostituzione è bastata ad alterare i mercati, facendo crollare il prezzo dell’oro, che però a parere di chi scrive sembra possa risalire di nuovo ai massimi ed agitando le borse che ancora una volta dimostrano di operare su aspettative e su notizie nuove per muoversi in un mercato quasi magico. Infatti esso potrebbe vedere al suo comando la magica tata inglese Mary Poppins, che trasformava le fantasie in realtà. Anche qui siamo di fronte alla regola dell’emozionalità dell’uomo che regola le sue scelte dimenticando l’incontrovertibile verità della razionalità esatta dei mercati. Ancora una volta la dinamica finanziaria si muove come le onde di un surf sull’improbabile esattezza dei mercati e quasi sulla spinta di un’inesistente Mary Poppins.

In realtà la situazione degli Usa è da tempo compromessa. Si è arrivati a un debito di quasi 39mila miliardi di dollari, sui quali pesano interessi fino a un miliardo all’anno. E cioè quasi il 20% delle entrate fiscali: in sostanza ogni 5 dollari di entrate, 1 dollaro finisce per coprire gli interessi con una proiezione del 30% nel 2030. Ma come scriveva Keynes, nel lungo tempo saremo tutti morti…

La posizione di Trump nel voler ridurre gli interessi è funzionale a ridurre l’onere forzoso degli interessi passivi. Però sembra sempre più il cane che si morde la coda, perché la sua istanza si scontra con il fatto che il debito americano va rifinanziato e a breve dovrà emettere 10mila miliardi in un mercato che mostra la debolezza del dollaro e che vede diminuita la propensione agli acquisti dei TBond USA dall’esterno al 25% del totale.

Il debito USA

La crescente posizione del debito USA e la debolezza della valuta spingono all’emissione continua di nuovo debito la cui collocazione può richiedere un aumento dei tassi per potere coprire tutte le nuove emissioni; questo può portare ad un’ulteriore svalutazione del dollaro ed ad una spinta per collocare i sempre nuovi titoli a tassi interessanti.

Il ruolo dei dazi aveva anche la funzione di aumentare le entrate fiscali e di favorire un rientro di quella manifattura tutta delocalizzata all’estero per seguire le sirene della finanza, una manovra difficile da realizzare nel breve tempo e forse anche nel lungo tempo. Sostituire catene produttive ampiamente funzionanti in grado di realizzare le economie di scala che abbattono i costi produzione con produzioni interne non sembra fattibile nemmeno se lo dicesse Mary Poppins. Poi in particolare la mancanza di mano d’opera adeguata rende queste ipotesi non realizzabili nei tempi stretti che richiede il sofferente debito pubblico americano.

Ora quello che il nuovo governatore della Fed potrà fare sembra più un illusione che una realtà. Anche perché la riduzione dei tassi annunciata da Trump non sembra funzionare, perché la manovra non drena i fondi monetari che non si muovono e mostrano la differenza tra politiche monetarie dubbie e la realtà che dovrebbe seguirle. Anche un nuovo ricorso al Quantitative Easing, come fece Bernanke nel 2008, non sembra ripetibile perché peggiorerebbe le cose e gli equilibri economici di un Paese che sta minando la stabilità della classe media e aumenta lo stato di povertà di quasi 50 milioni di cittadini ed i conseguenti conflitti sociali come si dimostra a Minneapolis. Va ricordato che nel corso della storia le società sono sempre saltate solo per guerra e per classe, ma sembra che ce ne stiamo dimenticando avendo creato una disuguaglianza che non ha precedenti nella storia dell’uomo.

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani

Iscriviti alla newsletter di StrumentiPolitici