In Polonia non gradiscono affatto il nuovo asse Germania-Ucraina
La Germania è passata da un atteggiamento di prudente sostegno umanitario e politico all’Ucraina a qualcosa che somiglia paurosamente a un’alleanza militare con Kiev. Nel breve termine stiamo assistendo al rafforzamento della cooperazione economica fra i due Paesi, il che significa che le aziende tedesche produttrici di armi stanno delocalizzando sul territorio ucraino, diventando i fornitori diretti dell’esercito di Kiev. Przemysław Piasta, storico e politico di Poznań, analizza lo svolgimento e i possibili sviluppi dell’asse Berlino-Kiev, che potrebbero essere estremamente negativi per la Polonia.
Germania sempre più coinvolta
Nei primi mesi del conflitto russo-ucraino nel 2022 la Germania manteneva una certa distanza dalla situazione. Il gesto più deciso e simbolico del governo tedesco nel quadro dell’assistenza a Kiev fu di consegnare agli ucraini alcune centinaia di obsoleti elmetti presi dai magazzini della Bundeswehr. Molto è cambiato da quel momento, perché oggi Berlino è diventata uno dei partner principali dell’Ucraina, al punto che si parla non più solo di cooperazione tedesco-ucraina, ma di alleanza fra i due Paesi. I vicini occidentali della Polonia, che scrupolosamente per decenni hanno esportato prodotti per i civili, (soprattutto macchine, lavatrici e senso di superiorità…) negli ultimi anni sono divenuti il fornitore chiave di armamenti per Kiev.
Così gli ucraini hanno ricevuto un fiume di carri Leopard 2, di mezzi corazzati Marder, di missili aria-aria IRIS-T, di sistemi di difesa anti-aerea Patriot, di obici semoventi, di munizioni e di droni da ricognizione. Poco tempo fa un tale livello di coinvolgimento dei tedeschi in un conflitto armato sarebbe stato difficile da immaginare. Ora fra l’altro non si limitano più all’invio di mezzi, ma finanziano l’addestramento dei soldati ucraini e la manutenzione degli armamenti forniti. Infatti persino il tank più moderno dopo un utilizzo intensivo ha bisogno di riparazioni. Secondo i dati del governo tedesco, le dimensioni dell’assistenza militare all’Ucraina sono nell’ordine delle decine di miliardi di euro. Ciò dimostra che quando Berlino vuole agire in fretta, trova i soldi e lo fa più velocemente di quanto non abbia fatto per la tristemente nota costruzione dell’aeroporto di Berlino-Brandeburgo.
Delocalizzazione presso il fronte
La fornitura di mezzi, la loro manutenzione e l’addestramento dei militari ucraini è una cosa, mentre la cooperazione sul piano della fabbricazione di armi è totalmente un’altra. Qui il ruolo principale lo detiene la Rheinmetall, la grande produttrice di armamenti, che ha una lunghissima storia risalente al 19esimo secolo e che ancora oggi è moderna e innovativa. Produce infatti i proiettili di artiglieria da 155mm, quelli da carro da 120mm, i droni-kamikaze, i sistemi di puntamento.
Con la piena approvazione delle autorità tedesche, la Rheinmetall sta sviluppando la collaborazione con Kiev e sta portando la produzione direttamente sul territorio dello Stato ucraino. L’azienda tedesca vi sta costruendo impianti per la riparazione dei tank e dei mezzi militari, incrementa la produzione di munizioni e di sistemi senza pilota e sviluppa la cooperazione nell’ambito dei mezzi blindati. Il piano di crescita è razionale e pratico alla maniera della Germania: produrre vicino al fronte in modo da rifornire più rapidamente il committente. E al tempo stesso ristabilire il potenziale del complesso militare-industriale nazionale, fino a poco tempo fa in deperimento a causa dell’ideologia green e delle sue concezioni deleterie, come quella secondo cui il problema peggiore del nostro continente sarebbero le emissioni di CO2 dalla macchinette del caffè…
Integrazione economica tedesco-ucraina
Questo progetto di trasferimento delle capacità produttive tedesche in Ucraina è diretto soprattutto al raggiungimento di un importante obiettivo politico: un’integrazione sempre più stretta dell’economia ucraina con quella della Germania. Peraltro nessuna delle due controparti nasconde le sue vere intenzioni. Durante la sua recente visita a Kiev, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato che la Germania è interessata a estendere la partnership militare con l’Ucraina e a sfruttare l’esperienza degli ucraini per prepararsi alla guerra di tipo moderno.
