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Israele e Francia continuano a tentare la mediazione con la Russia

Il primo ministro di Israele, Naftali Bennett, è tornato a parlare questa sera della situazione in Ucraina con il presidente russo, Vladimir Putin, dopo il loro incontro di ieri sera a Mosca. Ad annunciarlo il portavoce del primo ministro Matan Sidi, secondo cui Bennett ha avuto contatti telefonici incentrati sull’Ucraina anche con il cancelliere tedesco Olaf Scholz – incontrato ieri a Berlino – e con il presidente francese Emanuel Macron. Questa mattina, Bennett ha avuto un nuovo colloquio con il presidente ucraino, Volodymir Zelensky, il terzo nell’arco di 24 ore. Dopo l’incontro di ieri a Mosca Putin e Bennet hanno concordato di continuare a scambiarsi opinioni sulla situazione in Ucraina, secondo Interfax e Tass.

Nel frattempo un nuovo colloquio telefonico è avvenuto anche fra i presidenti francese e russo. Ad annunciarlo l’Eliseo. Si tratta del quarto colloquio telefonico fra i due dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina. La telefonata di oggi fra Macron a Putin – avvenuta su richiesta del presidente francese – si è conclusa dopo un’ora e 45 minuti, secondo fonti dell’Eliseo. Il presidente Vladimir Putin continua ad apparire “sempre molto determinato” nel raggiungimento dei suoi obiettivi. In particolare, Putin ha ribadito le sue esigenze per un negoziato: la “denazificazione” dell’Ucraina, la sua “neutralizzazione” militare per difendere la Russia, il riconoscimento dell’annessione della Crimea e l’indipendenza del Donbass. Tali obiettivi, secondo Putin, “se non saranno raggiunti con il negoziato lo saranno con le operazioni militari“. Putin ha chiarito a Macron di essere “pronto a rispettare le norme dell’Aiea sulla protezione delle centrali nucleari“. Nelle scorse ore il Cremlino aveva smentito le ricostruzioni ucraine su un attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia nella città di Energodar. Centrale che è ora sotto il diretto controllo del comandante delle forze russe che ha preso il controllo del sito la scorsa settimana. Anche la Cnn sul punto ha riferito che il dipartimento di stato Usa ha invitato le ambasciate americane in Europa a non ritwittare il tweet dell’ambasciata statunitense in Ucraina, che aveva definito un crimine di guerra l’attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Segno, secondo la tv, che il governo Usa potrebbe non aver condiviso il messaggio della sua rappresentanza diplomatica in Ucraina.

Secondo la dinamica ricostruita in una nota dal ministero russo della Difesa, “circa alle due di notte la pattuglia mobile della Rosgvardia (Guardia nazionale russa, ndr) ha subito un attacco da parte di un gruppo di sabotaggio ucraino, dalle finestre di alcuni piani del complesso di addestramento, che si trova al di fuori della zona della centrale, è stato aperto un fuoco violento con armi leggere contro i militari russi. In risposta le postazioni di sabotatori ucraini sono state neutralizzate con l’impiego di armi da fuoco. Il gruppo di sabotaggio ucraino in fuga ha appiccato l’incendio alla struttura“. L’incendio è invece stato attribuito dalla parte ucraina a un missile russo, una ricostruzione che però il cambiamento di atteggiamento di Washington nella comunicazione non convince del tutto. A lasciare perplessi è anche che a differenza degli scontri avvenuti a Chernobyl, non si sia registrato sin dal primo momento dell’incidente alcun aumento delle radiazioni da parte dell’Agenzia AIEA.

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