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La denuncia dell’Oms: il 99% delle persone respira aria insalubre e sarebbero 13milioni i decessi causati dall’inquinamento

Sono dati scioccanti quelli comunicati dall’Oms oggi in occasione della Giornata mondiale della salute e che aggiorna il database della qualità dell’aria nel Pianeta. Secondo il rapporto Oms quasi tutti i cittadini del mondo, circa il 99%, respirerebbero aria che supera stabilmente i limiti di qualità dell’aria, una situazione che porta ad un grave nocumento alla salute. L’OMS stima che oltre 13 milioni di decessi in tutto il mondo ogni anno siano dovuti a cause ambientali evitabili. Si è stimato poi che nel 2021 la morte di 40mila bambini, di età inferiore ai 5 anni, fosse direttamente collegata all’inquinamento atmosferico da PM2,5. Ad oggi sono oltre 6.000 le città, (2mila in più rispetto all’ultimo rapporto del 2018) che in 117 paesi monitorano costantemente la qualità dell’aria rilevando livelli allarmanti di particolato fine e biossido di azoto.

Nel nuovo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la prima volta, si registrano misurazioni al suolo delle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto (NO2), un comune inquinante urbano e precursore del particolato e dell’ozono. Include anche misurazioni di particolato con diametri uguali o inferiori a 10 μm (PM10) o 2,5 μm (PM2.5). Entrambi i gruppi di inquinanti provengono principalmente dalle attività umane legate alla combustione di combustibili fossili.

I danni da inquinamento

Il particolato, in particolare il PM2,5, è in grado di penetrare in profondità nei polmoni ed entrare nel flusso sanguigno, causando impatti cardiovascolari, cerebrovascolari (ictus) e respiratori. Vi sono prove emergenti che il particolato abbia un impatto su altri organi e causi anche altre malattie. L’NO2 è anch’esso associato a malattie respiratorie, in particolare l’asma, che porta a sintomi respiratori (come tosse, respiro sibilante o difficoltà respiratorie), ricoveri ospedalieri.

A livello globale sono i paesi a basso e medio reddito che subiscono la maggiore esposizione alle PM rispetto alla media globale, ma i modelli di NO2 sono diversi e mostrano una differenza minore tra i paesi ad alto e basso e medio reddito. Sono anche le meno coperte in termini di misurazione della qualità dell’aria, seppure questa situazione stia migliorando. Nei 117 paesi che monitorano la qualità dell’aria, l’aria nel 17% delle città dei paesi ad alto reddito infatti scende al di sotto delle linee guida sulla qualità dell’aria dell’OMS.

Maria Neira, Direttore dell’OMS, Dipartimento per l’ambiente, i cambiamenti climatici e la salute spiega “Dopo essere sopravvissuti a una pandemia, è inaccettabile avere ancora 7 milioni di decessi prevenibili e innumerevoli anni di buona salute perduti evitabili a causa dell’inquinamento atmosferico. Questo è ciò che stiamo dicendo quando osserviamo la montagna di dati, prove e soluzioni disponibili sull’inquinamento atmosferico. Eppure troppi investimenti vengono ancora investiti in un ambiente inquinato piuttosto che in un’aria pulita e sana“.

Quali i Paesi più inquinati e quali quelli con l’aria più salubre?

Nel 2021 il Paese che è risultato più inquinato è il Bangladesh (con una concentrazione di 76,9 µg/m³), a seguire il Chad (75,9) e quindi il Pakistan (66,8). Paesi che hanno superato l’India che invece si piazza al quinto posto (58,1). Tra i paesi con la qualità dell’aria migliore c’è la Finlandia (5,5), l’Australia (5,7), l’Islanda (6,1) e la Svezia (6,6). L’Italia si piazza in 67esima posizione con una concentrazione di 15,2 µg/m³. Le città più inquinate invece risultano essere invece New Delhi, in India (85), Dhaka in Bangladesh (78,1) e N’Djamena nel Chad (77,6). 

Inquinamento da Metano

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administation avrebbero fatto segnare un nuovo record anche le emissioni di metano. Il metano, ls seconda maggiore causa del riscaldamento globale causato dall’uomo dopo l’anidride carbonica, è emesso in parte dalla produzione di petrolio e gas naturale, in particolare dalle trivellazioni di gas di scisto. Ma viene emesso anche dall’allevamento e dalle discariche, nonché dalle zone umide i cui terreni impregnati d’acqua, ricchi di microbi, sono ideali per la produzione naturale di metano. Dallo scorso anno, circa 100 paesi hanno sottoscritto un Global Methane Pledge, che mira a ridurre le emissioni del 30% entro la fine del decennio.

La NOAA ha affermato che il metano atmosferico misurato è aumentato di 17 parti per miliardo (ppb) nel 2021, la quantità più grande dall’inizio delle misurazioni sistematiche nel 1983. L’aumento durante il 2020 è stato di 15,3 ppb. I livelli di metano atmosferico sono stati in media di 1.895,7 ppb nel 2021, ovvero circa il 162% in più rispetto ai livelli preindustriali. Il Washington Post ha raccolto la testimonianza dello scienziato capo dell’Environmental Defense Fund Steven Hamburg: “Gli ultimi aumenti delle concentrazioni di metano rafforzano l’importanza fondamentale di ridurre le emissioni di metano causate dall’uomo se vogliamo rallentare il tasso di aumento del riscaldamento“. “C’è accordo nella comunità scientifica sul fatto che la maggior parte delle emissioni di metano sono causate dall’uomo e rappresentano più di un quarto del riscaldamento che stiamo attualmente vivendo“.

Come ridurre l’inquinamento

Tra le misure per migliorare la qualità dell’aria, consigliate ai governi dall’Oms, in particolare vi sarebbe l’istituzione di monitoraggi della qualità dell’aria sempre più capillari per identificare le fonti di inquinamento atmosferico; il sostegno alla transizione verso l’uso esclusivo di energia pulita domestica per cucinare, riscaldare e illuminare; prevedere investimenti in alloggi a basso consumo energetico e produzione di energia; la riduzione dell’incenerimento dei rifiuti agricoli, gli incendi boschivi e alcune attività agroforestali (es. produzione di carbone, la riforma della gestione dei rifiuti industriali e urbani e costruire una rete di trasporto pubblico locale adatta a pedoni e ciclisti e l’inclusione dell’inquinamento atmosferico nei programmi di studio per gli operatori sanitari e fornire strumenti per il coinvolgimento del settore sanitario.

Non è neppure da sottovalutare l’inquinamento legato al fumo delle sigarette. Secondo l’Oms, il fumo non danneggia solo le singole persone ma anche il pianeta: “600 milioni di alberi vengono abbattuti per produrre 6mila miliardi di sigarette ogni anno, diminuendo l’aria pulita che respiriamo“. I mozziconi costituiscono invece una delle cause più gravi di rifiuti di plastica al mondo: pari a 767.000 chili di rifiuti tossici ogni anno che “riempiono città, parchi, spiagge e fiumi“.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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