Poi ha detto ai giornalisti che Berlino e Kiev hanno in programma di approfondire la cooperazione nella sfera della produzione di armamenti e che aziende sia tedesche che ucraine stanno già lavorando su “progetti promettenti”. Si tratta ad esempio di droni a lungo raggio d’azione, fino a 100 chilometri, e di droni capaci di arrivare a distanze di 1500 chilometri.
Non tutti sono d’accordo…
In Germania però non tutte le forze politiche tedesche condividono questa visione di Merz e Pistorius e dunque non andrebbero ignorante. Separata dal suo precedente partner orientale (la Russia), Berlino sta cercando alternative. Il candidato naturale per il ruolo di nuovo partner orientale è l’Ucraina, che storicamente rappresenta in larga parte il prodotto di una sua creazione sociale e geopolitica. Questa tendenza però è a dir poco preoccupante per la Polonia.
Se la duratura partnership economica russo-tedesca non era affatto una minaccia per Varsavia, anzi con la tattica giusta poteva persino avere del potenziale di sviluppo, invece quella tedesco-ucraina porta con sé un intero pacchetto di nuove minacce. Quella principale è costituita dal rischio di ritrovarsi in mezzo a Stati non amici o magari ostile sia sul confine orientale che su quello occidentale. Non dimentichiamoci che lo Stato tedesco e poi forze politiche importanti della Germania per decenni hanno messo in dubbio tale configurazione geopolitica e la legittimità della linea di frontiera tedesco-polacca.
Dissidenti non tanto marginali
Per adesso potremmo anche trattarli come frange marginali e folkoristiche del panorama politico, ma non bisogna in nessun caso sottovalutare il loro potenziale intellettuale. Le loro visioni che oggi appaiono strambe o antiquate possono nelle giuste condizioni sociali e geopolitiche ritornare all’ordine del giorno con forza raddoppiata. Ciò è particolarmente vero considerando che in Polonia non mancano di certo i circoli politici desiderosi di risvegliare i demoni del passato per avere un guadagno nel breve termine. La situazione è pure peggiore per quanto riguarda la linea delle relazioni polacco-ucraine.
Da parte dello Stato ucraino e di un pezzo delle sue élite politiche l’atteggiamento con Varsavia è spesso eccessivamente duro o poco amichevole e talvolta apertamente ostile. Le pretese territoriali verso la Polonia non sono viste in Ucraina come quelle di estremisti marginali, ma si sentono regolarmente nel dibattito pubblico. Lo stesso vale per il culto di Bandera, un’ideologia portatrice di un carattere spiccatamente anti-polacco. In circostanze del genere per i polacchi è lecito essere preoccupati.
La visione di Dmowski
Nel 1930 il grande politico e giornalista polacco Roman Dmowski scriveva: “La questione ucraina non va considerata allo stesso modo in cui si considera la questione di qualunque altro gruppo nazionale risvegliatosi alla vita politica nel 19esimo secolo. Per la sua portata, essa sorpassa tutte le altre, sia per il numero di abitanti della Piccola Russia sia per il ruolo che detiene nella regione sia per le sue risorse naturali nella politica mondiale. Già alla fine del secolo scorso la questione ucraina occupava un posto notevole nella politica della Germania, sotto il cui patrocinio è stata introdotta nell’ordine del giorno.
La rinascita dello Stato polacco non ha diminuito, bensì ha accresciuto l’importanza di tale questione per la politica tedesca: alla sua risoluzione sono legate le ambizioni di modificare i confini polacco-tedeschi e di ridurre la Polonia a un territorio nel quale finisca per essere uno Stato insignificante e completamente dipendente dalla Germania”. Sono contrario a un’insensata ripetizione dei consueti modelli. Lo stesso Dmowski non voleva assurgere allo status di profeta. Era solo in grado di analizzare la politica in modo estremamente intelligente e perspicace. Tuttavia le critiche della nostra eredità politica e ideologica devono avere dei limiti. Sì, la Germania attuale non è quella degli anni ‘30 del 20esimo secolo, mentre il popolo ucraino oggi si trova a un punto totalmente diverso della sua storia rispetto a cento anni fa. Però alcuni principi geopolitici restano immutati. Quindi dobbiamo altresì valutare seriamente gli scenari peggiori per noi, anche se ci recano un enorme disagio.

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